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San Valentino Martire
14 febbraio
La più antica notizia di S. Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei sec .V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura.
Altri testi del sec. VI, raccontano che S. Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni . Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S. Feliciano vescovo di Foligno nel 197. Preceduto da S .Pellegrino e S. Antimo, fratello dei SS .Cosma e Damiano.

Santa Giuseppina Bakhita Vergine
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8 febbraio
Oglassa, Darfur, Sudan, 1868 – Schio, Vicenza, 8 febbraio
1947
Nasce nel Sudan nel 1869, rapita all’età di sette anni,
venduta più volte, conosce sofferenze fisiche e morali, che la
lasciano senza un’identità. Sono i suoi rapitori a darle il
nome di Bakhita («fortunata»). Nel 1882 viene comprata a
Kartum dal console Italiano Calisto Legnani. Nel 1885 segue
quest’ultimo in Italia dove, a Genova, viene affidata alla
famiglia di Augusto Michieli e diventa la bambinaia della
figlia. Quando la famiglia Michieli si sposta sul Mar Rosso,
Bakhita resta con la loro bambina presso le Suore Canossiane
di Venezia. Qui ha la possibilità di conoscere la fede
cristiana e, il 9 gennaio 1890, chiede il battesimo prendendo
il nome di Giuseppina. Nel 1893, dopo un intenso cammino,
decide di farsi suora canossiana per servire Dio che le aveva
dato tante prove del suo amore. Divenuta suora, nel 1896 è
trasferita a Schio (Vicenza) dove muore l’8 febbraio del 1947.
Per cinquant’anni ha ricoperto compiti umili e semplici
offerti con generosità e semplicità.
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- icona Santa Giuseppina Bakita

8 febbraio
Fondatore della Società dei Servi dei poveri (Somaschi)
Dei primi anni di vita di S. Girolamo Emiliani (o Miano o Miani) sappiamo poco. Nacque a Venezia nel 1486 e come tutti i patrizi della Serenissima venne avviato alla carriera militare. Fatto prigioniero nel 1511 a Castelnuovo mentre combatteva contro la Lega di Cambrai, rinchiuso in una segreta del castello ebbe modo di meditare sulla vulnerabilità della potenza mondana, una riflessione analoga a quella che avrebbe fatto dieci anni più tardi anche S. Ignazio di Loyola. Liberato in maniera insperata dopo un mese, sentì viva la vocazione all’impegno missionario a servizio dei poveri, degli infermi, dei giovani abbandonati e delle donne “pentite”. Un campo assai vasto d’impegno. Dopo un breve “noviziato” come penitente con Giampietro Carafa, il futuro Paolo IV, Girolamo si consacrò a Dio e al bene nel 1518. Dieci anni più tardi, poiché una terribile carestia travagliava l’intera penisola, subito seguita dalla peste, vendette tutto ciò che possedeva, compresi i mobili di casa, e si dedicò all’assistenza agli appestati. Bisognava dare sepoltura ai morti, e lo fece ogni notte. Ma bisognava pensare anche ai sopravvissuti, soprattutto ai bambini che avevano perso i genitori e alle donne che la miseria aveva spinto alla prostituzione. Verona, Brescia, Como e Bergamo furono il campo della sua intensa azione benefica. Fu allora che in un paesino del bergamasco, a Somasca, ebbe inizio la Società dei Chierici Regolari, che avrebbero preso il nome di Padri Somaschi. Furono loro ad attuare un grande progetto del fondatore: l’istituzione di scuole gratuite aperte a tutti e in cui veniva adottato il rivoluzionario “metodo dialogato”. S. Girolamo Emiliani morì sulla breccia: mentre assisteva i malati di peste a Somasca, colpito dallo stesso terribile morbo, si congedò definitivamente su questa terra dai suoi figli prediletti: i poveri e gli ammalati, a cui aveva dedicato tutte le sue laboriose giornate per pochi ma intensi anni. Era l’8 febbraio 1537. Canonizzato nel 1767, Pio XI nel 1928 lo nominò patrono degli orfani e della gioventù abbandonata. Prima della riforma, la sua festa cadeva il 20 luglio. www.mirabileydio.it
SAN GIROLAMO EMILIANI (www.mirabileydio.it)
San Simeone il Vecchio
3 febbraio
Gerusalemme, inizi dell’era cristiana
San Simeone il vecchio e Sant’Anna, profetessa. Ebbero il merito di salutare il Bambino Gesù in occasione della sua presentazione al Tempio.
