Santuario di Vicoforte maggio 2016 ICONE SACRE: I 20 MISTERI DEL ROSARIO

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Video della mostra ICONE SACRE :I 20 MISTERI DEL ROSARIO al Santuario di Vicoforte -2016-
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San Tommaso Apostolo :3 luglio

Icona dell'incredulità di Tommaso (2014)
Icona dell’incredulità di Tommaso (2014)

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 San Tommaso Apostolo

3 luglio

Maria Assunta in Cielo consegna Cintura a San Tommaso

Palestina – India meridionale (?), primo secolo dell’èra cristiana

Chiamato da Gesù tra i Dodici. Si presenta al capitolo 11 di Giovanni quando il Maestro decide di tornare in Giudea per andare a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli temono i rischi, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: «Andiamo anche noi a morire con lui», deciso a non abbandonare Gesù. Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Dopo la morte del Signore, sentendo parlare di risurrezione «solo da loro», esige di toccare con mano. Quando però, otto giorni dopo, Gesù viene e lo invita a controllare esclamerà: «Mio Signore e mio Dio!», come nessuno finora aveva mai fatto. A metà del VI secolo, un mercante egiziano scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo.

Sono passati nove anni e Tommaso  è diventato uno degli Apostoli più intrepidi, portando il Vangelo ai confini della Persia e in India. Secondo la  tradizione che ci è arrivata, lui era in una di queste lontane regioni quando  ricevette un messaggio da San Pietro, secondo la quale lui doveva ritornare al più presto a Gerusalemme perché Maria, la Madonna, stava per  lasciarli e voleva  dire addio a tutti. Tommaso però  era arrivò in ritardo. La Madre di Dio era già salita al cielo.

San Tommaso, ancora una volta guidato dallo scetticismo era dubbioso  sull’Assunzione della Madre di Dio e  chiese a San Pietro che aprisse la sepoltura per poter confermare con i propri occhi quello che era accaduto. Realizzato il suo desiderio, verificò che la sepoltura era piena soltanto di gigli e rose. Proprio in quel momento, alzando gli occhi al cielo, Tommaso vide Nostra Signora della Gloria, che gli  lanciava la cintura   come  simbolo di protezione e benedizione  .

29 giugno :Santi Pietro e Paolo

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Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 295, 1-2. 4. 7-8; PL 38, 1348-1352)

Il martirio dei santi apostoli Pietro e Paolo ha reso sacro per noi questo giorno. Noi non parliamo di martiri poco conosciuti; infatti «per tutta la terra si diffonde la loro voce ai confini del mondo la loro parola» (Sal 18, 5). Questi martiri hanno visto ciò che hanno predicato. Hanno seguito la giustizia. Hanno testimoniato la verità e sono morti per essa.

Il beato Pietro, il primo degli apostoli, dotato di un ardente amore verso Cristo, ha avuto la grazia di sentirsi dire da lui: «E io ti dico: Tu sei Pietro» (Mt 16, 18). E precedentemente Pietro si era rivolto a Gesù dicendo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16, 16). E Gesù aveva affermato come risposta: «E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa» (Mt 16, 18). Su questa pietra stabilirò la fede che tu professi. Fonderò la mia chiesa sulla tua affermazione: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Tu infatti sei Pietro. Pietro deriva da pietra e non pietra da Pietro. Pietro deriva da pietra, come cristiano da Cristo.

Il Signore Gesù, come già sapete, scelse prima della passione i suoi discepoli, che chiamò apostoli. Tra costoro solamente Pietro ricevette l’incarico di impersonare quasi in tutti i luoghi l’intera Chiesa. Ed è stato in forza di questa personificazione di tutta la Chiesa che ha meritato di sentirsi dire da Cristo: «A te darò le chiavi del regno dei cieli» (Mt 16, 19). Ma queste chiavi le ha ricevute non un uomo solo, ma l’intera Chiesa. Da questo fatto deriva la grandezza di Pietro, perché egli è la personificazione dell’universalità e dell’unità della Chiesa. «A te darò» quello che è stato affidato a tutti. E’ ciò che intende dire Cristo. E perché sappiate che è stata la Chiesa a ricevere le chiavi del regno dei cieli, ponete attenzione a quello che il Signore dice in un’altra circostanza: «Ricevete lo Spirito Santo» e subito aggiunge: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 22-23).

