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San Giuseppe

Icona di san Giuseppe
icona di San Giuseppe(2020)per mano di Cristina Capella

A TE O BEATO GIUSEPPE

A te o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa. Deh! Per il sacro vincolo di carità che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio e per l’amore paterno che portasti al Fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò con il Suo Sangue e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo, allontana da noi, o Padre amatissimo, codesta peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; ci assisti propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mercé il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Così sia.

Padre, Ave, Gloria

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Santa Agnese ,martire romana

Icona di Sant’Agnese Martire di Roma (2017)(13 x 17 cm) -per mano di Cristina Capella



Memoria di sant’Agnese, vergine e martire, che, ancora fanciulla, diede a Roma la suprema testimonianza di fede e consacrò con il martirio la fama della sua castità; vinse, così, sia la sua tenera età che il tiranno, acquisendo una vastissima ammirazione presso le genti e ottenendo presso Dio una gloria ancor più grande; in questo giorno si celebra la deposizione del suo corpo.
 
Oggi è nata alla gloria
la santa vergine Agnese
e questo giorno ha segnato
del sangue suo innocente.
Immatura alle nozze,
è già matura al martirio,
mentre vacillano gli uomini
e cede sgomento l’anziano.
I genitori atterriti
rinserrano la fanciulla,
ma chi rattiene la fede
che vince ogni custodia?
Sposa novella pare,
tanto è radiosa di gioia;
insolita è la dote:
l’offerta di un giovane sangue.
«Sugli altari contaminati
come bruciare l’incenso?
Non sono queste le fiaccole
delle spose del Re!
Questo è fuoco che gela la fede,
questa è fiamma che estingue la luce:
colpitemi, e così il sangue
spenga l’impura vampa».
Neppure la spada confonde
la nobiltà del suo tratto:
entro la veste tutta si raccoglie
contro ogni sguardo.
Muore, ed è vivo il pudore:
la mano vela la grazia del volto
e, lenta piegando il ginocchio,
compostamente la vergine cade.
A te sale la lode, unico fiore
d’inviolato grembo,
con il Padre e lo Spirito
negli infiniti secoli.   Amen. (INNO AMBROSIANO)
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Icona di San Luigi Gonzaga

Icona sacra San Luigi Gonzaga 2011
San Luigi Gonzaga

San Luigi Gonzaga religioso

Figlio primogenito del marchese delle Stiviere ,Luigi nacque nel 1568.

Educato dalla madre all’amore di Dio, ancora fanciullo vinse il fascino della vita

militare e si mostrò ben presto inclinato agli esercizi di pietà.

Nel 1576 fu mandato a Firenze come paggio del granduca dove, frequentatore assiduo

del santuario dell’Annunziata ,si consacrò alla Madonna impegnandosi alla verginità.

A dodici anni ricevette la prima comunione dalle mani di san Carlo Borromeo e da

allora Cristo- Eucaristia fu il centro della sua vita . A 17 anni dopo aver superato la

fiera opposizione paterna , poté rinunciare al marchesato ed entrare nella Compagnia

di Gesù. A Roma ,durante un’epidemia si prodigò nella cura dei malati finché,

contagiato lui stesso, morì il 21 giugno 1561

  Preghiera di Papa Giovanni Paolo II

S. Luigi, povero in spirito a te con fiducia ci rivolgiamo benedicendo il Padre celeste perché in te ci ha offerto una prova eloquente del suo amore misericordioso. Umile e confidente adoratore dei disegni del Cuore divino, ti sei spogliato sin da adolescente di ogni onore mondano e di ogni terrena fortuna. Hai rivestito il cilizio della perfetta castità, hai percorso la strada dell’obbedienza, ti sei fatto povero per servire Iddio, tutto a lui offrendo per amore. Tu, puro di cuore, rendici liberi da ogni mondana schiavitù. Non permettere che i giovani cadano vittime dell’odio e della violenza; non lasciare che essi cedano alle lusinghe di facili e fallaci miraggi edonistici. Aiutali a liberarsi da ogni sentimento torbido, difendili dall’egoismo che acceca, salvali dal potere del Maligno. Rendili testimoni della purezza del cuore. Tu eroico apostolo della carità ottienici il dono della divina misericordia che smuova i cuori induriti dall’egoismo e tenga desto in ciascuno l’anelito verso la santità. Fa’ che anche l’odierna generazione abbia il coraggio di andare contro corrente, quando si tratta di spendere la vita, per costruire il Regno di Cristo. Sappia anch’essa condividere la tua stessa passione per l’uomo, riconoscendo in lui, chiunque egli sia, la divina presenza di Cristo. Con te invochiamo Maria, la Madre del Redentore. A lei affidiamo l’anima e il corpo, ogni miseria ed angustia, la vita e la morte, perché tutto in noi, come avvenne in te, si compia a gloria di Dio, che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen.

