Santa Valeria :28 aprile

Santa Valeria (III secolo), venerata come santa e martire

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Icona Santa Valeria Martire-per mano di Cristina Capella

fu la moglie di San Vitale e madre dei santi Gervasio e Protasio.
Di origine milanese le fonti storiche fanno risalire la nascita intorno al III secolo. Il marito, Vitale, ufficiale dell’esercito, venne ucciso e martirizzato nella città di Ravenna. Valeria, durante il viaggio di rientro a Milano con la salma del marito, venne catturata da una banda di briganti pagani. Obbligata ad adorare il loro dio, abiurando il Dio cristiano, si rifiutò, venendo per questo percossa a morte.

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San Federico di Utrecht:18 luglio

SAN FEDERICO VESCOVO DI UTRECHT

San Federico di Utrecht Vescovo(www.mirabileydio.it)

18 luglio

A Utrecht in Austrasia, nel territorio dell’odierna Olanda, san Federico, vescovo, che rifulse nello studio delle Sacre Scritture e mise cura e impegno nell’evangelizzazione dei Frisoni.

Di certo si sa che intervenne al concilio di Magonza dell’829. Fu ricordato poi in una carta del 26 dicembre 833, e nella Vita di s. Odulfo, da lui mandato ad evangelizzare i Frisoni. Rabano Mauro gli dedicò, nell’834, il suo commento al libro di Giosuè e scrisse un carme in suo onore.

Stando alla Vita, sarebbe nato verso il 781 da famiglia probabilmente di origine inglese, non è chiaro se in Inghilterra o in Frisia. Eletto vescovo di Utrecht dopo la morte di Ricfredo, tra l’825 e l’828, grazie anche all’appoggio dell’imperatore Lotario, lottò contro il paganesimo, risorto in Frisia dopo l’invasione Normanna, e contro l’uso dei matrimoni incestuosi. Avendo rimproverato l’imperatore Ludovico il Pio per aver sposato, vivente ancora la prima moglie Irmingarda, Giuditta, sarebbe stato da questa fatto assassinare il 18 luglio 838. Altri però attribuiscono l’assassinio del santo ad un nobile dell’isola di Walcheren da lui rimproverato. Sepolto nella cripta della chiesa del S.mo Salvatore ad Utrecht, fu venerato come martire in diverse località dei Paesi Bassi e a Fulda.

Nel 1362 il cranio del santo, separato dal corpo dal vescovo Folkert, fu racchiuso in un reliquiario d’oro e d’argento ed esposto alla venerazione. Durante la Riforma fu salvato in una casa privata dove, secondo il bollandista G. Cuypers, era ancora conservato al principio del sec. XVIII. Del resto del corpo, invece, già al suo tempo non si sapeva più niente.

Tramite il Molano il nome di Federico fu iscritto nel Martirologio Romano al 18 luglio.

San Bonifacio martire: 5 giugno

Icona San Bonifacio 2008 http://www.mirabileydio.it
san Bonifacio martire(www.mirabileydio.it)
san Bonifacio Martire(www.mirabileydio.it)
San Bonifacio Vescovo e martire 
                                   5 giugno 