Giustamente anche dopo la risurrezione il Signore affidò allo stesso Pietro l’incombenza di pascere il suo gregge. E questo non perché meritò egli solo, tra i discepoli, un tale compito, ma perché quando Cristo si rivolge ad uno vuole esprimere l’unità. Si rivolge da principio a Pietro, perché Pietro è il primo degli apostoli.

Non rattristarti, o apostolo. Rispondi una prima, una seconda, una terza volta. Vinca tre volte nell’amore la testimonianza, come la presunzione è stata vinta tre volte dal timore. Deve essere sciolto tre volte ciò che hai legato tre volte. Sciogli per mezzo dell’amore ciò che avevi legato per timore.

E così il Signore una prima, una seconda, una terza volta affidò le sue pecorelle a Pietro.

Un solo giorno è consacrato alla festa dei due apostoli. Ma anch’essi erano una cosa sola. Benché siano stati martirizzati in giorni diversi, erano una cosa sola. Pietro precedette, Paolo seguì. Celebriamo perciò questo giorno di festa, consacrato per noi dal sangue degli apostoli.

Amiamone la fede, la vita, le fatiche, le sofferenze, le testimonianze e la predicazione.

San Marco Evangelista : 25 Aprile

San Marco Evangelista(www.mirabileydio.it)

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SAN MARCO EVANGELISTA

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Pare che il secondo evangelista avesse due nomi,quello ebraico di Giovanni e quello romano di Marco.

Era figlio di una delle tante Maria di Gerusalemme che seguirono devotamente Gesù e poi ospitarono i Suoi primi seguaci.

 

Si crede che Marco,giovinetto,assistesse alla cattura di Gesù nell’orto degli ulivi e che proprio alla sua casa bussasse S.Pietro la notte in cui l’Angelo lo liberò dalle catene.

Ma anche se il giovane Marco non conobbe direttamente il Redentore,seppe da Pietro tutto ciò che aveva fatto e aveva detto.

Seguì l’Apostolo,suo padre spirituale,a Roma dove ascoltò assiduamente la sua catechesi.

 

San Marco avrebbe predicato il Vangelo di Cristo non solo a Roma ma anche ad Alessandria d’Egitto dove avrebbe fondato la prima Chiesa e dove sarebbe stato martirizzato.

 

Nell’828 due mercanti veneziani trafugarono il corpo dell’Evangelista per sottrarlo alla terra dominata dagli infedeli.Le reliquie di San Marco giunsero nella città di Venezia dove furono poste nella Basilica che porta il suo nome.

 

San Luca :18 ottobre

San Luca Evangelista

18 ottobre

San Luca-ICONOGRAFO
San Luca EVANGELISTA- ICONOGRAFO

ICONA DI SAN LUCA EVANGELISTA ICONOGRAFO,2005

 

Antiochia di Siria – Roma (?) – Primo secolo dopo Cristo

Con la dedica fatta a Teofilo(amante Dio) che doveva essere  un cristiano eminente ,

egli segue l’uso degli scrittori classici, che appunto erano soliti dedicare le loro opere

a  personaggi insigni.

Luca, infatti, ha studiato, è medico, e tra gli evangelisti è l’unico non ebreo.

Forse viene da Antiochia di Siria (oggi Antakya, in Turchia).

Un convertito, un ex pagano, che Paolo di Tarso si associa nell’apostolato, chiamandolo “compagno di lavoro” (Filemone 24) e indicandolo nella Lettera ai Colossesi come

“caro medico” (4,14). Il medico segue Paolo dappertutto, anche in prigionia: due volte.

E la seconda, mentre in un duro carcere attende il supplizio, Paolo scrive a Timoteo che ormai tutti lo hanno abbandonato. Meno uno: “Solo Luca è con me” (2Timoteo 4,11).

E questa è l’ultima notizia certa dell’evangelista.