san Simeone il Vecchio (www.mirabileydio.it)
San Giulio d’Orta Sacerdote
31 gennaio
IV secolo
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Icona san Giulio D'Orta, sacerdote (www.mirabileydio.it)
Il culto di san Giulio è molto vivo nella zona del Lago d’Orta, nell’Alto Novarese, dove esiste una chiesa, che sarebbe stata originariamente da lui edificata, nella quale è sepolto. Sulla sua figura storica non ci sono, però, notizie certe. La sua vicenda si intrecciò, infatti, con quella di un san Giuliano. Alcune fonti li indicano come fratelli, altri studiosi ipotizzano una confusione di nomi per la stessa persona. Secondo la più antica “Vita” (VII sec.), i due fratelli erano greci del IV secolo, trasferitisi in Italia perché disgustati dagli errori degli eretici e perseguitati. Dimorarono presso Roma e poi attraversarono la Penisola, fermandosi sul Lago d’Orta. Qui costruirono la novantanovesima chiesa, a Gozzano, e la centesima, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sull’isola lacustre. Nella prima, dedicata a San Lorenzo, rimase Giuliano. Dei due antichi edifici non resta nulla e gli attuali non risalgono a prima del IX secolo
- Icona San Giulio sacerdote (www.mirabileydio.it)
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icona santa Martina martire romana(www.mirabileydio.it)Santa Martina Martire 30 gennaio Martina, figlia di un nobile romano, sarebbe stata diaconessa, che per aver rifiutato di fronte al tribunale di Alessandro Severo di sacrificare ad Apollo, dopo infiniti tormenti e prodigi da parte sua, fu condannata ad essere decapitata. La più antica notizia su Martina è che papa Onorio I le dedicò una chiesa nel Foro.
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icona San Tommaso D'Aquino (www.mirabileydio.it)
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SAN TOMMASO D’AQUINO
SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA
Nacque nel castello di Roccasecca figlio del conte Landolfo d’Aquino intono al 1225.
Ricevette la prima formazione nell’abbazia di Monte Cassino,poi a Napoli ,dove conobbe
l’Ordine dei frati predicatori di San Domenico, nel quale ,superata l’ opposizione dei
familiari,poté entrare. A Parigi e a Colonia completò gli studi nelle discipline filosofiche e
teologiche;fu allievo di sant’Alberto Magno .Nel 1256 divenne docente di filosofia
e teologia nell’università parigina. I suoi numerosi scritti restano per il pensiero cristiano
fonte limpida e feconda di ispirazione ed a giusto titolo San Tommaso fu detto “Dottore
angelico”.Morì nell’abbazia di Fossanova,il 7 marzo 1274 mentre si recava al concilio di
Lione,convocato dal papa Gregorio IX.
L’icona di “San Giovanni Teologo”,ispirato dall’angelo(messaggero) della Sapienza Divina
(nimbo con due rombi incrociati),è servita come modello per scrivere l’ icona del “teologo”
San Tommaso.
I santi ,nelle icone,solitamente tengono in mano gli strumenti che hanno caratterizzato il
proprio cammino di santità, perciò san Tommaso tiene nella mano destra, benedicente ,la
penna,che indica nella Sapienza Divina la vera fonte della sua ispirazione ,mentre nella
sinistra ,un brano della”Summa Theologiae”:
<<Colui che conosce la Causa Altissima semplicemente,che è
Dio,viene chiamato rettamente sapiente>>
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Icona di santa Angela Merici www.mirabileydio.it Desenzano sul Garda (Brescia), 21 marzo 1474 – Brescia, 27 gennaio 1540 Angela Merici fondò nel 1535 la Compagnia di Sant'Orsola, congregazione le cui suore sono note come Orsoline. Le sua idea di aprire scuole per le ragazze era rivoluzionaria per un'epoca in cui l'educazione era privilegio quasi solo maschile. Nata nel 1474 a Desenzano del Garda (Brescia) in una povera famiglia contadina, entrò giovanissima tra le Terziarie francescane(delle quali indossò l'abito). Rimasta orfana di entrambi i genitori a 15 anni, partì pellegrina per la Terra Santa(ha in mano bordone e bisaccia). avvenne Giunta però per vedere i luoghi di Gesù, rimase colpita da cecità temporanea. Ebbe la visione di una luce e una scala che saliva in cielo, dove la attendevano schiere di fanciulle. Compresa la sua missione, tornata in patria, diede vita alla nuova congregazione, le cui prime aderenti vestivano come le altre ragazze di campagna. La regola venne stampata dopo la morte, avvenuta a Brescia il 27 gennaio del 1540

icona di San Paolo (www.mirabileydio.it)
Paolo, persecutore dei cristiani,dopo aver sparso sangue e furore nel combattere contro questi credenti di una nuova fede , estranea al rigore di una ortodossia ebraica intransigente ,è atterrato sulla via di Damasco da una visione abbagliante del Cristo Resuscitato.
Egli ode una voce che lo interroga : ” Paolo,Paolo,perchè mi perseguiti ? “
Da quel giorno egli diventa lo zelante propagatore del Cristo Resuscitato che aveva misconosciuto.Egli mette nel farLo conoscere lo stesso ardore che prima aveva mostrato a combatterLo.