www.mirabileydio.it


	
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Santa Trofimena Febronia: 5 novembre 

Icona Santa Trofimena (www.mirabileydio.it)

Patrona della città di Minori (SA), e fino 1200 del Ducato di Amalfi, è venerata giovanissima martire siciliana dell’ VIII secolo, vittima delle persecuzioni iconoclaste iniziate nel 726 da Leone III Isaurico.


L’ “Historia Inventionis ac Translationis et Miracula Sanctae Trophimenis”, codice manoscritto del X secolo, narra come il suo corpo sia giunto via mare dalle terre siciliane di Patti (ME) -ove è appellata Febronia- sino a Minori.

da Icona Santa Trofimena (www.mirabileydio.it)

Qui l’urna marmorea che lo conteneva, rinvenuta casualmente sulla sponda del torrente Rheginna Minor al suo sbocco nel mare, fu usata come pietra da lavatoio da una donna cui, nel suo fare, si paralizzarono le braccia.

rinvenimento urna, da Icona Santa Trofimena (www.mirabileydio.it)

Immediatamente accorsero i sacerdoti della città, i quali identificarono in quell’urna marmorea il sarcofago di una martire cristiana su cui erano scolpiti questi versi : “Tu che cerchi di conoscere i motivi dell’arrivo di quest’urna sappi che qui riposano le membra pie e intatte del corpo di Trofimena Martire e Vergine, Ella, fin quando durarono i costumi di un tempo scellerato, evitò i falsi idoli del mondo sfuggendo, come devota fanciulla, ai genitori siciliani. Riposò in mezzo al mare, offrì le membra ai Minoresi e l’anima a Dio. Di qui è andata a godere tra i profumati spazi di Cristo”.
Di fronte all’impossibilità di spostare l’urna di marmo, il presule amalfitano Pietro decise di farla trainare da due giovenche bianche con una solenne processione dalla spiaggia al luogo dove all’incirca sorge l’attuale Basilica.

trasporto delle giovenche,da Icona Santa Trofimena (www.mirabileydio.it)

Le reliquie furono tumulate sotto una struttura ad incasso, disposta su tre livelli, “sub tribus cameris mire constructis, reperiunt sanctam Christi Martyrirem illibatam in suo locello”, al di sopra della quale fu eretto il primo altare e una prima chiesa.
Nell’autunno dell’838, i territori del Ducato di Amalfi subirono il saccheggio da parte delle truppe longobarde, guidate dal principe Sicardo. Il vescovo amalfitano Pietro II decise quindi di far traslare le reliquie di S. Trofimena da Minori ad Amalfi, considerato un luogo più sicuro.
Dopo questo avvenimento al vescovo apparve in sogno Trofimena, avvolta in un mantello rosso, seguita da altre vergini, la quale con voce minacciosa gli predisse un’imminente morte, accusandolo di aver profanato e condotto il suo corpo lontano da Minori. Per le sue colpe la Martire gli predisse una morte improvvisa seguita dalla straziante visione del suo cadavere strappato dal suo sepolcro e divorato dai cani; cosa che avvenne effettivamente poco tempo dopo, in occasione del saccheggio della città di Amalfi da parte dei longobardi di Sicardo.
Le reliquie di S. Trofimena trafugate furono portate a Benevento, dove, però, il vescovo Orso, di fronte alla richiesta di restituzione del corpo inoltrata dai Minoresi nell’839, dopo la morte di Sicardo, decise di restituire soltanto una metà del corpo, lasciando l’altra metà a Benevento. Esso fece quindi ritorno a Minori il 13 luglio di quell’anno, dopo aver sostato la notte precedente nella città di Salerno; da allora fu conservato in un luogo posto al di sotto dell’altare eretto nella sua cappella di cui, col passare dei secoli, si perse memoria.