Luca scrive il suo vangelo per i cristiani venuti dal paganesimo.

Non ha mai visto Gesù, e si basa sui testimoni diretti, tra cui probabilmente alcune donne, fra le prime che risposero all’annuncio.

C’è un’ampia presenza femminile nel suo vangelo, cominciando naturalmente dalla Madre di Gesù: Luca è attento alle sue parole, ai suoi gesti, ai suoi  silenzi.

Di Gesù egli sottolinea l’invitta misericordia, e quella forza che uscendo da lui “sanava tutti”: Gesù medico universale, chino su tutte le sofferenze.

Gesù onnipotente e “mansueto” come lo credeva Dante nelle parole di Luca.

Gli Atti degli Apostoli raccontano il primo espandersi della Chiesa cristiana fuori di Palestina, con i problemi e i traumi di questa universalizzazione.

Nella seconda parte è dominante l’attività apostolica di Paolo, dall’Asia all’Europa;

e qui Luca si mostra attraente narratore quando descrive il viaggio, la tempesta,

il naufragio, le buone accoglienze e le persecuzioni, i tumulti e le dispute, gli arresti, dal porto di Cesarea Marittima fino a Roma e alle sue carceri.

Secondo un’antica tradizione, Luca sarebbe stato anche il primo pittore  della Madre di Dio ,così finemente ritratta nel suo vangelo ; numerose  sono le icone della Madre di Dio a lui attribuite. Per questa ragione è il patrono degli iconografi.

O santo Apostolo ed Evangelista Luca, intercedi presso il misericordioso Dio, perché conceda alle anime nostre il perdono dei peccati.(tropario)