Le sue lettere rivelano un temperamento combattivo,ad un tempo profondamente mistico e audace,per il quale la Morte e la Resurrezione di Cristo sono divenute delle realtà vitali,capaci di trasformare in profondità e di far nascere un uomo nuovo,liberato dalla servitù del peccato (quello che egli chiama “il vecchio uomo “,è la persona asservita alla bramosia,alla volontà di potenza,alla gelosia,ecc.)
La coerenza della sua dottrina spirituale deriva direttamente dalla sua esperienza personale.
L’icona trasmette qualcosa di questo temperamento focoso,nervoso,incisivo,visitato da una grazia possente e da folgoranti intuizioni sul mistero di Dio.
San Paolo,in contrasto con Pietro,appare sulle icone con il viso emaciato,il cranio denudato,gli occhi larghi,il naso pronunciato e sottile.
“A me,che sono l’infimo fra tutti i santi,è stata concessa questa grazia
di annunziare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo e di far
risplendere agli occhi di tutti qual’è l’adempimento del mistero nascosto
da secoli nella mente di Dio,Creatore dell’Universo “
(Ef 3,8-9)
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icona Sant'Antonio il Grande :www.mirabileydio.it S.ANTONIO IL GRANDE ( 250-356 ) Nativo di un villaggio copto del Medio Egitto,di famiglia cristiana, rimase presto orfano con una sorellina. Poco dopo sentì irresistibilmente come rivolta a lui la parola del Signore che udì leggere in chiesa : " Se vuoi essere perfetto,va,vendi quello che hai,dallo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli,poi vieni e seguimi " ( Mt 19,21 ). Dopo aver provveduto ad assicurare l'avvenire alla sorella,distribuì i suoi beni ai poveri e si ritirò a vivere da eremita. Nel corso degli anni la sua fama divenne sempre più grande e sempre più numerosa la gente che volle udire la sua parola,che attirò molti alla sua sequela. Ormai sessantenne si rifugiò in totale solitudine nel deserto della Tebaide. L'amore per la vita eremitica non gli impedì di prendere parte attiva alle vicende della sua Chiesa,di confortare i fratelli oppressi e di lottare contro l'eresia ariana. Negli ultimi anni tornò alla solitudine e prima di morire ordinò ai suoi discepoli di seppellerlo in luogo sconosciuto a tutti. Padre Antonio disse:"Io non temo più Dio,Lo amoperchè l'amore caccia il timore ". www.mirabileydio.it
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Davide, re e profeta, che, figlio di Iesse il Betlemita, trovò grazia presso Dio e fu unto con olio santo dal profeta Samuele, perché regnasse sul popolo d’Israele; trasportò nella città di Gerusalemme l’Arca dell’Alleanza del Signore e il Signore stesso gli giurò che la sua discendenza sarebbe rimasta in eterno, perché da essa sarebbe nato Gesù Cristo secondo la carne. Altissimo poeta, cantò, nei Salmi immortali il dolore, il pentimento, la speranza, la fede. Profeta, vide nell’alta mente illuminata da Dio il Giusto condannato, ucciso, trionfante, e mille anni prima narrò al mondo la passione e la risurrezione di Cristo.
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san Giovanni evangelista (www.mirabileydio.it)San Giovanni Apostolo ed evangelista27 dicembreBetsaida Iulia, I secolo - Efeso, 104 ca. Il più giovane e il più longevo degli Apostoli; il discepolopiù presente nei grandi avvenimenti della vita di Gesù; autoredel quarto Vangelo, opera essenzialmente dottrinale edell’Apocalisse, unico libro profetico del Nuovo Testamento.Giovanni era originario della Galilea, di una zona sulle rivedel lago di Tiberiade (forse Betsaida Iulia), figlio diZebedeo e di Salome, fratello di Giacomo il Maggiore; la madreera nel gruppo di donne che seguivano ed assistevano Gesùsalendo fino al Calvario, forse era cugina della Madonna; ilpadre aveva una piccola impresa di pesca sul lago condipendenti.Pur essendo benestante e con conoscenze nelle alte sferesacerdotali, non era mai stato alla scuola dei rabbini equindi era considerato come ‘illetterato e popolano’, tale chequalche studioso ha avanzato l’ipotesi che lui abbia solodettato le sue opere, scritte da un suo discepolo.Giovanni è da considerarsi in ordine temporale come il primodegli apostoli conosciuto da Gesù, come è l’ultimo degliApostoli viventi, con cui si conclude la missione apostolicatesa ad illuminare la Rivelazione.Infatti egli era già discepolo di s. Giovanni Battista, quandoquesti additò a lui ed Andrea Gesù che passava, dicendo “Eccol’Agnello di Dio” e i due discepoli udito ciò presero aseguire Gesù, il quale accortosi di loro domandò: “Checercate?” e loro risposero: “Rabbi dove abiti?” e Gesù