Santa Caterina (Vigri) da Bologna : 9 marzo

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Icona di Santa Caterina (Vigri) da Bologna-www.mirabileydio.it

Bologna, 8 settembre 1413 – ivi, 9 marzo 1463

Nata a Bologna l’8 settembre 1413 dal ferrarese Giovanni de’ Vigri e Benvenuta Mammolini, Caterina viene educata alla corte Estense, che in quel tempo toccava l’apogeo del suo splendore. Ma proprio qui germoglia in lei la vocazione alla vita consacrata: giovanissima entra tra le Clarisse nel monasero del Corpus Domini di Ferrara. Nel 1456 è chiamata a Bologna a fondare anche qui un monastero intitolato al Corpus Domini. Anima profondamente francescana, vive con gioia interiore l’imitazione di Cristo crocifisso, la contemplazione del Bambino di Betlemme, l’amore per Gesù vivo nell’Eucaristia, con un temperamento vivace, artistico, portato al canto e alla danza:pittrice,miniaturista ,musicista. Caterina compone testi di formazione spirituale e di devozione, e poi un racconto in latino della Passione (cinquemila versi), un breviario bilingue. Si dice che abbia apparizioni e rivelazioni, e intorno a lei comincia a formarsi un clima di continuo miracolo.Muore il 9 marzo 1463 e cominciò subito a realizzarsi una profezia nella quale si era sentita dire dagli angeli quella che sarebbe stata la caratteristica della sua santità: Et gloria eius in te videbitur.Fu seppellita il giorno stesso nella nuda terra, ma dopo diciotto giorni fu dissotterrata, intatta e profumata. In seguito il corpo trovò  collocazione senza alcuna maschera, seduta, visibile a tutti e non sigillata ,nel santuario del Corpus Domini. Ogni anno, dall’8 al 16 marzo, al Monastero del Corpus Domini di Bologna si celebra un Ottavario in onore di Santa Caterina, co-patrona della città.

Le sette armi spirituali di S.Caterina de’ Vigri

CATERINA DA BOLOGNA

Santa Caterina de’ Vigri, la santa ,di Bologna che ha la particolarità di stare seduta, ci ha lasciato in eredità un preziosissimo scritto dal titolo Le sette armi spirituali. Poche pagine in cui compendia l’arte della sopravvivenza contro le insidie del maligno per ottenere la vita eterna.

Sette sono le armi per difenderci dalle tentazioni del maligno, come sette sono i doni dello Spirito Santo. Numero che, biblicamente parlando, rappresenta la pienezza, la perfezione. Perfezione a cui sono chiamati tutti i battezzati: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). E questa perfezione la possiamo raggiungere, come ci ricorda la Santa di Bologna, attraverso un vero e proprio combattimento. Vediamo in dettaglio quali sono queste armi.

1- La diligenza, cioè la sollecitudine del bene operare. Scrive la santa bolognese: «Compito dello Spirito Santo è suscitare in noi le buone ispirazioni, ma dovere nostro è accettarle e metterle in pratica, facendo continua violenza alle nostre passioni, che sempre ci spingono al contrario di quello che vuole lo Spirito». Satana ci pungola attraverso immagini, sensazioni, stimoli, a volte anche buoni, a lasciare la via per noi tracciata dallo Spirito Santo, per intraprendere altre vie.

Alla santità, invece, si arriva attraverso la realizzazione del disegno che Dio ha su ciascuna anima; ed ecco perché satana fa di tutto per distruggere questo progetto. Nostro compito è rimanere fedeli alla vocazione, qualunque essa sia, religiosa o familiare e portarla avanti con perseveranza anche di fronte alle difficoltà umane e spirituali.

2- La diffidenza di sé, cioè credere fermamente di non poter fare nulla di buono da se stessi. E’ questa una delle verità più trascurate dal mondo moderno. Quanti oggi sono soggetti a se stessi, al proprio giudizio? Quanti indietreggiano davanti agli elogi che il mondo fa loro? Al contrario si gonfiano di orgoglio credendosi onnipotenti. San Paolo, però, ci ricorda che: «Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7,19).

Solo la diffidenza di sé, il riconoscersi per quello che realmente si è ci conduce alla salvezza eterna. La vera umiltà consiste proprio in questo: nel riconoscere che Dio è tutto e noi siamo nulla, che Dio può tutto e noi non possiamo nulla, che Dio è il Creatore e noi sue creature. Senza umiltà non si entra in Paradiso.

3- La confidenza in Dio, cioè il credere con tutte le forze che Gesù mai abbandonerà l’anima. Nella malattia, nella sventura, nell’angoscia, nell’aridità, satana sibilerà: «Dove è il tuo Consolatore?». Subito l’anima deve rispondere con forza: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 22,1).

4- Memoria della passione e morte di Cristo Gesù, ovvero la contemplazione dell’amore infinito di Dio. La tentazione di superbia, che spesso alberga nel cuore umano, si infrangerà come un onda di fronte allo spettacolo della passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Satana non potrà sostenere lo sguardo interiore che l’anima rivolge a Colui che è stato trafitto e all’istante si allontanerà, lasciando il cuore e la mente libera dai pensieri di orgoglio.

5- Memoria della nostra morte, ovvero il ricordo del giorno in cui ci troveremo faccia a faccia con il Giudice. Nel momento in cui il nostro misero corpo esalerà l’ultimo respiro, cesserà anche la Misericordia di Dio. Quel Gesù che, come un mendicante aveva bussato ripetutamente alla porta del nostro cuore per potervi prendere dimora, alla fine della nostra vita terrena si ergerà come Giudice.