                   Bonifacio o Winfrid sembra appartenesse a una nobile 
                  famiglia inglese del Devonshire, dove nacque nel 673 (o 680). 
                  Professò la regola monastica nell'abbazia di Exeter e di 
                  Nurslig, prima di dare inizio all'evangelizzazione delle 
                  popolazioni germaniche oltre il Reno. Il suo primo tentativo 
                  di raggiungere la Frisia andò a vuoto per l'ostilità tra il 
                  duca tedesco Radbod e Carlo Martello. Winfrid compì allora il 
                  pellegrinaggio a Roma per pregare sulle tombe dei martiri e 
                  avere la benedizione del papa. S. Gregorio II ne assecondò lo 
                  slancio missionario e Winfrid ripartì per la Germania. Sostò 
                  nella Turingia, quindi raggiunse la Frisia, appena 
                  assoggettata dai Franchi, e vi operò le prime conversioni. In 
                  tre anni percorse gran parte del territorio germanico.
                  Anche i Sassoni risposero con entusiasmo alla sua 
                  predicazione. Convocato a Roma, ebbe dal papa l'ordinazione 
                  episcopale e il nuovo nome di Bonifacio. Durante il viaggio di 
                  ritorno in Germania in un bosco di Hessen fece abbattere una  
 gigantesca quercia alla quale le popolazioni pagane 
attribuivano magici poteri perché ritenuta sede di un dio. 
                  Quel gesto fu ritenuto una vera sfida alla divinità e i pagani 
                  accorsero per assistere alla vendetta del dio offeso. 
                  Bonifacio ne approfittò per recare loro il messaggio 
                  evangelico.
 Ai piedi della quercia abbattuta eresse la prima 
 chiesa dedicata a S. Pietro.
                  Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del Reno 
                  pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di 
                  un'abbazia, che divenisse il centro propulsore della 
                  spiritualità e della cultura religiosa della Germania. Nacque 
                  così la celebre abbazia di Fulda ,dove poi fù sepolto. Come sede 
                  arcivescovile scelse la città di Magonza.
                  Già vecchio, eppur infaticabile, ripartì per la Frigia. Lo 
                  accompagnavano una cinquantina di monaci. Il 5 giugno 754 
                  aveva dato l'appuntamento presso Dokkum a un gruppo di 
                  catecumeni. Era il giorno di Pentecoste; all'inizio della 
                  celebrazione della Messa i missionari vennero assaliti da un 
                  gruppo di Frisoni armati di spade. "Non temete - disse 
                  Bonifacio ai compagni - tutte le armi di questo mondo non 
                  possono uccidere la nostra anima". Quando la spada di un 
 infedele si abbatté sul suo capo, cercò di ripararsi  
 coprendosi con l'Evangeliario. Ma il fendente sfregiò il libro
 e mozzò il capo del martire.

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San Bonifacio martire(www.mirabileydio.it)

Sant’Erasmo di Formia: 2 giugno

icona di Sant’Erasmo

Sant’ Erasmo di Formia Vescovo e martire 2 giugno

Fonti degne di fede attestano l’esistenza di un s. Erasmo, martire, vescovo di Formia, il cui culto era molto diffuso nella Campania e nel Lazio. La più antica è il Martirologio Geronimiano in cui Erasmo è ricordato il 2 giugno S. Gregorio Magno alla fine del sec. VI, scrivendo al vescovo Bacauda di Formia, attesta che il corpo del santo era conservato in quella chiesa: “Formianae ecclesiae in qua corpus beati Herasmi martyris requiescit”. Lo stesso pontefice ricorda due monasteri dedicati ad Erasmo: uno a Napoli e l’altro posto “in latere montis Pepperi” presso Cuma. Anche Roma aveva un monastero dedicato al santo sul Celio, nel quale fu educato da giovane il papa Adeadato (m. 619) che poi, da pontefice, lo ampliò e lo arricchì di beni e privilegi. Altri monasteri intitolati ad Erasmo erano presso Formia (detto anche di Castellone) e presso Itri “in valle Itriana”.
Il nome di Erasmo, oltre che nei martirologi storici, donde è passato nel Romano, era inserito nel Calendario marmoreo di Napoli. Nell’842, dopo che Formia era stata distrutta dai Saraceni, le sue reliquie vennero trasferite a Gaeta e nascoste in un pilastro della chiesa di S. Maria, dove furono rinvenute nel 917 dal vescovo Bono. Da quel tempo Erasmo fu proclamato patrono di Gaeta e furono anche coniate monete con la sua effigie. Il 3 febbraio 1106 Pasquale II consacrò la cattedrale di Gaeta in onore della Vergine e di Erasmo Nel Medio Evo il santo fu annoverato tra i cosidetti santi Ausiliatori e invocato specialmente contro le epidemie, mentre i marinai lo venerano come patrono col nome di S. Elmo.
Sulla personalità di Erasmo purtroppo siamo male informati poiché la passio, compilata con molta probabilità verso il sec. VI, è favolosa e leggendaria, né può aver maggior valore una biografia attribuita, senza solido fondamento, a Gelasio II (1118-19). Da questi scritti appare evidente come gli autori niente sapessero di sicuro intorno ad Erasmo se non ch’era stato vescovo di Formia ed era morto martire al tempo forse di Diocleziano.
Secondo la passio, dunque, Erasmo era oriundo di Antiochia. Quando scoppiò la persecuzione era già vescovo e si nascose per sette anni in una caverna del monte Libano. Ritornato in città fu arrestato e condotto al tribunale dell’imperatore che con lusinghe e tormenti cercò di persuaderlo a sacrificare agli dei; ma Erasmo rimase saldo nella fede e fu rinchiuso in carcere. Liberato miracolosamente, si recò nell’Illirico dove in sette anni convertì quattrocentomila persone. Arrestato ancora una volta per ordine di Massimiano, fu condotto a Sirmio dove abbatté un simulacro e convertì altre quattrocentomila persone, molte delle quali furono immediatamente uccise, mentre Erasmo, dopo essere stato ancora tormentato orribilmente, era rinchiuso in carcere. Fu liberato allora dall’arcangelo Michele che lo condusse a Formia, ed ivi sette giorni dopo placidamente morì.