San Giovanni Evangelista

san Giovanni
san Giovanni evangelista                             (www.mirabileydio.it)                                                                   San Giovanni Apostolo ed evangelista                                             27 dicembre                                                                                     Betsaida              Iulia, I secolo – Efeso, 104 ca.                                Il più giovane e il più longevo degli Apostoli; il discepolo più presente nei grandi avvenimenti della vita di Gesù; autore del quarto Vangelo, opera essenzialmente dottrinale e dell’Apocalisse, unico libro profetico del Nuovo Testamento.Giovanni era originario della Galilea, di una zona sulle rive del lago di Tiberiade (forse Betsaida Iulia), figlio di Zebedeo e di Salome, fratello di Giacomo il Maggiore; la madre era nel gruppo di donne che seguivano ed assistevano Gesù salendo fino al Calvario, forse era cugina della Madonna; il padre aveva una piccola impresa di pesca sul lago  con dipendenti.Pur essendo benestante e con conoscenze nelle alte sfere sacerdotali, non era mai stato alla scuola dei rabbini e quindi era considerato come ‘illetterato e popolano’, tale che qualche studioso ha avanzato l’ipotesi che lui abbia solo dettato le sue opere, scritte da un suo discepolo.Giovanni è da considerarsi in ordine temporale come il primo degli apostoli conosciuto da Gesù, come è l’ultimo degli Apostoli viventi, con cui si conclude la missione apostolica tesa ad illuminare la Rivelazione.Infatti egli era già discepolo di s. Giovanni Battista, quandoquesti additò a lui ed Andrea Gesù che passava, dicendo “Eccol’Agnello di Dio” e i due discepoli udito ciò presero aseguire Gesù, il quale accortosi di loro domandò: “Checercate?” e loro risposero: “Rabbi dove abiti?” e Gesù li invitò a seguirlo fino al suo alloggio, dove si fermarono per quel giorno; “erano le quattro del pomeriggio”, specifica lui stesso, a conferma della forte impressione riportata da quell’ incontro.In seguito si unì agli altri apostoli, quando Gesù passando sulla riva del lago, secondo il Vangelo di Matteo, chiamò lui e il fratello Giacomo intenti a rammendare le reti, a seguirlo ed essi “subito, lasciata la barca e il padre loro, lo seguirono”.Da allora ebbe uno speciale posto nel collegio apostolico, era il più giovane ma nell’ elenco è sempre nominato fra i primi quattro, fu prediletto da Pietro, forse suo compaesano, ma soprattutto da Gesù al punto che Giovanni nel Vangelo chiama se stesso “il discepolo che Gesù amava”.Fra i discepoli di Gesù fu infatti tra gli intimi con Pietro eil fratello Giacomo, che accompagnarono il Maestro nelleoccasioni più importanti, come quando risuscitò la figlia diGiairo, nella Trasfigurazione sul Monte Tabor, nell’agonia delGetsemani.Con Pietro si recò a preparare la cena pasquale e in questaultima cena a Gerusalemme ebbe un posto d’onore alla destra diGesù, e dietro richiesta di Pietro, Giovanni appoggiando congesto di consolazione e affetto la testa sul petto di Gesù,gli chiese il nome del traditore fra loro.Tale scena di alta drammaticità, è stata nei secoli raffigurata nell’ “Ultima Cena” di tanti celebri artisti. Dopo essere scappato con tutti gli altri, quando Gesù fu catturato,lo seguì con Pietro durante il processo e unico tra gli Apostoli si trovò ai piedi della croce accanto a Maria, della quale si prese cura, avendola Gesù affidatagliela dalla croce.Fu insieme a Pietro, il primo a ricevere l’annunzio del sepolcro vuoto da parte della Maddalena e con Pietro corse al sepolcro giungendovi per primo perché più giovane, ma per rispetto a Pietro non entrò, fermandosi all’ingresso; entrato dopo di lui poté vedere per terra i panni in cui era avvolto Gesù, la vista di ciò gli illuminò la mente e credette nella Resurrezione forse anche prima di Pietro, che se ne tornava meravigliato dell’accaduto.Giovanni fu presente alle successive apparizioni di Gesù agli apostoli riuniti e il primo a riconoscerlo quando avvenne la pesca miracolosa sul lago di Tiberiade; assistette al conferimento del primato a Pietro; insieme ad altri apostoli ricevette da Gesù la solenne missione apostolica e la promessa dello Spirito Santo, che ricevette nella Pentecoste insieme agli altri e Maria.Seguì quasi sempre Pietro nel suo apostolato, era con lui