Questo ricordo deve spronare l’anima a compiere il bene; a mettere a servizio delle anime i talenti ricevuti; a vivere in questo mondo come se non gli appartenesse, perché, ci ricorda san Paolo: «Passa la scena di questo mondo!» (1Co 7,31).

6- Memoria del Paradiso, ovvero la contemplazione della infinita bellezza, della infinita sapienza, della infinità carità di Dio: Uno e Trino.

Il Creatore ha preparato per coloro che perseverano nella Verità, doni di inestimabile valore. Perle preziose di incommensurabile bellezza con cui adornerà il vincitore. La memoria di sì tanta soavità deve spronare l’anima a voler godere dei beni futuri e di non preoccuparsi eccessivamente dei beni terreni. Il salmista ci ricorda che «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo» (Sal 89,10). Il ricordo del Paradiso ci aiuti a vivere con pazienza tutte le avversità che il mondo presenta, per poter godere in eterno della bellezza infinita ed eterna.

7- Memoria della Sacra Scrittura. Leggere, meditare, assaporare ciò che Dio ha lasciato scritto ai suoi figli, è segno di grande saggezza e di sicura vittoria nelle tentazioni. Lo stesso Gesù, nelle tentazioni del deserto, rispose al demonio con le parole della Sacra Scrittura dicendo: «Sta scritto».

Santa Caterina raccomanda alle sue consorelle di «non lasciare andare a vuoto le quotidiane lezioni che si leggono in Coro e alla mensa; pensate anche che il Vangelo e le Epistole, che ogni giorno udite nella Messa, siano lettere mandate a voi dal vostro celeste Sposo e con grande e fervente amore riponetele nel vostro cuore».

Istruiti da Santa Caterina da Bologna, che di tentazioni se ne intendeva, visto le sue innumerevoli battaglie contro il maligno, non mi resta che augurarvi… buona battaglia.

Annalisa Colzi

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Beata Caterina Morigi di Pallanza 6 aprile

 

 Beata Caterina Morigi di Pallanza
Beata Caterina Morigi di Pallanza

Beata Caterina Morigi di Pallanza

Nacque a Pallanza (Novara) verso il 1437. Sembra che la sua naturale tendenza alla vita ascetica e religiosa sia stata sviluppata ad opera del famoso predicatore Alberto da Sarteano, francescano, appartenente al convento milanese di Sant’Angelo. Infatti, poco dopo il 1450, si unì ad un gruppo di pie donne, che conducevano vita eremitica nelle grotte del Sacro Monte di Varese, sotto la guida dell’arciprete del santuario mariano di quel luogo. Dopo alterne vicende, Caterina costituì un gruppo stabile di eremite composto di cinque persone e nel 1472-73, per mezzo del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, chiese a Sisto IV il permesso di condurre vita eremitica, fatta di preghiera e di penitenza, secondo la regola di sant’Agostino e le costituzioni dell’Ordine abbaziale milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus, e, inoltre, la facoltà di recitare l’Ufficio divino secondo il rito ambrosiano. Con bolla del 10 novembre 1474 il papa autorizzava l’erezione del monastero secondo i desideri di Caterina e, il 28 settembre 1475, fissati i limiti territoriali del romitaggio, concedeva alle religiose di portare il velo nero come le Clarisse. La comunità iniziò ufficialmente la sua nuova vita il 10 agosto 1476, quando, emessi i voti e ricevuto il velo, le romite elessero come loro prima badessa la beata Caterina, la quale tenne la carica fino alla morte che avvenne il 6 aprile 1478. Le succedette Benedetta da Biumo, una delle sue prime compagne, che redasse la biografia della beata.

Nella Pentecoste dell’anno 1729, il vescovo di Bobbio, a nome del cardinale Benedetto Odescalchi, arcivescovo di Milano, confermò il culto di Caterina da Pallanza e della sua prima compagna, Giuliana Puricelli. Le loro reliquie furono traslate nel vicino santuario mariano, in un oratorio costruito in loro onore e ornato da pitture di A. Busca, ove, ancor oggi, sono venerate. Il 12 settembre 1769, la Sacra Congregazione dei Riti riconobbe il culto ab immemorabili delle due beate e, il 16 settembre dello stesso anno, il papa Clemente XIV lo confermò. La festa liturgica della beata è celebrata il 6 aprile con Ufficio proprio nel monastero, nel santuario del Sacro Monte di Varese, a Pallanza e a Busto Arsizio: quando cade nel corso della Quaresima, è posticipata al 27 aprile.

A Pallanza, nella cappella della chiesa di San Leonardo dedicata a Caterina, è una statua, di modesto artigiano locale, che la rappresenta in atto di adorazione del Crocifisso.