San Vittore martire: 8 maggio

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SAN VITTORE MARTIRE

 

 

 

San Vittore,oriundo della Mauritania,si arruolò nelle milizie romane e prestò servizio a Milano.

 

Cristiano fin dalla giovinezza,come i compagni Nabore e Felice,abbandonò la vita militare ,per non esporsi temerariamente al martirio ,nel 303,durante la persecuzione di Massimiano.

 

Nonostante ciò fu arrestato e torturato,ma,forte della Parola di Dio :”Tutti gli dei delle nazioni sono demoni:è il nostro Dio che ha creato il Cielo”,non tradì la sua fede.

 

La risposta alle minacce di morte di Massimiano gli venne dalle Sacre Scritture : “Restino delusi tutti quelli che adorano gli idoli e che si gloriano delle loro immagini.”

 

Fu condannato alla pena capitale,eseguita a Lodi.Le spoglie furono riportate trionfalmente a Milano.

 

 

San Vittore è rappresentato come guerriero,ma le sue armi non sono più strumenti di morte,ma di vita. “Noi,invece,che siamo del giorno,dobbiamo essere sobri,rivestiti con la corazza della Fede e della Carità”. ( Ts 5,8 ).

 

 

La Parola di Dio è la difesa del Santo: ” Mio scudo e baluardo,mia potente salvezza” (Salmo 18 (17)).La Croce di Cristo,la suia lancia : “Tu mi hai dato il Tuo scudo di salvezza,la Tua lancia mi ha sostenuto”.

 

 

La benedizione di Cristo sul Suo testimone ( martire ) si estende sulla Basilica che il Santo sorregge e presenta al Signore : “Gli vieni incontro con larghe benedizioni”.

 

( Salmo 21 (20)).

 

Per il rispetto dovuto alle Cose Sante di Dio la mano di San Vittore non tocca direttamente la Basilica ma poggia su di un lino orlato di colori simboli delle virtù teologali (Fede = bianco,Speranza= verde,Carità = rosso ).

 

 

La Madre di Dio,la Vergine Addolorata, dall’alto protegge ed abbraccia i Suoi figli come Colei che indica l’ unica “via ,verità e vita ” nel Figlio suo,uomo crocifisso e risorto che vince il mondo e si manifesta sempre nell’amore divino attraverso i Suoi Santi.

 

 

” Gettiamo via le opere delle tenebre

 

e indossiamo le armi della luce”

 

 

( Rm 13,12 )

 

 

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San Giorgio martire :23 APRILE

San Giorgio (www.mirabileydio.it)

San Giorgio Martire
23 aprile

sec. IV
Giorgio, il cui sepolcro è a Lidda (Lod) presso Tel Aviv in Israele, venne onorato, almeno dal IV secolo, come martire di Cristo in ogni parte della Chiesa. La tradizione popolare lo raffigura come il cavaliere che affronta il drago, simbolo della fede intrepida che trionfa sulla forza del maligno. La sua memoria è celebrata in questo giorno anche nei riti siro e bizantino. (Mess. Rom.)

Sant’Emanuele martire- 26 marzo

Sant’ EMANUELE  martire

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Icona di S. Emanuele martire. Per mano di Cristina Capella. http://www.mirabileydio.it

E’ ricordato in un gruppo di 40 martiri,terzo dopo Quadrato e Teodosio.Pare che fossero originari dell’Oriente.

Quadrato era vescovo e ,in tempi di persecuzione venne allontanato dalla sua Diocesi e diffidato dal proseguire la sua opera.Egli continuò a predicare,battezzare,assistere i fedeli finchè venne catturato e condannato a morte.

Dietro al suo esempio altri 39 cristiani,uomini e donne,giovani e vecchi,ricchi e poveri,si presentarono al governatore della provincia dichiarando la loro fede.Furono torturati nella speranza di vederli apostatare,ma poichè nessuno cedette,furono messi a morte.

Nell’icona il Santo viene rappresentato come liberato dal peccato.