Il codice riporta altresì i miracoli operati per intercessione della Martire: quello del prete napoletano Mauro colpito da apoplessia e guarito dopo aver toccato il corpo della Martire di ritorno da Benevento.
Un giorno Trofimena apparve al prete Costantino, custode e guardiano della chiesa, addolorato e disperato per il trafugamento delle reliquie, che non officiava più, malversando il tempio in uno stato di profonda desolazione. Ella lo rimproverò per la sua negligenza, invitandolo allo stesso tempo a celebrare messa, perché anche se il suo corpo era stato trafugato, il suo spirito continuava a dimorare in quel luogo.
Al tempo del prefetto Pulcari, che governò Amalfi tra l’874 e l’883, una fanciulla di nome Teodonanda, concessa in sposa ad un uomo di nome Mauro, versava in gravi condizioni di salute. Ella fu portata a Salerno, sede della grande e famosa Scuola Medica, dove operava l’archiatro Gerolamo, noto per le sue competenze mediche.
Nonostante il supporto di numerosi “immensa volumina” egli non fu in grado di curare la giovane fanciulla. Di ritorno a Minori, Mauro decise di condurla nella basilica di S. Trofimena, l’adagiò la vicino all’altare consacrato alla vergine, consegnandola nelle mani di una monaca di nome Agata.
Mentre la pia donna assorta in preghiera davanti all’altare della Santa cadde in un sonno profondo, Teodonanda si alzò da sola e si avviò verso il fiume Rheginna ove le apparve una fanciulla che la invitò a ritornare in chiesa e continuare a pregare. Dopo aver fatto ritorno in chiesa confidò alla monaca di aver avuto in visione Trofimena.
La donna notò che il pavimento vicino all’altare cominciò a trasudare un olio profumatissimo, ordinò quindi alla fanciulla di spogliarsi delle sue vesti e cospargersi con quell’olio. Teodonanda obbedì e fu guarita di tutti i suoi mali.
Quando alla metà del XVIII secolo iniziarono i lavori di ricostruzione della nuova cattedrale, si sentì la necessità di riportare alla luce le reliquie di S. Trofimena.
Nella notte tra il 26 e 27 novembre 1793 alcuni devoti minoresi entrando furtivamente in chiesa e scavando nel luogo indicato dalla tradizione trovarono nuovamente le sacre reliquie, che da allora sono venerate in una elegante urna marmorea posta ancora oggi in quel luogo, nella cripta sotto il maggior altare, offerte alla venerazione e alla fervente devozione del popolo dei fedeli. ( articolo a cura del dr. Felice Masullo)

P.S.:Nella parte alta della tavola è presente il trono dell’Etimasia con la Croce (la basilica precedente era dedicata alla Santa Croce)e i segni della Passione,circondato dai due Arcangeli

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San Giovanni Nano(Colobos) Monaco

17 o 30 ottobre (Chiese Orientali)

Icona San Giovanni Colobos-www.mirabileydio.it

Icona Santi Giovanni Colobos e Arsenio il Grande -www.mirabileydio.it

339 circa – 409

La Chiesa copta fa oggi memoria di Giovanni, monaco di Scete, detto Colobos, il « piccolo», a motivo della sua bassa statura. Di lui fu detto, in un breve apoftegma che ne sintetizza mirabilmente la figura spirituale: «Ma chi è questo abba Giovanni, che con la sua umiltà fa pendere dal suo dito mignolo tutta Scete?». Giovanni nacque attorno al 339 a Bahnasā, in Egitto, e si recò a Scete quando non aveva ancora diciott’anni. Alla scuola dei padri del deserto egli apprese anzitutto l’obbedienza, unica via salvifica per un cristiano. Fu proprio grazie all’obbedienza e alla sottomissione per amore di Dio e dei fratelli a ogni sorta di umiliazione che Giovanni divenne uno dei più grandi maestri di umiltà dell’antichità cristiana. Egli aveva infatti capito che alla radice dell’umiltà umana vi è l’umiltà di Dio, la forza del suo amore, che è irresistibile proprio perché lascia liberi e rende veramente liberi coloro ai quali si rivolge. All’età di 70 anni, Giovanni fu avvertito in sogno da Antonio, da Macario e dal suo padre spirituale Amoe che stava per morire. Mandato il suo discepolo a fare commissioni, egli si preparò da solo al faccia a faccia definitvo con quel Dio che aveva tanto colmato la sua vita. Di lui ci è pervenuta una lunga serie di Detti che sono un piccolo compendio di vita spirituale per il cristiano di ogni tempo.