Beata Caterina: 6 aprile

Beata Caterina Morigi di Pallanza

icona Beata Caterina da Pallanza

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6 aprile

Pallanza, 1437 – 6 aprile 1478

Martirologio Romano: Nel monastero di Santa Maria al Sacro Monte sopra Varese, beata Caterina da Pallanza, vergine, che insieme alle sue compagne praticò vita eremitica sotto la regola di sant’Agostino.
Nacque a Pallanza (Novara) verso il 1437. Sembra che la sua naturale tendenza alla vita ascetica e religiosa sia stata sviluppata ad opera del famoso predicatore Alberto da Sarteano, francescano, appartenente al convento milanese di Sant’Angelo. Infatti, poco dopo il 1450, si unì ad un gruppo di pie donne, che conducevano vita eremitica nelle grotte del Sacro Monte di Varese, sotto la guida dell’arciprete del santuario mariano di quel luogo. Dopo alterne vicende, Caterina costituì un gruppo stabile di eremite composto di cinque persone e nel 1472-73, per mezzo del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, chiese a Sisto IV il permesso di condurre vita eremitica, fatta di preghiera e di penitenza, secondo la regola di sant’Agostino e le costituzioni dell’Ordine abbaziale milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus, e, inoltre, la facoltà di recitare l’Ufficio divino secondo il rito ambrosiano. Con bolla del 10 novembre 1474 il papa autorizzava l’erezione del monastero secondo i desideri di Caterina e, il 28 settembre 1475, fissati i limiti territoriali del romitaggio, concedeva alle religiose di portare il velo nero come le Clarisse. La comunità iniziò ufficialmente la sua nuova vita il 10 agosto 1476, quando, emessi i voti e ricevuto il velo, le romite elessero come loro prima badessa la beata Caterina, la quale tenne la carica fino alla morte che avvenne il 6 aprile 1478. Le succedette Benedetta da Biumo, una delle sue prime compagne, che redasse la biografia della beata.

Nella Pentecoste dell’anno 1729, il vescovo di Bobbio, a nome del cardinale Benedetto Odescalchi, arcivescovo di Milano, confermò il culto di Caterina da Pallanza e della sua prima compagna, Giuliana Puricelli. Le loro reliquie furono traslate nel vicino santuario mariano, in un oratorio costruito in loro onore e ornato da pitture di A. Busca, ove, ancor oggi, sono venerate. Il 12 settembre 1769, la Sacra Congregazione dei Riti riconobbe il culto ab immemorabili delle due beate e, il 16 settembre dello stesso anno, il papa Clemente XIV lo confermò. La festa liturgica della beata è celebrata il 6 aprile con Ufficio proprio nel monastero, nel santuario del Sacro Monte di Varese, a Pallanza e a Busto Arsizio: quando cade nel corso della Quaresima, è posticipata al 27 aprile.

A Pallanza, nella cappella della chiesa di San Leonardo dedicata a Caterina, è una statua, di modesto artigiano locale, che la rappresenta in atto di adorazione del Crocifisso.

2 APRILE:San Francesco da Paola-Serva di Dio Suor Maria Maddalena del Crocifisso( Ersilia Foschi)

  per mano di Cristina Capella
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San Francesco da Paola Eremita e fondatore

2 aprile

Paola, Cosenza, 27 marzo 1416 – Plessis-les-Tours, Francia, 2 aprile 1507

La sua vita fu avvolta in un’aura di soprannaturale dalla nascita alla morte. Nacque a Paola (Cosenza) nel 1416 da genitori in età avanzata devoti di san Francesco, che proprio all’intercessione del santo di Assisi attribuirono la nascita del loro bambino. Di qui il nome e la decisione di indirizzarlo alla vita religiosa nell’ordine francescano. Dopo un anno di prova, tuttavia, il giovane lasciò il convento e proseguì la sua ricerca vocazionale con viaggi e pellegrinaggi. Scelse infine la vita eremitica e si ritirò a Paola in un territorio di proprietà della famiglia. Qui si dedicò alla contemplazione e alle mortificazioni corporali, suscitando stupore e ammirazione tra i concittadini. Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Seguirono la fondazione di numerosi eremi e la nascita della congregazione eremitica paolana detta anche Ordine dei Minimi. La sua approvazione fu agevolata dalla grande fama di taumaturgo di Francesco che operava prodigi a favore di tutti, in particolare dei poveri e degli oppressi. Lo stupore per i miracoli giunse fino in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo. Il re chiese al papa Sisto IV di far arrivare l’eremita paolano al suo capezzale. L’obbedienza prestata dal solitario costretto ad abbandonare l’eremo per trasferirsi a corte fu gravosa ma feconda. Luigi XI non ottenne la guarigione, Francesco fu tuttavia ben voluto ed avviò un periodo di rapporti favorevoli tra il papato e la corte francese. Nei 25 anni che restò in Francia egli rimase un uomo di Dio, un riformatore della vita religiosa. Morì nei pressi di Tours il 2 aprile 1507.

Secondo la tradizione, uno Spirito celeste, forse l’arcangelo Michele, gli apparve mentre pregava, tenendo fra le mani uno scudo luminoso su cui si leggeva la parola “Charitas” e porgendoglielo disse: “Questo sarà lo stemma del tuo Ordine”

Serva di Dio Suor Maria Maddalena del Crocifisso (1690 – 1735)

Ersilia Foschi nacque a Rieti nel 1690. Sposata col nobile Cav. G.B. Bolognini, si era data ad una vita dissipata; ma nelle sacre Missioni si convertì e riparò ai suoi scandali. Morto il marito, rinunciò alle sue ricchezze e si ritirò presso Foligno. In seguito all’apparizione di  san Francesco di Paola, a Perugia dal Provinciale dei Minimi, ne ricevette l’abito, con il nome di suor Maria Maddalena del Crocifisso.