“Il suo corpo è glorioso,conforme a quello del Cristo che è il primogenito di una moltitudine di fratelli”. E’ un corpo liberato dalla corruttibilità del peccato e dai suoi marchi d’infamia.

La bellezza del Santo non è di ordine fisico,ma emana dalla purezza del cuore,rigenerato dalla grazia e dall’innocenza. E’ la bellezza-santità la cui sorgente è lo Spirito Santo.

Leggiamo nel Vangelo di S.Matteo,che dice parlando della nascita del Bambino di Betlemme: “Tutto questo avvenne perchè si adempisse ciò che era stato detto dal Signore a mezzo del Profeta: Ecco,la Vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele ,che significa Dio con noi”.

Emmanuele è l’attributo tipico del Messia,cioè del vero inviato da Dio per la salvezza del Suo popolo.E’ il titolo glorioso di Gesù sopratutto nella Sua resurrezione,che è l’avvenimento che suggella e prova come Dio sia con Lui e anche con noi,con il popolo dei redenti da quella Redenzione e dei credenti in quella Resurrezione.

“O beati martiri,o grappoli umani della vite di Dio,

il vostro vino inebria la Chiesa.

Luci gloriose,divine ,che avete accettato con gioia

tutti i tormenti e vinto gli iniqui carnefici:

gloria alla potenza che vi ha assistito nel combattimento!

Il Dio venuto per la nostra salvezza abbia pietà di noi!”

(Rabulos di Edessa,autore siriaco)

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Santa FELICITA martire: 7 marzo

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Sante Perpetua e Felicita Martiri

+ Cartagine, 7 marzo 203 

Chiusa in carcere aspettando la morte, una giovane tiene una sorta di diario 
dei suoi ultimi giorni, descrivendo la prigione affollata, il tormento della calura; 
annota nomi di visitatori, racconta sogni e visioni degli ultimi giorni. 
Siamo a Cartagine, Africa del Nord, anno 203: chi scrive è la colta gentildonna 
Tibia Perpetua, 22 anni, sposata e madre di un bambino. Nella folla carcerata 
sono accanto a lei anche la più giovane Felicita, figlia di suoi servi, e in gravidanza 
avanzata; e tre uomini di nome Saturnino, Revocato e Secondulo. 
Tutti condannati a morte perché vogliono farsi cristiani e stanno terminando 
il periodo di formazione; la loro «professione di fede» sarà il martirio nel nome di Cristo. 
Le annotazioni di Perpetua verranno poi raccolte nella «Passione di Perpetua e Felicita»,
 opera forse di Tertulliano, testimone a Cartagine. 

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SAN VALENTINO MARTIRE:14 FEBBRAIO

icona san Valentino martire
icona san Valentino martire

14 febbraio

san Valentino vescovo di Terni,Martire
Santa Maria Antiqua ,Roma

La più antica notizia di S. Valentino è in un documento ufficiale della Chiesa dei sec .V-VI dove compare il suo anniversario di morte. Ancora nel sec. VIII un altro documento ci narra alcuni particolari del martirio: la tortura, la decapitazione notturna, la sepoltura ad opera dei discepoli Proculo, Efebo e Apollonio, successivo martirio di questi e loro sepoltura.

Altri testi del sec. VI, raccontano che S. Valentino, cittadino e vescovo di Terni dal 197, divenuto famoso per la santità della sua vita, per la carità ed umiltà, per lo zelante apostolato e per i miracoli che fece, venne invitato a Roma da un certo Cratone, oratore greco e latino, perché gli guarisse il figlio infermo da alcuni anni. Guarito il giovane, lo convertì al cristianesimo insieme alla famiglia ed ai greci studiosi di lettere latine Proculo, Efebo e Apollonio, insieme al figlio del Prefetto della città. Imprigionato sotto l’Imperatore Aureliano fu decollato a Roma. Era il 14 febbraio 273. Il suo corpo fu trasportato a Terni . Fu tra i primi vescovi di Terni, consacrato da S. Feliciano vescovo di Foligno nel 197.   Preceduto da S .Pellegrino e S. Antimo, fratello dei SS .Cosma e Damiano.