liinvitò a seguirlo fino al suo alloggio, dove si fermarono perquel giorno; “erano le quattro del pomeriggio”, specifica luistesso, a conferma della forte impressione riportata daquell’incontro.In seguito si unì agli altri apostoli, quando Gesù passandosulla riva del lago, secondo il Vangelo di Matteo, chiamò luie il fratello Giacomo intenti a rammendare le reti, a seguirloed essi “subito, lasciata la barca e il padre loro, loseguirono”.Da allora ebbe uno speciale posto nel collegio apostolico, erail più giovane ma nell’elenco è sempre nominato fra i primiquattro, fu prediletto da Pietro, forse suo compaesano, masoprattutto da Gesù al punto che Giovanni nel Vangelo chiamase stesso “il discepolo che Gesù amava”.Fra i discepoli di Gesù fu infatti tra gli intimi con Pietro eil fratello Giacomo, che accompagnarono il Maestro nelleoccasioni più importanti, come quando risuscitò la figlia diGiairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, nell’agonia delGetsemani.Con Pietro si recò a preparare la cena pasquale e in questaultima cena a Gerusalemme ebbe un posto d’onore alla destra diGesù, e dietro richiesta di Pietro, Giovanni appoggiando congesto di consolazione e affetto la testa sul petto di Gesù,gli chiese il nome del traditore fra loro.Tale scena di alta drammaticità, è stata nei secoliraffigurata nell’"Ultima Cena" di tanti celebri artisti. Dopoessere scappato con tutti gli altri, quando Gesù fu catturato,lo seguì con Pietro durante il processo e unico tra gliApostoli si trovò ai piedi della croce accanto a Maria, dellaquale si prese cura, avendola Gesù affidatagliela dalla croce.Fu insieme a Pietro, il primo a ricevere l’annunzio delsepolcro vuoto da parte della Maddalena e con Pietro corse alsepolcro giungendovi per primo perché più giovane, ma perrispetto a Pietro non entrò, fermandosi all’ingresso; entratodopo di lui poté vedere per terra i panni in cui era avvoltoGesù, la vista di ciò gli illuminò la mente e credette nellaResurrezione forse anche prima di Pietro, che se ne tornavameravigliato dell’accaduto.Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agliapostoli riuniti e il primo a riconoscerlo quando avvenne lapesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette alconferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoliricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessadello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste insiemeagli altri e Maria.Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, era con luiquando operò il primo clamoroso miracolo della guarigionedello storpio alla porta del tempio chiamata “Bella”; insiemea Pietro fu più volte arrestato dal Sinedrio a causa dellaloro predicazione, fu flagellato insieme al gruppo degliarrestati.Con Pietro, narrano gli Atti degli Apostoli, fu inviato inSamaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo.San Paolo verso l’anno 53, lo qualificò insieme a Pietro eGiacomo il Maggiore come ‘colonne’ della nascente Chiesa.Il fratello Giacomo fu decapitato verso il 42 da Erode AgrippaI, protomartire fra gli Apostoli; Giovanni, secondo antichetradizioni, lasciata definitivamente Gerusalemme (nel 57 giànon c’era più) prese a diffondere il cristianesimo nell’AsiaMinore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità dellaregione.Anche Giovanni adempì la profezia di Gesù di imitarlo nellapassione; anche se non subì il martirio come il fratello e glialtri apostoli, dovette patire la persecuzione di Domiziano(51-96) la seconda contro i cristiani, che negli ultimi annidel suo impero, 95 ca., conosciuta la fama dell’apostolo, loconvocò a Roma e dopo averlo fatto rasare i capelli in segnodi scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollentedavanti alla porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume.Ancora oggi un tempietto ottagonale disegnato dal Bramante ecompletato dal Borromini, ricorda il leggendario miracolo.Fu poi esiliato nell’isola di Patmos (arcipelago delle Sporadia circa 70 km da Efeso) a causa della sua predicazione e dellatestimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano, salì altrono l’imperatore Nerva (96-98) tollerante verso i cristiani;quindi Giovanni poté tornare ad Efeso dove continuò adesortare i fedeli all’amore fraterno, finché ultracentenariomorì verso il 104, cosicché il più giovane degli Apostoli, ilvergine perché non si sposò, visse più a lungo di tuttiportando con la sua testimonianza, l’insegnamento di Cristofino ai cristiani del II secolo.Sulla sua tomba ad Efeso, fu edificata nei secoli V e VI unamagnifica basilica. In