Nel 1746 in Todi alla Rocca , sotto la Regola del Terz’Ordine  fondò il Monastero delle Romite Paolane   e in Porto di Fermo, dove morì in odore di santità il 23 febbraio 1760.

Beata Giuliana Puricelli: 15 agosto

Beata Giuliana Puricelli da Busto Arsizio giulianaweb

Fu la prima compagna della beata Caterina da Pallanza, fondatrice delle Romite Ambrosiane del Sacro Monte di Varese.

Benedetta Biumi, succeduta alla beata Caterina nel governo del monastero nel 1478 e superiora della beata Giuliana per ventitre anni, ne ha lasciato una breve Vita. Vi si legge che Giuliana nacque nel 1427 da una famiglia di contadini abitanti a Cascina Verghera, tra Busto Arsizio e Gallarate. Il luogo viene identificato da alcuni (ad es. il Bondioli) nella Cascina dei Poveri (da qualche anno: Rione Beata Giuliana) nel territorio del comune di Busto Arsizio, da altri con Verghera, frazione del comune di Samarate (ad es. il Sevesi per il quale la beata senz’altro appartenne alla famiglia Puricelli).

Il padre, uomo rozzo e violento, non voleva che la figlia si consacrasse al Signore e la voleva assolutamente maritare. Il 14 ottobre 1454, festa di san Callisto, all’età di ventisette anni Giuliana, recatasi di nascosto al Sacro Monte di Varese, si mise sotto la direzione spirituale della beata Caterina da Pallanza che da qualche anno vi conduceva vita eremitica. Iniziò, con l’autorizzazione di Sisto IV, il 10 agosto 1476 la vita monastica in un convento eretto presso il santuario di Santa Maria del Monte o Sacro Monte di Varese. Giuliana, semplice conversa, essendo analfabeta, visse eroicamente in umiltà, spirito di penitenza, ubbidienza e servizio del prossimo, offrendo, tramite la ruota del monastero, l’acqua fresca ai pellegrini assetati – cosa questa che le Romite Ambrosiane fanno ancor oggi – nutrendo nel suo cuore una devozione profonda a Gesù crocifisso ed alla Beata Vergine Maria, finché la morte non la rapì il 15 agosto 1501 all’età di settantaquattro anni, dopo quarantasette anni di vita religiosa, dei quali ventidue passati in eremitaggio e venticinque in monastero.

Il culto fu confermato, insieme con quello della beata Caterina da Pallanza, la festa di Pentecoste del 1729, dal vescovo di Bobbio in qualità di delegato dell’arcivescovo di Milano, Benedetto Odescalchi; nel 1769 esso venne riconosciuto come esistente ab immemorabili dalla Sacra Congregazione dei Riti e da Clemente XIV.

Il corpo della beata, dapprima sepolto nel cimitero, il 23 ottobre 1650 fu traslato solennemente nel coro del monastero delle Romite Ambrosiane; in seguito, nel 1729, in occasione della conferma diocesana del culto, fu traslato insieme a quello della beata Caterina, in un oratorio appositamente eretto presso il vicino santuario mariano, ove attualmente si trovano, esposti alla venerazione dei fedeli.

La festa di Giuliana che inizialmente ricorreva il 23 ottobre, a ricordo della solenne traslazione del 1650, a partire dal 1770 si celebra il 14 agosto.

Il Martyrologium Romanum ha posto la data di culto al 15 agosto.

Beata Antonia Maria Verna:12 giugno

Beata Antonia Maria Verna (www.mirabileydio.it)

Con la beatificazione presieduta domenica 2 ottobre 2011 dal cardinale Bertone, un’altra splendida figura di donna si è aggiunta alla serie dei santi sociali piemontesi: Antonia Maria Verna, fondatrice delle Suore di Carità dell’Immacolata Concezione (Suore di Ivrea).La fondatrice delle Suore della Carità dell’Immacolata Concezione di Ivrea, nacque a Pasquaro una frazione di Rivarolo Canavese (TO) il 12 giugno 1773. 
Precocemente sentì la chiamata alla vita religiosa, già a 15 anni lasciò la famiglia andandosi ad appartare in un luogo non meglio identificato, dopo un anno nel 1789, ritornò alla casa paterna, dando inizio al suo apostolato tra i fanciulli della frazione, che proseguì fino al 1796-97, quando si trasferì definitivamente a Rivarolo Canavese dando seguito alla sua attività di apostolato.
In seguito frequentò la ‘Scuola del Gesù’ (Istituto Rigoletti) in San Giorgio Canavese, trovandosi così contemporaneamente come maestra in un posto e studente in un altro.
Nel 1806 si unì ad un gruppo di compagne, per espletare quell’apostolato di insegnamento ai fanciulli, istruzione catechistica e assistenza domiciliare agli ammalati, che da sola ormai non riusciva più a far fronte; gettava così le basi a Rivarolo di una nuova Istituzione, che però andò a rilento nella sua realizzazione a causa delle difficoltà e cavilli frapposti dalle autorità civili.
Nel 1819 riuscì ad aprire una casa, finché dopo ventidue anni di continue lotte e speranze, con decreto del 7 marzo 1828, il re Carlo Felice, diede la tanto attesa approvazione sovrana, seguita il 10 giugno dello stesso anno, ad opera del vescovo di Ivrea, dalla vestizione e professione religiosa della fondatrice, madre Antonia Maria Verna e delle prime “Figlie della Carità dell’Immacolata Concezione” nome assunto dalla nuova Congregazione, poi denominata d’Ivrea.
Ne venne confermata superiora e dovette ancora lottare negli anni successivi, in difesa dell’esistenza della sua fondazione, specie negli anni 1834 e 1835.
La “passione del Regno di Dio” fu la padrona del suo animo, sin da quando era fanciulla e il mondo intorno a lei si affannava alla ricerca di un equilibrio che voleva fare a meno di Dio e delle sue leggi; questa passione fu l’unica legge della sua vita.
Sfinita dalle lotte ma con l’animo sereno, dopo breve malattia morì a Rivarolo Canavese il 25 dicembre 1838 e tumulata nel sotterraneo della chiesa parrocchiale.