Icona San Simone Apostolo:28 Ottobre

icona san Simone, per mano di Cristina Capella. http://www.mirabileydio.it

San Simone Apostolo

28 ottobre

Cana di Galilea? – Pella (Armenia) o Suanir (Persia), 107
Simone, da Luca soprannominato Zelota, forse perché aveva militato nel gruppo antiromano degli Zeloti, da Matteo e Marco è chiamato Cananeo (Mt 10, 4; Mc 3,18). Molti identificano Simone con l’omonimo cugino di Gesù, più noto come Simone fratello dell’apostolo Giacomo il Minore, al quale secondo la tradizione riportata da Egesippo del II secolo, sarebbe succeduto come vescovo di Gerusalemme dal 62 al 107, anno in cui subì il martirio sotto Traiano (53-117) a Pella, dove si era rifugiato con la sua comunità, per sfuggire alla seconda guerra giudaica.
I Bizantini lo identificano con Natanaele di Cana e con il direttore di mensa alle nozze di Cana; i Latini e gli Armeni lo fanno operare e morire in Armenia.
S. Fortunato vescovo di Poitiers, dice che Simone insieme a s. Giuda Taddeo apostolo, furono sepolti in Persia, dove secondo le storie apocrife degli Apostoli, sarebbero stati martirizzati a Suanir.
Un monaco del IX secolo affermava che una tomba di s. Simone esisteva a Nicopsis (Caucaso) dove era anche una chiesa a lui dedicata, fondata dai Greci nel secolo VII.
Altri ancora affermano che Simone visitò l’Egitto e insieme a s. Giuda Taddeo, la Mesopotamia, dove entrambi subirono il martirio, segati in due parti, da qui il loro patrocinio su quanti lavorano al taglio della legna, del marmo e della pietra in genere.
Ma al di là di tutte le incertezze, Simone lo ‘Zelota’ o il ‘Cananeo’, è senz’altro un Apostolo di Cristo e come tutti i discepoli del Signore, prese il suo bastone e percorse a piedi regioni vicine e lontane, per portare la luce della Verità e propagare la nuova religione fra i pagani.

SANTA SOFIA (30 settembre)

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Santa Sofia (Sonia) Martire 
                                                     30 settembre 

S. Sofia è venerata insieme alle figlie Pistis, Elpis, Agape, nomi greci che tradotti 
sono Sapienza, Fede, Speranza, Carità. Tutte e quattro martiri sotto Traiano; 
la più antica notizia sulla loro esistenza e venerazione risale alla fine del sec. VI,
 come autore il presbitero Giovanni, il quale raccolse gli olii sui sepolcri dei
 martiri romani al tempo di s. Gregorio Magno (590-604); egli dice, in contraddizione,
 che esse erano venerate sulla via Aurelia con nomi greci e sulla via Appia con nomi latini. 
E questo alternarsi di conoscenza e citazioni va avanti nei secoli successivi,
 una volta coi nomi greci e una volta coi nomi latini. Al tempo di papa Paolo I (760),
 i corpi delle sante martiri, sepolte sulla via Aurelia furono trasferiti nella chiesa di San 
 Silvestro in Campo Marzio. 
I loro nomi furono inseriti al 1° agosto nel Martirologio di Usuardo, mentre nel 1500 
il Baronio li inserisce nel Martirologio Romano ma dividendole: le tre figlie al 1° agosto
 e la madre al 30 settembre. ``Qualche studioso mette in dubbio l’esistenza reale delle
 quattro sante, volendo inserirle invece come figure allegoriche delle virtù di cui 
portavano il nome. Nell’arte hanno avuto un loro spazio abbastanza importante sia i
n Oriente che in Occidente, in particolare per quanto riguarda s. Sofia che come già 
detto significa Sapienza Divina, a lei furono intitolate specie in Oriente le più belle e 
grandi chiese tra cui S. Sofia di Costantinopoli, S. Sofia di Salonicco, S. Sofia di Bulgaria; 
queste grandi e bellissime realizzazioni dell’arte bizantina erano rivolte non tanto 
alla figura della santa ma a ciò che lei impersonava cioè la Sapienza Divina. 
Il culto della madre e delle tre simboliche figlie Fede, Speranza, Carità è sopravvissuto 
anche lì dove il Cristianesimo ha subito gli eventi storici come Costantinopoli, Kiev, 
Novograd, Salonicco dove le grandi chiese intarsiate di mosaici, di troni, corone,
 scettri d’oro tempestati di gemme, sono ancora oggi visibili. 
In Occidente questa regina si è trasformata in una pietosa matrona che protegge 
le sue figlie sotto il suo mantello, proprio come certe belle raffigurazioni della 
Madonna della Misericordia, mentre le giovani martiri tengono in mano la croce ,
simbolo del loro martirio .
Il nome Sofia derivante dal greco Sophia (Sapienza) si diffuse in Occidente
 prendendo in Russia e Bulgaria il nome di Sonia poi anch’esso diffusosi in Europa. 