quando operò il primo clamoroso miracolo della guarigione dello storpio alla porta del tempio chiamata “Bella”; insieme a Pietro fu più volte arrestato dal Sinedrio a causa della loro predicazione, fu flagellato insieme al gruppo degli arrestati.Con Pietro, narrano gli Atti degli Apostoli, fu inviato inSamaria a consolidare la fede già diffusa da Filippo.San Paolo verso l’anno 53, lo qualificò insieme a Pietro eGiacomo il Maggiore come ‘colonne’ della nascente Chiesa.Il fratello Giacomo fu decapitato verso il 42 da Erode AgrippaI, protomartire fra gli Apostoli; Giovanni, secondo antiche tradizioni, lasciata definitivamente Gerusalemme (nel 57 già non c’era più) prese a diffondere il cristianesimo nell ’Asia Minore, reggendo la Chiesa di Efeso e altre comunità della regione.Anche Giovanni adempì la profezia di Gesù di imitarlo nella passione; anche se non subì il martirio come il fratello e gli altri apostoli, dovette patire la persecuzione di Domiziano(51-96) la seconda contro i cristiani, che negli ultimi anni del suo impero, 95 ca., conosciuta la fama dell’apostolo, lo convocò a Roma e dopo averlo fatto rasare i capelli in segno di scherno, lo fece immergere in una caldaia di olio bollente davanti alla porta Latina; ma Giovanni ne uscì incolume.Ancora oggi un tempietto ottagonale disegnato dal Bramante ecompletato dal Borromini, ricorda il leggendario miracolo.Fu poi esiliato nell’isola di Patmos (arcipelago delle Sporadia circa 70 km da Efeso) a causa della sua predicazione e della testimonianza di Gesù. Dopo la morte di Domiziano, salì altrono l’imperatore Nerva (96-98) tollerante verso i cristiani;quindi Giovanni poté tornare ad Efeso dove continuò adesortare i fedeli all’amore fraterno, finché ultracentenariomorì verso il 104, cosicché il più giovane degli Apostoli, ilvergine perché non si sposò, visse più a lungo di tuttiportando con la sua testimonianza, l’insegnamento di Cristofino ai cristiani del II secolo.Sulla sua tomba ad Efeso, fu edificata nei secoli V e VI unamagnifica basilica. In vita la tradizione e gli antichiscritti gli attribuiscono svariati prodigi, come di essersisalvato senza danno da un avvelenamento e dopo essere statobuttato in mare; ad Efeso risuscitò anche un morto.Alle riunioni dei suoi discepoli, ormai vecchissimo, venivatrasportato a braccia, ripetendo soltanto “Figlioli, amatevigli uni gli altri” e a chi gli domandava perché ripetevasempre la stessa frase, rispose: “ Perché è precetto delSignore, se questo solo si compia, basta”.Fra tutti gli apostoli e i discepoli, Giovanni fu la figura più luminosa e più completa, dalla sua giovinezza trasse l’ardore nel seguire Gesù e dalla sua longevità la saggezza della sua dottrina e della sua guida apostolica, indicando nella Grazia la base naturale del vivere cristiano.La sua propensione più alla contemplazione che all’azione, nondeve far credere ad una figura fantasiosa e delicata, anzi fucaldo e impetuoso, tanto da essere chiamato insieme alfratello Giacomo ‘figlio del tuono’, ma sempre zelante intutto.Teologo altissimo, specie nel mettere in risalto la divinitàdi Gesù, mistico sublime fu anche storico scrupoloso,sottolineando accuratamente l’umanità di Cristo, raccontandoparticolari umani che gli altri evangelisti non fanno, come lacacciata dei mercanti dal tempio, il sedersi stanco, ilpiangere per Lazzaro, la sete sulla croce, il proclamarsiuomo, ecc.Giovanni è chiamato giustamente l’Evangelista della carità eil teologo della verità e luce, egli poté penetrare la verità,perché si era fatto penetrare dal divino amore.Il suo Vangelo, il quarto, ebbe a partire dal II secolo la definizione di “Vangelo spirituale” che l’ha accompagnato nei secoli; Origene nel III secolo, per la sua alta qualità teologica lo chiamò ‘il fiore dei Vangeli’.Gli studiosi affermano che l’opera ebbe una vicenda editorialesvolta in più tappe; essa parte nell’ambiente palestinese, dauna tradizione orale legata all’apostolo Giovanni, datatanegli anni successivi alla morte di Cristo e prima del 70,esprimendosi in aramaico; poi si ha un edizione del vangelo ingreco, destinata all’Asia Minore con centro principale labella città di Efeso e qui collabora alla stesura un‘evangelista’, discepolo che raccoglie il messaggiodell’apostolo e lo adatta ai nuovi lettori.Inizialmente il vangelo si concludeva con il capitolo 20,diviso in due grandi sezioni; dai capitoli 1 a 12 chiamato“Libro dei segni”, cioè dei sette miracoli scelti da Giovanni per illustrare la figura di Gesù, Figlio di Dio e dai capitoli 13 a 20 chiamato “Libro dell’ora”, cioè del momento supremo della sua vita offerta sulla croce, che contiene i mirabili“discorsi di addio” dell’ultima Cena. Alla fine del I secolo comparvero i capitoli finali da 21 a 23, dove si allude anche alla morte dell’apostolo.                                                 