Icona della MADRE DI DIO ” Maria Ausiliatrice-Gioia di tutti gli afflitti”: 24 maggio/ottobre

Madre di Dio” Maria Ausiliatrice-Gioia di tutti gli afflitti”

Il 24 maggio si festeggia  Maria Ausiliatrice   che venne così invocata dai reduci vittoriosi della battaglia  di Lepanto (1571) contro  la flotta musulmana e che  sulla via ritorno,   passarono

da Loreto per ringraziare la Madonna.Agli antichi titoli di ‘Consolatrix  afflictorum’ (Consolatrice degli afflitti) e ‘Refugium peccatorum’ (Rifugio dei peccatori), si aggiunse così ‘Auxilium Christianorum’ (Aiuto dei cristiani).

Mentre il 24 ottobre (altro mese mariano) è la festa dell’ icona  “Gioia di tutti gli afflitti”.

L’ icona degli “afflitti” fu glorificata nel 1688 dopo l’intercessione e la miracolosa guarigione della sorella del patriarca Ioachim

 Kondak 1

“Echeggino i nostri accenti di vittoria in tuo onore, Regina invincibile che ci salvi da una morte eterna, Madre di Dio, Vergine sovrana, per mezzo della grazia che sparge Cristo da te nato; verso di te salgono le lodi, i canti di azione di grazia dei tuoi servitori. Col tuo braccio potente innalza intorno a noi il più solido dei baluardi. Salvaci da ogni pericolo, affrettati a soccorrere i fedeli che cantano:

‘Rallegrati, o nostra Signora,
Ricerca delle anime perdute
e Gioia di tutti gli afflitti’.

Ikos 1

Dal cielo fu mandato un Angelo di alto rango per dire alla Madre di Dio: ‘Rallegrati, o benedetta fra le donne, Genitrice di Cristo il Figlio di Dio!’.

Per questo , malgrado  le nostre colpe noi speriamo in te e con affetto ti acclamiamo:

‘Rallegrati, benevolenza di Dio verso i peccatori; rallegrati, potente avvocata dei penitenti presso il Signore nostro Dio; rallegrati, richiamo di Adamo caduto; rallegrati, perché anche Eva non piange più.

Rallegrati, tu rimuovi l’impurità dai peccatori; rallegrati, tu hai messo al mondo il Redentore che purifica le nostre iniquità; rallegrati, mirabile riconciliazione di tutti con Dio.

Rallegrati, ponte che conduce dalla morte alla vita; rallegrati, tu salvi il mondo dal diluvio del peccato; rallegrati, scala celeste che il Signore discese fino a noi; rallegrati, causa dell’universale divinizzazione.

Rallegrati, Ricerca delle anime perdute e Gioia di tutti gli afflitti’.

MADRE DI DIO Ausiliatrice 
                               24 maggio Auxilium Christianorum”; ‘Aiuto dei Cristiani’, è il 
                  titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e 
                  così viene invocata anche nelle litanie  Lauretane . 