vita la tradizione e gli antichiscritti gli attribuiscono svariati prodigi, come di essersisalvato senza danno da un avvelenamento e dopo essere statobuttato in mare; ad Efeso risuscitò anche un morto.Alle riunioni dei suoi discepoli, ormai vecchissimo, venivatrasportato a braccia, ripetendo soltanto “Figlioli, amatevigli uni gli altri” e a chi gli domandava perché ripetevasempre la stessa frase, rispose: “ Perché è precetto delSignore, se questo solo si compia, basta”.Fra tutti gli apostoli e i discepoli, Giovanni fu la figurapiù luminosa e più completa, dalla sua giovinezza trassel’ardore nel seguire Gesù e dalla sua longevità la saggezzadella sua dottrina e della sua guida apostolica, indicandonella Grazia la base naturale del vivere cristiano.La sua propensione più alla contemplazione che all’azione, nondeve far credere ad una figura fantasiosa e delicata, anzi fucaldo e impetuoso, tanto da essere chiamato insieme alfratello Giacomo ‘figlio del tuono’, ma sempre zelante intutto.Teologo altissimo, specie nel mettere in risalto la divinitàdi Gesù, mistico sublime fu anche storico scrupoloso,sottolineando accuratamente l’umanità di Cristo, raccontandoparticolari umani che gli altri evangelisti non fanno, come lacacciata dei mercanti dal tempio, il sedersi stanco, ilpiangere per Lazzaro, la sete sulla croce, il proclamarsiuomo, ecc.Giovanni è chiamato giustamente l’Evangelista della carità eil teologo della verità e luce, egli poté penetrare la verità,perché si era fatto penetrare dal divino amore.Il suo Vangelo, il quarto, ebbe a partire dal II secolo ladefinizione di “Vangelo spirituale” che l’ha accompagnato neisecoli; Origene nel III secolo, per la sua alta qualitàteologica lo chiamò ‘il fiore dei Vangeli’.Gli studiosi affermano che l’opera ebbe una vicenda editorialesvolta in più tappe; essa parte nell’ambiente palestinese, dauna tradizione orale legata all’apostolo Giovanni, datatanegli anni successivi alla morte di Cristo e prima del 70,esprimendosi in aramaico; poi si ha un edizione del vangelo ingreco, destinata all’Asia Minore con centro principale labella città di Efeso e qui collabora alla stesura un‘evangelista’, discepolo che raccoglie il messaggiodell’apostolo e lo adatta ai nuovi lettori.Inizialmente il vangelo si concludeva con il capitolo 20,diviso in due grandi sezioni; dai capitoli 1 a 12 chiamato“Libro dei segni”, cioè dei sette miracoli scelti da Giovanniper illustrare la figura di Gesù, Figlio di Dio e dai capitoli13 a 20 chiamato “Libro dell’ora”, cioè del momento supremodella sua vita offerta sulla croce, che contiene i mirabili“discorsi di addio” dell’ultima Cena. Alla fine del I secolocomparvero i capitoli finali da 21 a 23, dove si allude anchealla morte dell’apostolo.All’inizio del Vangelo di Giovanni è posto un prologo con uninno di straordinaria bellezza, divenuto una delle pagine piùcelebri dell’intera Bibbia e che dal XIII secolo finoall’ultimo Concilio, chiudeva la celebrazione della Messa: “Inprincipio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verboera Dio….”.L’Apocalisse come già detto è l’unico libro profetico delNuovo Testamento e conclude il ciclo dei libri sacri ecanonici riconosciuti dalla Chiesa, il suo titolo in grecovuol dire ‘Rivelazione’.Denso di simbolismi, spesso si è creduto che fosse un infaustooracolo sulla fine del mondo, invece è un messaggio concretodi speranza, rivolto alle Chiese in crisi interna e colpitedalla persecuzione di Babilonia o della bestia, cioè la Romaimperiale, affinché ritrovino coraggio nella fede,dimostrandolo con la testimonianza.È un’opera di grande potenza e suggestione e anche se illinguaggio e i simboli sono del genere ‘apocalittico’,corrente letteraria e teologica molto diffusa nel giudaismo,il libro si autodefinisce ‘profezia’, cioè lettura dell’azionedi Dio all’interno della storia.Colori, animali, sogni, visioni, numeri, segni cosmici, città,costellano il libro e sono gli elementi di questainterpretazione della storia alla luce della fede e dellasperanza.Il libro inizia con la scena della corte divina con l’Agnello- Cristo e il libro della storia umana e alla fine dell’operac’è il duello definitivo tra Bene e Male, cioè tra la Chiesa ela Prostituta (Roma) imperiale, con la rivelazione dellaGerusalemme celeste, dove si attende la venuta finale delCristo Salvatore.Di Giovanni esistono anche tre ‘Epistole’ scritteprobabilmente a Efeso, che hanno lo scopo di sottolineare edifendere presso determinati gruppi di fedeli (o uno solo, conla terza) alcune verità fondamentali, che erano attaccate dadottrine gnostiche.San Giovanni ha come simbolo l’aquila, perché come si credevache l’aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suoVangelo fissò la profondità della divinità.