All’inizio del Vangelo di Giovanni è posto un prologo con un inno di straordinaria bellezza, divenuto una delle pagine più celebri dell’intera Bibbia e che dal XIII secolo fino all’ultimo Concilio, chiudeva la celebrazione della Messa: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio….”.L’Apocalisse come già detto è l’unico libro profetico del Nuovo Testamento e conclude il ciclo dei libri sacri e canonici riconosciuti dalla Chiesa, il suo titolo in greco vuol dire ‘Rivelazione’.Denso di simbolismi, spesso si è creduto che fosse un infaustooracolo sulla fine del mondo, invece è un messaggio concretodi speranza, rivolto alle Chiese in crisi interna e colpitedalla persecuzione di Babilonia o della bestia, cioè la Romaimperiale, affinché ritrovino coraggio nella fede,dimostrandolo con la testimonianza.È un’opera di grande potenza e suggestione e anche se il linguaggio e i simboli sono del genere ‘apocalittico’,corrente letteraria e teologica molto diffusa nel giudaismo,il libro si autodefinisce ‘profezia’, cioè lettura dell’azione di Dio all’ interno della storia.Colori, animali, sogni, visioni, numeri, segni cosmici, città,costellano il libro e sono gli elementi di questainterpretazione della storia alla luce della fede e dellasperanza.Il libro inizia con la scena della corte divina con l’Agnello- Cristo e il libro della storia umana e alla fine dell’operac’è il duello definitivo tra Bene e Male, cioè tra la Chiesa ela Prostituta (Roma) imperiale, con la rivelazione dellaGerusalemme celeste, dove si attende la venuta finale delCristo Salvatore.Di Giovanni esistono anche tre ‘Epistole’ scritte probabilmente a Efeso, che hanno lo scopo di sottolineare e difendere presso determinati gruppi di fedeli (o uno solo, con la terza) alcune verità fondamentali, che erano attaccate da dottrine gnostiche.San Giovanni ha come simbolo l’aquila, perché come si credeva che l’aquila potesse fissare il sole, anche lui nel suo Vangelo fissò la profondità della divinità.È il patrono della Turchia e dell’Asia Minore, patronato confermato da papa Benedetto XV il 26 ottobre 1914; giacché Gesù gli affidò la Vergine Maria, è considerato patrono delle vergini e delle vedove; per i suoi grandi scritti è patrono dei teologi, scrittori, artisti; per il suo supplizio dell’olio bollente, protegge tutti coloro che sono esposti a bruciature oppure hanno a che fare con l’olio, quindi:proprietari di frantoi, produttori di olio per lampade,armaioli; patrono degli alchimisti, è invocato contro gli avvelenamenti e le intossicazioni alimentari.Anche i “Quattro Cavalieri dell’Apocalisse” che rappresentano conquista, guerra, fame, morte, sono un suo simbolo. In Oriente il suo culto aveva per centro principale Efeso, dove visse e l’isola di Patmos                                                                                                                                                                                                                                             nel Dodecanneso dove fu esiliato  e dove nel secolo XI s. Cristodulo fondò un monastero a lui dedicato, inglobando la grotta dove l’apostolo ricevette le rivelazioni e scrisse l’Apocalisse.In Occidente il suo culto si diffuse in tutta Europa e templie chiese sono a lui dedicate un po’ dappertutto, ma la chiesa principale costruita in suo onore è S. Giovanni in Laterano,la cattedrale di Roma.Inizialmente i grandi santi del primo cristianesimo Stefano,Pietro, Paolo, Giacomo, Giovanni, erano celebrati fra il Natale e la Circoncisione (1° gennaio); poi con lo spostamento in altre date di s. Pietro, s. Paolo e s. Giacomo, rimasero solo s. Stefano il 26 dicembre e s. Giovanni apostolo ed evangelista il 27 dicembre.                         http://www.mirabileydio.it
San Giovanni Teologo del silenzio
San Giovanni e San Procoro a Patmos