                  La grande occasione dell’utilizzo ufficiale del titolo Auxilium Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande 
                  papa mariano e domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò 
                  le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, 
                  minacciati da secoli dai turchi arrivati fino a Vienna, e che 
                  nella grande battaglia navale di Lepanto (1571) affrontarono e 
                  vinsero la flotta musulmana. 
                  Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria, la 
                  festa del S. Rosario, ma la riconoscente invocazione alla 
                  celeste Protettrice come “Auxilium Christianorum”, non sembra 
                  doversi attribuire direttamente al papa, come venne poi detto, 
                  ma ai reduci vittoriosi che ritornando dalla battaglia, 
                  passarono per Loreto a ringraziare la Madonna; lo stendardo 
                  della flotta invece, fu inviato nella chiesa dedicata a Maria 
                  a Gaeta dove è ancora conservato. 
                  Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò in questa 
                  invocazione; il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande 
                  quadro commemorativo della battaglia di Lepanto, nel Palazzo 
                  Ducale: “Né potenza, né armi, né condottieri ci hanno condotto 
                  alla vittoria, ma Maria del Rosario” e così a fianco agli 
                  antichi titoli di ‘Consolatrix afflictorum’ (Consolatrice 
                  degli afflitti) e ‘Refugium peccatorum’ (Rifugio dei 
                  peccatori), si aggiunse per il popolo e per la Chiesa Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani). 
                  Il culto pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli 
                  alti e bassi, finché nell’Ottocento due grandi figure della 
                  santità cattolica, per strade diverse, ravvivarono la 
                  devozione per la Madonna del Rosario con il beato Bartolo 
                  Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con s. Giovanni 
                  Bosco a Torino. 
                  Il grande educatore ed innovatore torinese, pose la sua opera 
                  di sacerdote e fondatore sin dall’inizio, sotto la protezione 
                  e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni 
                  necessità, specie quando le cose andavano per le lunghe e 
                  s’ingarbugliavano; a Lei diceva: "E allora incominciamo a fare 
                  qualcosa?". S. Giovanni Bosco, nato il 16 agosto 1815 presso 
                  Castelnuovo d’Asti e ordinato sacerdote nel 1841, fu il più 
                  grande devoto e propagatore del culto a Maria Ausiliatrice, la 
                  cui festa era stata istituita sotto questo titolo e posta al 
                  24 maggio, qualche decennio prima, dal papa Pio VII il 24 
                  maggio 1815, in ringraziamento a Maria per la sua liberazione 
                  dalla ormai quinquennale prigionia napoleonica. 
                  Il grande sacerdote, apostolo della gioventù, fece erigere in 
                  soli tre anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice 
                  nella cittadella salesiana di Valdocco - Torino; sotto la Sua 
                  materna protezione pose gli Istituti religiosi da lui fondati 
                  e ormai sparsi in tutto il mondo: la Congregazione di S. 
                  Francesco di Sales, sacerdoti chiamati normalmente ‘Salesiani 
                  di don Bosco’; le ‘Figlie di Maria Ausiliatrice’ suore fondate 
                  con la collaborazione di s. Maria Domenica Mazzarello e per 
                  ultimi i ‘Cooperatori Salesiani’ per laici e sacerdoti che 
                  intendono vivere lo spirito di ‘Don Bosco’, come è 
                  generalmente chiamato. 
                  Le Congregazioni sono così numerose, che si vede con 
                  gratitudine la benevola protezione di Maria Ausiliatrice nella 
                  diffusione di tante opere assistenziali ed a favore della 
                  gioventù. 
                  Ormai la Madonna Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di Don 
                  Bosco’ essa è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, 
                  che ha dato alla Chiesa una schiera di santi, beati, 
                  venerabili e servi di Dio; tutti figli che si sono affidati 
                  all’aiuto della più dolce e potente delle madri. 
                  Interi Continenti e Nazioni hanno Maria Ausiliatrice come 
                  celeste Patrona: l’Australia cattolica dal 1844, la Cina dal 
                  1924, l’Argentina dal 1949, la Polonia fin dai primi decenni 
                  del 1800, diffusissima e antica è la devozione nei Paesi 
                  dell’Est Europeo. 

                  Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo 
                  cristiano nella sua continua lotta per la diffusione del Regno 
                  di Dio. 

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Beate Caterina Morigi di Pallanza e Giuliana Puricelli da Busto Arsizio :27 Aprile

         

Beate Caterina e Giuliana

27 aprile

Caterina, nata a Pallanza agli inizi del secolo XV, fu educata a Milano.

Il 24 aprile 1452 salì all’eremo del Sacro Monte, dove trascorse una vita di penitenza sorretta dalla contemplazione dell’” amoroso Christo crocifixo”.

La giornata di Caterina si consumava nella prolungata e commossa lettura della parola di Dio:

“Ogni giorno Caterina recitava il Passio di S. Giovanni e lo diceva con tanto fervore, devozione e lacrime che noi stimavamo che lo Spirito Santo glie lo avesse insegnato”.

Caterina vedeva lo Sposo Crocifisso e sofferente nella Sua umanità e desiderava condividerne la passione per la salvezza della sua anima e del mondo intero; nella sua prolungata meditazione non si fermava al mistero della passione di Cristo ma con gli occhi del cuore :

vedeva il suo Salvatore in cielo tra i cori degli angeli e ne gioiva così intensamente da dimenticare ogni altra cosa“.

Morì il 6 aprile 1478 lasciando il testamento della carità e dell’obbedienza alla volontà di Dio.

Il 14 ottobre 1454 raggiunse Caterina nell’eremo del Sacro Monte, Giuliana, nata nei pressi di Busto Verghera nel 1427.

Giuliana era un’anima umile, forse analfabeta e quindi pregava in modo semplice e, non sapendo affrontare le meditazioni delle Sacre Scritture, ripeteva infinite volte l’Ave Maria e il Padre Nostro, sempre con gioia.

Era così affabile, pura e allegra che si mostrava a tutti con un viso angelico.

Dopo una vita consumata nelle incessanti preghiere alla Madonna, Giuliana ebbe il privilegio di contemplare la Vergine in un tripudio di angeli.

Morì nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 1501 nella solennità dell’Assunzione.

Il Monastero delle Romite Ambrosiane, sotto la Regola di S. Agostino, gode della protezione particolare dell’Arcangelo S. Michele.

Beata Caterina e Beata Giuliana,

il vostro aiuto ci sostenga affinché vi possiamo imitare

nell’amore della contemplazione e nella sequela del Cristo Crocifisso.

Pregate perché crescano in noi la santa pazienza,

la continua perseveranza e la confidenza nella bontà di Dio.

Cedete a noi quei doni che voi stesse lasciaste quale vostro testamento:

che abbiamo carità e amore gli uni per gli altri

e che sempre cerchiamo di vivere secondo la volontà di Dio.