È il patrono della Turchia e dell’Asia Minore, patronatoconfermato da papa Benedetto XV il 26 ottobre 1914; giacchéGesù gli affidò la Vergine Maria, è considerato patrono dellevergini e delle vedove; per i suoi grandi scritti è patronodei teologi, scrittori, artisti; per il suo suppliziodell'olio bollente, protegge tutti coloro che sono esposti abruciature oppure hanno a che fare con l’olio, quindi:proprietari di frantoi, produttori di olio per lampade,armaioli; patrono degli alchimisti, è invocato contro gliavvelenamenti e le intossicazioni alimentari.Anche i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse” che rappresentanoconquista, guerra, fame, morte, sono un suo simbolo. InOriente il suo culto aveva per centro principale Efeso, dovevisse e l’isola di Patmos nel Dodecanneso dove fu esiliato adove nel secolo XI s. Cristodulo fondò un monastero a luidedicato, inglobando la grotta dove l’apostolo ricevette lerivelazioni e scrisse l’Apocalisse.In Occidente il suo culto si diffuse in tutta Europa e templie chiese sono a lui dedicate un po’ dappertutto, ma la chiesaprincipale costruita in suo onore è S. Giovanni in Laterano,la cattedrale di Roma.Inizialmente i grandi santi del primo cristianesimo Stefano,Pietro, Paolo, Giacomo, Giovanni, erano celebrati fra ilNatale e la Circoncisione (1° gennaio); poi con lo spostamentoin altre date di s. Pietro, s. Paolo e s. Giacomo, rimaserosolo s. Stefano il 26 dicembre e s. Giovanni apostolo edevangelista il 27 dicembre. www.mirabileydio.it

Icona santo Stefano martire www.mirabileydio.it
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SANTO STEFANO
Le proprietà ed i caratteri umani dei personaggi non vengono mai soppressi nelle Icone.
Tutta la loro attività viene ricollegata con la vocazione unica di ciascuno,in un disegno di Dio e non più secondo le modalità più o meno giuste con cui questo si è effettivamente realizzato.
I segni della Santità che caratterizzano S.Stefano,il turibolo,la sua missione diaconale e la croce,il martirio.
Per primo versò il suo sangue a testimonianza del Signore e meritò di vedere nei Cieli aperti il Salvatore risorto (……)
Morendo ripeteva le parole del Maestro sulla Croce e le confermava col proprio sangue.
Dal Calvario Gesù aveva gettato il seme del perdono,e Stefano,Suo vero discepolo,per chi lo lapidava innalzava la sua preghiera.
(dalla Liturgia Ambrosiana )
O beati martiri,o grappoli umani della vite di Dio,il vostro vino inebria la Chiesa.
Luci gloriose e divine che avete accettato con gioia tutti i tormenti e vinto gli iniqui carnefici:gloria alla potenza che vi ha assistito nel combattimento!
(Autore siriaco )
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Santa Francesca Saverio Cabrini Vergine

Icona Santa Francesca Cabrini
22 dicembre
S. Angelo Lodigiano, 1850 – Chicago, 1917
Una fragile quanto straordinaria maestrina di Sant’Angelo Lodigiano. In questo ritratto si colloca la figura di Francesca Saverio Cabrini. Nata nella cittadina lombarda nel 1850 e morta negli Stati Uniti in terra di missione, a Chicago. Orfana di padre e di madre, Francesca avrebbe voluto chiudersi in convento, ma non fu accettata a causa della sua malferma salute. Prese allora l’incarico di accudire a un orfanotrofio, affidatole dal parroco di Codogno. La giovane, da poco diplomata maestra, fece molto di più: invogliò alcune compagne a unirsi a lei, costituendo il primo nucleo delle Suore missionarie del Sacro Cuore, poste sotto la protezione di un intrepido missionario, san Francesco Saverio, di cui ella stessa, pronunciando i voti religiosi, assunse il nome. Portò il suo carisma missionario negli Stati Uniti, tra gli italiani che vi avevano cercato fortuna. Per questo divenne la patrona dei migranti. Nel giorno della morte il suo corpo venne traslato a New York alla «Mother Cabrini High School», vicino ai suoi «figli». (Avvenire)
- Santa Lucia martire di Siracusa (www.mirabileydio.it)
SANTA LUCIA,VERGINE E MARTIRE
Lucia, subì il martirio a Siracusa probabilmente nella persecuzione di Diocleziano,intorno al 304 ,il 13 dicembre.
La Passio,scritta nel V-VI secolo che narra del suo martirio è da annoverarsi tra le leggende agiografiche.Ad essa si aggiunsero più tardi altri episodi derivati da altre narrazioni ,sembra ispirate
dal nome Lucia connesso con la luce e quindi con la vista e per questa ragione fù rappresentata con gli occhi strappati.