Sant’Andrea apostolo :30 novembre

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SANT’ANDREA APOSTOLO 

Icona di Sant’Andrea Apostolo

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Sant’Andrea 2011.Per mano di Cristina Capella

Fratello di Simon Pietro;originario di Betsaida,sul lago di Genezaret ,era discepolo di Giovanni il Battista ,dal quale udì proclamare che Gesù era l’atteso “Agnello di Dio”e prontamente lo seguì,conducendo anche il fratello a conoscere il Messia.

Insieme con Pietro fu scelto da Gesù a far parte dei 12 apostoli,lasciando il mestiere di pescatore per seguire il Maestro.

Nei Vangeli è citato negli episodi della pesca miracolosa,della moltiplicazione dei pani e dei pesci e in quello dei greci che chiedono di incontrare Gesù.La tradizione ,forse per quest’ultimo episodio , lo ritiene l’ evagelizzatore di alcune regioni della Grecia e martire ,come Cristo in croce, in Acaia intorno all’anno 60.

La X della sua croce è appunto in greco l’iniziale di Cristo.

Davanti al suo tormento così gridò l’Apostolo:

<<O croce benedetta, da quanto tempo mi aspetti!

Ecco, il discepolo del Crocifisso

ti saluta e ti abbraccia>>.

(Sallenda in onore del santo )

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Icona San Simone Apostolo:28 Ottobre

icona san Simone, per mano di Cristina Capella. http://www.mirabileydio.it

San Simone Apostolo

28 ottobre

Cana di Galilea? – Pella (Armenia) o Suanir (Persia), 107
Simone, da Luca soprannominato Zelota, forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli Zeloti, da Matteo e Marco è chiamato Cananeo (Mt 10, 4; Mc 3,18). Molti identificano Simone con l’omonimo cugino di Gesù, più noto come Simone fratello dell’apostolo Giacomo il Minore, al quale secondo la tradizione riportata da Egesippo del II secolo, sarebbe succeduto come vescovo di Gerusalemme dal 62 al 107, anno in cui subì il martirio sotto Traiano (53-117) a Pella, dove si era rifugiato con la sua comunità, per sfuggire alla seconda guerra giudaica.
I Bizantini lo identificano con Natanaele di Cana e con il direttore di mensa alle nozze di Cana; i Latini e gli Armeni lo fanno operare e morire in Armenia.
S. Fortunato vescovo di Poitiers, dice che Simone insieme a s. Giuda Taddeo apostolo, furono sepolti in Persia, dove secondo le storie apocrife degli Apostoli, sarebbero stati martirizzati a Suanir.
Un monaco del IX secolo affermava che una tomba di s. Simone esisteva a Nicopsis (Caucaso) dove era anche una chiesa a lui dedicata, fondata dai Greci nel secolo VII.
Altri ancora affermano che Simone visitò l’Egitto e insieme a s. Giuda Taddeo, la Mesopotamia, dove entrambi subirono il martirio, segati in due parti, da qui il loro patrocinio su quanti lavorano al taglio della legna, del marmo e della pietra in genere.
Ma al di là di tutte le incertezze, Simone lo ‘Zelota’ o il ‘Cananeo’, è senz’altro un Apostolo di Cristo e come tutti i discepoli del Signore, prese il suo bastone e percorse a piedi regioni vicine e lontane, per portare la luce della Verità e propagare la nuova religione fra i pagani.

San Matteo apostolo(21 settembre)

ICONA DI SAN MATTEO (2008)

San Matteo Apostolo ed evangelista

 

21 settembre

 

I secolo dopo Cristo

 

Matteo, chiamato anche Levi, viveva a Cafarnao ed era pubblicano, cioè esattore delle tasse. Seguì Gesù con grande entusiasmo, come ricorda San Luca, liberandosi dei beni terreni. Ed è Matteo che nel suo vangelo riporta le parole Gesù: “Quando tu dai elemosina, non deve sapere la tua sinistra quello che fa la destra, affinché la tua elemosina rimanga nel segreto… “. Dopo la Pentecoste egli scrisse il suo vangelo, rivolto agli Ebrei, per supplire, come dice Eusebio, alla sua assenza quando si recò presso altre genti. Il suo vangelo vuole prima di tutto dimostrare che Gesù è il Messia che realizza le promesse dell’ Antico Testamento, ed è caratterizzato da cinque importanti discorsi di Gesù sul regno di Dio. Probabilmente la sua morte fu naturale, anche se fonti poco attendibili lo vogliono martire di Etiopia.

Gli apostoli ed evangelisti, vestiti con chitone ed imation (tunica e manto) e con la fascia dorata sulla spalla(clavio),appaiono sulle porte sante al centro dell’iconostasi come pure intorno alla Deesis (intercessione). Lo sguardo dell’apostolo è rivolto a Cristo al centro della Deesis ,nell’ascolto interiore dello Spirito Santo, che dà corpo alla parola ispirata. ”Voi siete la luce del mondo;

non può restare nascosta una città collocata sopra un monte”

(Mt 5,14)

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