 

(2014 )Beate Caterina e Giuliana :  Romite Ambrosiane

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Beate Caterina e Giuliana

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Santa Angela Merici: 27 gennaio

Icona di santa Angela

Icona di santa Angela Merici

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                Desenzano sul Garda (Brescia), 21 marzo 1474 – Brescia, 27 gennaio 1540                                                      Angela Merici fondò nel 1535 la Compagnia di Sant’Orsola, congregazione le cui suore sono note come Orsoline. Le sua idea di aprire scuole per le ragazze era rivoluzionaria per un’epoca in cui l’educazione era privilegio quasi solo maschile. Nata nel 1474 a Desenzano del Garda (Brescia) in una povera famiglia contadina, entrò giovanissima tra le Terziarie francescane(delle quali indossò l’abito). Rimasta orfana di entrambi i genitori a 15 anni, partì pellegrina per la Terra Santa(ha in mano bordone e bisaccia). avvenne Giunta però per vedere i luoghi di Gesù, rimase colpita da cecità temporanea. Ebbe la visione di una luce e una scala che saliva in cielo, dove la attendevano schiere di fanciulle. Compresa la sua missione, tornata in patria, diede vita alla nuova congregazione, le cui prime aderenti vestivano come le altre ragazze di campagna. La regola venne stampata dopo la morte, avvenuta a Brescia il 27 gennaio del 1540

Santa Francesca Cabrini: 22 dicembre

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Santa Francesca Saverio Cabrini Vergine
22 dicembre
S. Angelo Lodigiano, 1850 – Chicago, 1917
Una fragile quanto straordinaria maestrina di Sant’Angelo Lodigiano. In questo ritratto si colloca la figura di Francesca Saverio Cabrini. Nata nella cittadina lombarda nel 1850 e morta negli Stati Uniti in terra di missione, a Chicago. Orfana di padre e di madre, Francesca avrebbe voluto chiudersi in convento, ma non fu accettata a causa della sua malferma salute. Prese allora l’incarico di accudire a un orfanotrofio, affidatole dal parroco di Codogno. La giovane, da poco diplomata maestra, fece molto di più: invogliò alcune compagne a unirsi a lei, costituendo il primo nucleo delle Suore missionarie del Sacro Cuore, poste sotto la protezione di un intrepido missionario, san Francesco Saverio, di cui ella stessa, pronunciando i voti religiosi, assunse il nome. Portò il suo carisma missionario negli Stati Uniti, tra gli italiani che vi avevano cercato fortuna. Per questo divenne la patrona dei migranti. Nel giorno della morte il suo corpo venne traslato a New York alla «Mother Cabrini High School», vicino ai suoi «figli». (Avvenire)

4 ottobre :San Francesco di Assisi

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SAN FRANCESCO D’ASSISI

san Francesco di Assisi . http://www.mirabileydio.it

Anche gli ortodossi che hanno avuto la fortuna di conoscere San Francesco guardano a Lui con vera devozione e riconoscono in Lui

molti tratti della propria Santità.

I Russi lo paragonano volentieri ad alcuni dei loro grandi Santi : Sergio di Radonetz e Serafino di Sarov.

Nell’ officiatura ortodossa si trovano le seguenti orazioni:

“La tua gloria,venerato padre Francesco,

come luna splendente è passata dall’Occidente all’Oriente.

Per sposa hai preso la santa povertà disdegnando la gloria di questo mondo

e la ricchezza che si corrompe,

e hai comunicato alle sofferenze di Cristo.

Riconcilia l’Oriente con l’Occidente,

procurando loro,

per mezzo delle tue preghiere,

l’unità.

Proteggi la Chiesa nel mondo intero,

padre ammirabile,Francesco illustre,

vaso spirituale dal quale emana,

come dolce profumo,

la grazia dello Spirito Santo.”

“O tu che sei la gloria dell’Italia,il suo intercessore con Antonio e Benedetto,

per le tue preghiere conserva anche la terra russa,

o venerato padre che ti rallegri in Cielo assiema a Teodosio,Sergio e Serafino.

Di tutti i sofferenti sii protettore e con le tue preghiere accorri in soccorso dei fedeli che celebrano te,

venerabile padre Francesco.”

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Santa Beatrice de Silva:17 agosto

 