Il modello per questa icona è l’ immagine più antica della santa, un affresco nella cripta di San Marziano del XII secolo.
Nell’ icona la santa è rappresentata secondo il tipo canonico dei martiri; la mano destra regge la croce,simbolo insieme della rinuncia e del martirio; la mano sinistra,aperta,rivolta verso lo spettatore,è segno di consacrazione e di verginità.
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San Siro di Pavia Vescovo 9 dicembre Alcuni, ancora oggi ,identificano San Siro con quel giovinetto galileo che porse a Gesù Cristo i pani ed i pesci per il miracolo della moltiplicazione, facendo risalire ai tempi apostolici il transito terreno del Santo. Pare che San Siro fosse un Vescovo itinerante(e protovescovo di Pavia che evangelizzò una vasta area dell’Italia del Nord, vissuto nel IV secolo. Ad inquadrarlo cronologicamente nel IV secolo decine di fonti, le più autorevoli delle quali: Bibliotheca Hagiografica Latina, Bibliotheca Sanctorum, Le Diocesi d’Italia (Mons. Francesco Lanzoni), Storia Religiosa della Lombardia – Diocesi di Pavia (Mons. Vittorio Lanzani), Notizie appartenenti alla storia della sua Patria (G. Robolini). In breve e in risposta alle tesi che riportano la venuta di San Siro nella Nostra Penisola a seguito di San Pietro: “… la fondazione della diocesi è più tarda perché se il terzo vescovo di Pavia, Evenzio, visse, come è storicamente accertato, tra il 381 e il 397, il primo vescovo risale al massimo a metà del IV secolo” (Cattabiani A., Santi d’Italia, Milano: Bur Saggi, 2004, Vol. II, pp. 879 – 880). Il tentativo di fare apparire apostolica la fondazione della Chiesa di Pavia sono molteplici e ripetuti: escludendo testimonianze che troppo ci riportano indietro nel tempo e che utilizzavano come scusa la retrodatazione per tentare di separarsi da un vincolo ormai stretto che legava la Diocesi di Milano con quella di Pavia ad essa subordinata, si distinse sul finire del 1800 il Sacerdote Cesare Prelini di Pavia. Quest’ultimo, come si narra, scoprì sul pavimento, incise su una pietra della Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio a Pavia (dove per secoli rimasero le spoglie mortali di San Siro, prima di essere traslate in Duomo), le lettere SURVS EPC (Siro Vescovo). Quella pietra, insieme con un’altra a questa complementare andarono a formare un’avello, subito identificato come prima sepoltura del Santo. A dar man forte al Prelini, il Principe degli archeologi cristiani: Giovanni Battista De’ Rossi, che assegnò all’inizio del II secolo la scritta SURVS e non la scritta EPC, considerata di mano più tarda (Vedi anche Bollettino di Archeologia Cristiana, Serie III, Anno I, N. 111, 1876). Confortato da ciò il Prelini compose tra il 1880 e il 1890 i due Volumi di: San Siro Primo Vescovo e Patrono della Città e Diocesi di Pavia – studio storico critico e riservò al De’ Rossi e alla sua dissertazione ampio spazio. Nonostante ciò negli anni a seguire altri studi assodarono che San Siro non era da considerarsi vissuto in epoca apostolica ma bensì nella prima metà del IV secolo e il De’ Rossi ritrattò la sua sentenza. Mons. Vittorio Lanzani, dal suo punto di vista inquadra l’avello sepolcrale di San Siro “come un sarcofago di reposizione successiva, quando ancora Siro non era venerato come santo. Il sarcofago vescovile pavese si impone comunque come una prova archeologica di alta antichità che tramanda il nome di SVRVS EPC e garantisce la continuità della sua memoria e della custodia delle sue reliquie” (Storia Religiosa della Lombardia – Diocesi di Pavia, p. 20). A dar manforte alle sopraccitate fonti si aggiungono quelle iconografiche, molto spesso poste in secondo piano, ma in questo caso assai efficaci, al fine di ancorare il Santo Patrono alla storia: Angelo Maria Raggi (Bibliotheca Sanctorum, Vol. XI, coll.1242-43) parla della più antica e nota figurazione di S.Siro, quale il bassorilievo che possiamo ammirare nella Chiesa dei S.S. Gervasio e Protasio a Pavia sul pilastro antistante la cappella a lui dedicata: “In esso il Santo è figurato in abiti pontificali, con un pastorale ed un libro in mano, in una tipologia convenzionale ripresa anche in altre opere posteriori”. F. Gianani aggiunge: “Il bassorilievo era policromo, come se ne rilevano le tracce… Il Santo è rappresentato in abiti pontificali, anche col bastone pastorale, ma senza mitra. La sua casula (la pianeta) era dipinta di rosso, la dalmatia in verde, l’omophorion o pallio in giallo, il viso e le mani leggermente rosate” (Città di Pavia – La Basilica dei Santi Gervasio e Protasio nella Storia e nell’Arte, p.24). Ora l’importante scritto di Angelo Maria Raggi: “Sino a tutto il sec. XVI, come si nota, non esiste alcun riferimento alla pretesa identificazione di S. nel giovinetto galileo che porse a Gesù i pani ed i pesci per il miracolo della moltiplicazione… Questi compaiono solo dopo il 1600 (e spesso vennero arbitrariamente aggiunti anche a dipinti anteriori)”. (Bibliotheca Sanctorum, coll.1242-43). www.mirabileydio.it
icona di San Siro ,vescovo di Pavia (www.mirabileydio.it)
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SANT’AMBROGIO DI MILANO
La coscienza cristiana vede nei Santi degli esempi della potenza di Dio che si manifesta nell’uomo,trasfigurandolo;
il SANTO è dunque un segno della luce taborica che trasforma l’uomo a somiglianza di Dio,e la venerazione che il popolo cristiano tradizionalmente attribuisce ai Santi indica la venerazione della gloria di Dio.