Raccontavano del padre Giovanni Colobos che, ritiratosi a Scete presso un anziano della Tebaide, visse nel deserto. Il suo abba, preso un legno secco, lo piantò e gli disse di innaffiarlo ogni giorno con un secchio d’acqua, finché non desse frutto. L’acqua era tanto lontana che doveva partire alla sera per essere di ritorno al mattino. Dopo tre anni il legno cominciò a vivere e a dare frutti. L’anziano li colse e li portò ai fratelli radunati insieme, dicendo: «Prendete, mangiate il frutto dell’obbedienza». Uno dei padri disse di lui: «Ma chi è questo abba Giovanni, che con la sua umiltà fa pendere dal suo dito mignolo tutta Scete?»
(Giovanni Colobos, Detti dei padri del deserto 1 e 36)

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Sant’ Antonino di Piacenza Martire: 30 settembre

Travo, Piacenza, 303 circa

Patronato: Piacenza, Lozza (VA)

Etimologia: Antonino (come Antonio) = nato prima, o che fa fronte ai suoi avversari, dal gre

Martirologio Romano: A Piacenza, sant’Antonino, martire.

Le fonti per lo studio della vita di Antonino sono relativamente tarde: il più antico documento che ci conosca, conservato nell’Archivio della basilica di S. Antonino in Piacenza, è il Gesta Sanctorum Antonini, Victoris, Opilii et Gregorii PP. X, che risale alla fine del IX o agli inizi del X sec., e che narra abbastanza sobriamente la storia della sua vita e delle sue reliquie. Gli studiosi posteriori hanno attinto a questa fonte cercando di accertarne, per quanto possibile, i dati.
E’ indubitata l’esistenza del santo, già ricordato da Vittricio di Rouen nel suo De laude Sanctorum della fine del sec. IV, e nel Martirologio Geronimiano. Incerte storicamente sono le circostanze della vita di Antonino: ignoto il paese di origine e certamente leggendaria la sua appartenenza alla legione tebea. Una tradizione locale pone il martirio di Antonino nei pressi di Travo (Piacenza), verso il 303. Il ritrovamento delle sue reliquie (sec. IV), ad opera di s. Savino vescovo di Piacenza, è tramandato in un alone di leggenda; ma innumeri privilegi nel corso del Medioevo confermano la esistenza e il culto di esse. Ricognizioni delle reliquie furono compiute dai vescovi Sigifredo (ca. il 1000), Malabaila (1510), Bernardino Scotti (1562), Paolo Burali d’Arezzo (1569), Claudio Rangoni (1615) e, infine, va ricordata que]la accuratissima compiuta nel 1878-79 dal servo di Dio, mons. Giovanni Battista Scalabrini.
Per molto tempo si è attribuita ad Antonino una relazione di un viaggio in Terra Santa, più volte pubblicata nel corso del Medioevo e del Rinascimento. Tuttavia J. Gildemeister nel 1889 ne ha potuto reperire la redazione originale in due manoscritti del sec. IX. Da questo esordio e dalle indicazioni storiche e archeologiche contenute nella relazione, tutte riferentisi a un periodo attorno al 570, appare chiaro che il viaggio ai Luoghi Santi fu compiuto da un gruppo di cittadini di Piacenza, che si erano posti sotto la protezione del santo della città. La relazione, quindi, è da ascriversi non ad Antonino ma ad un Anonimo Piacentino, certamente uno-dei pellegrini, che al ritorno volle fissare i suoi ricordi di viaggio.
Il culto antichissimo, attestato già nel secolo che segue la morte del santo, è sempre stato ed è tuttora assai vivo nella città e nella diocesi di Piacenza, che lo ha scelto come patrono assieme a s. Giustina, consacrandogli la prima cattedrale, I’insigne basilica di S. Antonino, sorta nel sec. IV e dedicata a s. Vittore, e in seguito rifatta nei secc. IX e XI. Molte altre chiese della diocesi di Piacenza hanno A. come titolare. Nella liturgia piacentina gli sono consacrate due feste: quella principale il 4 luglio, col rito di prima classe, e quella del 13 novembre, giorno della invenzione delle sue reliquie, con rito di seconda classe. Nel Martirologio Geronimiano e nel Martyrologium Romanum Antonino è festeggiato al 30 settembre, data che sembra riferirsi al suo natale.