Santa Beatrice de Silva Meneses Fondatrice
17 agosto
Beatrice nacque a Ceuta (Nord Africa,dominio portoghese )nel 1424 in una
famiglia nobile,
sorella del beato Amedeo de Silva e imparentata con la
famiglia reale portoghese. Accompagnò l’Infante Isabella del
Portogallo come dama di onore, quando questa nel 1447 sposò
Giovanni II di Castiglia; la sua bellezza e la sua virtù,
attirò i nobili castigliani, che si contesero la sua amicizia
e il suo amore; ciò suscitò la gelosia della regina Isabella
che la maltrattò, fino a chiuderla per tre giorni in una
cassapanca, mettendola a rischio di perdere la vita.
Una volta liberata, fece voto di castità e di nascosto, partì
diretta a Toledo; la tradizione dice che l’accompagnarono nel
viaggio le apparizioni di s. Francesco d’Assisi e di s.
Antonio di Padova; giunta a Toledo entrò nel monastero
di S. Domenico “El Real”, dove visse per circa 30 anni.
Ma in lei già da tempo vi era il desiderio di fondare un nuovo
Ordine religioso in onore dell’Immacolata Concezione, per
questo scopo ottenne l’appoggio di Isabella la Cattolica
(1451-1504), figlia di Giovanni II e dal 1474 regina di
Castiglia e poi regina di Spagna nel 1479, dopo l’unione dei
due regni di Castiglia e d’Aragona; la regina le donò il suo
palazzo di Galiana in Toledo, con l’annessa chiesa di Santa
Fè.
Beatrice nel 1484 si trasferì nella nuova residenza con dodici
compagne, dando così inizio ad una nuova Famiglia monastica,
l’Ordine della Immacolata Concezione, la cui Regola venne
scritta da lei stessa. L’Ordine fu approvato da papa Innocenzo
VIII il 30 aprile 1489.
Dopo aver ricevuto l’abito ed emesso i voti religiosi, morì a
Toledo il 1° settembre 1490, alla vigilia della professione
religiosa del primo gruppo del nuovo Ordine; precursore del
culto e della teologia del dogma dell’Immacolata Concezione,
che sarà proclamato circa 400 anni dopo da Pio IX.
Il suo culto instauratosi spontaneamente nel mondo francescano
e iberico, fu confermato con il titolo di beata il 28 luglio
1926; papa Paolo VI l’ha canonizzata il 3 ottobre 1976.
Proclamandola santa nel 1976, PaoloVI ricordava ancora:
«Nessuna parola
di questa santa è pervenuta a noi nellesue
sillabe testuali, nessuna eco della
sua voce»; ma la sua
opera è viva nella«nuova e tuttora fiorentissima
famiglia
religiosa da lei fondata».
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Icona Santa Beatrice
Santa Beatrice

Icona di Santa Chiara di Assisi(11 agosto)www.mirabileydio.it

 

 

Santa Chiara Vergine

11 agosto

(Assisi, 1193/1194 – Assisi, 11 agosto 1253 )

Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per

restituirli al padre Bernardone.

Conquistata dall’esempio di

Francesco, Chiara sette anni dopo fugge da casa per

raggiungerlo alla Porziuncola.

Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano,

per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa.

Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda

l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito

Clarisse) di cui è nominata badessa e dove Francesco detta una

prima Regola.

Chiara scrive successivamente la Regola

definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il

«privilegio della povertà». Per aver contemplato, in una Notte

di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti

delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli

Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della

televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di

diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS.

Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243.

Nella tavola del “maestro di Santa Chiara”(1283),conservata ad Assisi nella Basilica della santa,circondata da otto episodi della sua vita ,Santa Chiara ,regge una croce, indicandola

con la mano destra.

Nell’iconografia bizantina questo gesto starebbe ad indicare una morte

per martirio ,ma qui si tratta invece di un martirio spirituale e di un richiamo alla venerazione

che Santa Chiara ebbe per quel Crocifisso di S.Damiano ,

che invitò San Francesco a ricostruire

la Sua casa e che nell’aspetto materiale si concretizzò nell’edificazione del monastero per Chiara

e le sue compagne .

Santa Chiara è rappresentata quale legittima erede di Francesco e

interprete veritiera del suo messaggio.

BEATA MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE :29 novembre www.mirabileydio.it

ICONA DELLA BEATA MARIA MADDALENA DELL’INCARNAZIONE
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mariamadincarn-agoatinoweb.jpg

 

 

 

L’icona di un santo concentra gli elementi essenziali , di quell’originale profumo di santità che ,come incenso, sale gradito a Dio .
Così nell’icona della Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione
nel centro,in alto è posta la Madre di Dio “Orante”(icona detta:”Coppa inesauribile”di Serpukhov)con Gesù Cristo-Eucaristia ,che benedicente emerge dal calice e come Agnello Santo ” E’ sempre mangiato e mai si consuma”.

Suor Maria Maddalena vive immersa nella contemplazione dell’Eucaristia,dove amore e dolore si fondono.
Scrive nell’atto di fede:”Credo che tu sei lo stesso che fosti concepito nel grembo di Maria Vergine,degnissima tua Madre ,che nascesti da Lei in una stalla e fosti collocato in una mangiatoia…La tua parola,o Verbo increato e incarnato,o Verità Infallibile,mi basta.Tu hai detto:”Questo è il mio corpo”;io non cerco altro;io credo perché  Tu lo hai detto e sono pronta a dare anche la vita per la confessione di tale verità”.

L’abito monastico ,secondo la visione che la Beata ebbe nel 1789 è di tre colori:bianco,che indica la fede,la purezza e la grazia che deve colmare l’anima delle Adoratrici che fissano lo sguardo su Gesù Eucaristia;nero,significa la morte a se stesse e al mondo per vivere solo per Dio;rosso il colore del sangue versato sulla Croce,è l’amore ed il sacrificio che devono permeare l’esistenza delle religiose.

La Regola scelta per la nuova Fondazione è sul modello di quella agostiniana,basata sull’amore scambievole .
Nella introduzione della Regola compaiono le stesse parole della premessa della Regola di Sant’Agostino:”Prima di ogni altra cosa ,sorelle carissime,amiamo Dio e Amiamo il prossimo ,perchè sono questi i principali comandamenti datici dal Signore”.

Nel primo capitolo:”Il fine per cui vi siete riunite ,è che viviate concordi
nella medesima casa e che abbiate un’anima sola ed un cuor solo
protesi verso Dio”.

L’Adorazione dell’Eucaristia,vincolo di Comunione e di Unità ,segno perenne dell’Amore di Dio per gli uomini , si sposa con l’aspirazione alla perfezione
dell’amore reciproco fino al conseguimento dell'”anima unica” tra le consorelle.

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