L’icona del Santo non vuole rappresentare semplicemente un attimo della sua vita,ma sintetizzare la sua esperienza di ascesi e di fede,le caratteristiche del suo cammino storico di santità.Per questo ogni Santo è ritratto nelle icone con gli elementi essenziali che lo contraddistinguono e che hanno modellato la sua spiritualità.
In questa icona il Santo è perciò rappresentato nella sua dignità episcopale con l’omophorion ( paramento sacro proprio dei Vescovi ) e con il volto ascetico solcato di rughe scavate dai digiuni,dalle penitenze e dalle preghiere.
Sant’Ambrogio gode di una grande venerazione in Russia dove la Chiesa Ortodossa ne celebra la memoria il 7 dicembre e il 4 aprile.
Nella liturgia bizantina l’Exapostilario ,cantato prima delle Lodi della festa,così lo esalta:”Difensore dell’ortodossia,fondamento della Chiesa,colonna dell’episcopato e saggio pastore,o Ambrogio,tu hai condotto le pecore del tuo ovile verso i pascoli della Fede,allontanando come fiere selvatiche le orde delle eresie;o tu,rivelatore della divinità nella consunstanziale Trinità.”
Tu mi hai portato la legge:
non Mosè e non i Profeti
Tu personalmente,o Gesù,
mi hai dato la legge,e cioè il Vangelo;
non ho deviato
perchè Ti ho visto e ho conosciuto Te;
seguendo Te e la Tua strada
ho imparato la via giusta.
( S.Ambrogio )
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San Nicola di Mira (di Bari) Vescovo
6 dicembre

icona di San Nicola - www.mirabileydio.it
Pàtara, Asia Minore (attuale Turchia), ca. 250 – Mira, Asia Minore, ca. 326
Proveniva da una famiglia nobile. Fu eletto vescovo per le sue doti di pietà e di carità molto esplicite fin da bambino. Fu considerato santo anche da vivo. Durante la persecuzione di Diocleziano, pare sia stato imprigionato fino all’epoca dell’Editto di Costantino. Fu nominato patrono di Bari, e la basilica che porta il suo nome è tuttora meta di parecchi pellegrinaggi. San Nicola è il leggendario Santa Claus dei paesi anglosassoni, e il NiKolaus della Germania che a Natale porta i doni a bambini.
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SANT’ANDREA APOSTOLO

Icona di Sant'Andrea Apostolo
30 novembre
Fratello di Simon Pietro;originario di Betsaida,sul lago di Genezaret ,era discepolo di Giovanni il Battista ,dal quale udì proclamare che Gesù era l’atteso “Agnello di Dio”e prontamente lo seguì,conducendo anche il fratello a conoscere il Messia.
Insieme con Pietro fu scelto da Gesù a far parte dei 12 apostoli,lasciando il mestiere di pescatore per seguire il Maestro.
Nei Vangeli è citato negli episodi della pesca miracolosa,della moltiplicazione dei pani e dei pesci e in quello dei greci che chiedono di incontrare Gesù.La tradizione ,forse per quest’ultimo episodio , lo ritiene l’ evagelizzatore di alcune regioni della Grecia e martire ,come Cristo in croce, in Acaia intorno all’anno 60.
La X della sua croce è appunto in greco l’iniziale di Cristo.
Davanti al suo tormento così gridò l’Apostolo:
<<O croce benedetta, da quanto tempo mi aspetti!
Ecco, il discepolo del Crocifisso
ti saluta e ti abbraccia>>.
(Sallenda in onore del santo )
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