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26 maggio: Icona San Filippo Neri

Icona San Filippo Neri 2021
San Filippo Neri Sacerdote
26 maggio
Firenze, 21 luglio 1515 – Roma, 26 maggio 1595
Figlio di un notaio fiorentino di buona famiglia. Ricevette una buona istruzione e poi fece pratica dell’attività di suo padre; ma aveva subito l’influenza dei domenicani di san Marco, dove Savonarola era stato frate non molto tempo prima, e dei benedettini di Montecassino, e all’età di diciott’anni abbandonò gli affari e andò a Roma. Là visse come laico per diciassette anni e inizialmente si guadagnò da vivere facendo il precettore, scrisse poesie e studiò filosofia e teologia. A quel tempo la città era in uno stato di grande corruzione, e nel 1538 Filippo Neri cominciò a lavorare fra i giovani della città e fondò una confraternita di laici che si incontravano per adorare Dio e per dare aiuto ai pellegrini e ai convalescenti, e che gradualmente diedero vita al grande ospizio della Trinità. Filippo passava molto tempo in preghiera, specialmente di notte e nella catacomba di san Sebastiano, dove nel 1544 sperimentò un’estasi di amore divino che si crede abbia lasciato un effetto fisico permanente sul suo cuore. Nel 1551 Filippo Neri fu ordinato prete e andò a vivere nel convitto ecclesiastico di san Girolamo, dove presto si fece un nome come confessore; gli fu attribuito il dono di saper leggere nei cuori. Ma la sua occupazione principale era ancora il lavoro tra i giovani. San Filippo era assistito da altri giovani chierici, e nel 1575 li aveva organizzati nella Congregazione dell’Oratorio; per la sua società (i cui membri non emettono i voti che vincolano gli ordini religiosi e le congregazioni), costruì una nuova chiesa, la Chiesa Nuova, a santa Maria “in Vallicella”.Né la vecchiaia, né la stanchezza potevano fiaccare il suo cuore divorato dall’amore, mentre la sua vita interiore aveva come base l’umiltà, la carità, la mortificazione e la preghiera. La “Chiesa Nuova” divenne un faro di spiritualità che illuminava tutta la città di Roma di quel tempo: divenne punto di riferimento per Santi, Papi, nobili, devoti, poveri, musicisti, medici, popolani …
Anche Filippo, come ad altri santi, fu rivelato dal Signore quale sarebbe stato il giorno del suo transito. Il 25 maggio scese in chiesa a confessare prestissimo e celebrò la sua ultima Eucaristia. Ritornato a letto, dopo qualche ora, fissando il cielo disse: “bisogna finalmente morire”. Dopo aver benedetto i suoi discepoli, serenamente diede l’ultimo respiro. Era l’alba del 26 maggio 1595, festa del Corpus Domini.

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San Giovanni Damasceno: 4 dicembre

ICONE SACRE MIRABILE

San Giovanni Damasceno Sacerdote e dottore

della Chiesa

Icona Giovanni Damasceno 2019 San Giovanni Damasceno

4 dicembre – Memoria Facoltativa

Damasco, 650 – 749

Nacque intorno al 675 a Damasco (da cui Damasceno) in Siria. Suo padre era ministro delle finanze. Colto e brillante, divenne consigliere e amico del Califfo cioè il prefetto arabo che guidava la regione. La frequentazione del monaco siciliano Cosmo, portato schiavo a Damasco, determinò in lui il desiderio di ritirarsi a vita solitaria, in compagnia del fratello, futuro vescovo di Maiouna. Andò dunque a vivere nella «laura» di San Saba, piccolo villaggio di monaci a Gerusalemme, dove ricevette l’ordinazione sacerdotale e in virtù della sua profonda preparazione teologica, ebbe l’incarico di predicatore titolare nella basilica del Santo Sepolcro. Tra le sue opere accanto agli inni e ai trattati teologici dedicati alla Madonna, è autore del compendio di teologia «Fonte della conoscenza» e de i «Tre discorsi in favore delle…

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