 Si ritiene che S. Sofia sia di nazionalità greca, per via dei nomi ellenici della
 madre Sofia (Sapienza) e delle tre figlie Pistis (Fede), Elpis (Speranza), Agapis (Carità). 
Altri ritengono che S. Sofia sia nata a Milano. S. Sofia visse tra la fine del primo
 secolo e il principio del secondo e subì il martirio con le tre figlie (forse )sotto 
l'imperatore Adriano (76-138) e il Pontefice Alessandro I (105-116). 
Si può affermare con certezza che morì a Roma. 
Sofia sposò Filandro, giovane e ricco senatore . 
Dal suo matrimonio nacquero tre figlie, alle quali furono dati i nomi di Fede,
 Speranza e Carità . 
Dopo pochi anni di matrimonio, morì Filandro.

  S. Sofia decise di lasciare Milano. Distribuì ai poveri le sue ricchezze e partì per Roma.
 Campo del suo lavoro fu il servizio agli eroici confessori della fede cristiana, con
 l'assidua visita alle prigioni, dove moltissimi erano rinchiusi. Tale sua condotta non 
sfuggì all'occhio dell'imperatore Adriano, il quale volle davanti al suo tribuntale 
madre e figlie. La madre prima e le tre figlie dopo, professarono la fede nel Cristo
 Salvatore, disposte a sopportare qualunque supplizio, non rinnegarono la fede 
ricevuta nel Battesimo. Alle promesse lusinghiere come alle minacce del giudice, 
dettero prova di nulla temere, desiderose soltanto di ricevere il Battesimo di sangue,
 che è il martirio. La madre venne denudata e fustigata crudelmente, dopo che le fu
 impresso sulla fronte il marchio dell'infamia. 
Allontanata la madre, il tiranno interrogò separatamente le tre figlie, sperando di poterle far deviare dalla religione di Cristo ma inutilmente. Prima Fede, poi Speranza e in ultimo Carità furono sottoposte a inauditi tormenti e poi decapitate . Secondo alcuni Acta Martyrum orientale, non storici, S. Sofia, vedova cristiana, fu martirizzata a Roma, sulla tomba delle figlie Fede, Speranza e Carità anch'esse martiri. Altri dicono che S. Sofia, tre giorni dopo, mentre pregava sulla tomba delle figlie, rese la sua anima a Dio. Il Baronio negli Annali della Chiesa, scrive che la morte avvenne due mesi dopo. Sofia fu deposta nello stesso sepolcro delle figlie, il cui martirio si pensa avvenuto nel mese di agosto. 

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Icona di San Giovanni Battista:La Decollazione(29 agosto)

icona decollazione di San Giovanni Battista. http://www.mirabileydio.it

21 Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. 22 Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». 24 Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista»…
25 E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». 26 Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto. 27 E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione 28 e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre.

(Mc 6,21-28 Traduzione CEI 2008)

Icona di SAN LORENZO MARTIRE(10 AGOSTO)

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San LORENZO MARTIRE (2014) http://www.mirabileydio.it

 UFFICIO DELLE LETTURE (MP3)

  San Lorenzo Diacono e martire 
                            10 agosto 
                  Martire a Roma, 10 agosto 258 
                  Fin dai primi secoli del cristianesimo, Lorenzo viene 
                  generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito 
                  della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola 
                  o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa 
                  romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai 
                  poveri. Nell' iconografia orientale ,in quanto diacono, tiene 
                  in mano il turibolo e nell'altra ,la croce che è il segno distintivo 
                   dei martiri. 
                   Gli agiografi sono concordi nel riconoscere in Lorenzo 
                  il titolare della necropoli della via Tiburtina a Roma .È certo 
                  che Lorenzo sia morto per Cristo probabilmente sotto 
                  l'imperatore Valeriano, ma non è così certo il supplizio della 
                  graticola su cui sarebbe stato steso e bruciato. Il suo corpo 
                  è sepolto nella cripta della confessione di san Lorenzo 
                  insieme ai santi Stefano e Giustino. I resti furono rinvenuti 
                  nel corso dei restauri operati da papa Pelagio II. Numerose 
                  sono le chiese in Roma a lui dedicate, tra le tante è da 
                  annoverarsi quella di San Lorenzo in Palatio, ovvero 
                  l'oratorio privato del Papa nel Patriarchio lateranense, dove, 
                  fra le reliquie custodite, vi era il capo. 

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