San Serafino di Sarov

icona San Serafino di Sarov
San Serafino di Sarov Monaco russo

Monaco russo

2 gennaio (Chiese Orientali)

Kursk, Russia, 19 luglio 1754 – Sarov, Russia, 2 gennaio 1833

 

San Serafino di Sarov, monaco, è uno dei santi più popolari della Russia moderna. Dopo sedici anni di vita monastica nel monastero di Sarov, si ritirò da solo nella foresta, vivendo in profonda amicizia con gli animali e con ogni creatura. Nel 1810, costretto a rientrare in monastero, continuò la sua vita di intimità con il Signore vivendo recluso nella propria cella. A 66 anni uscì definitivamente dalla sua solitudine ed iniziò ad accogliere uomini e donne che accorrevano a lui, per chiedergli consigli sulla vita spirituale. Le parole con cui salutava quanti incontrava, “Mia gioia, Cristo è risorto”, sintetizzano la sua dottrina spirituale di uomo che nella sofferenza, nella solitudine, nella prova del deserto, ha sperimentato la gioia della fede nel Cristo vincitore della morte e di ogni dolore e sofferenza, anch’esse forme di morte. È dall’incontro personale con il Signore che nasce la pacificazione profonda del cuore, la trasfigurazione del volto che riflette la luce divina. Non lasciò nulla di scritto. Il “Colloquio con Motovilov” riporta le memorie della conversazione tra un giovane e Serafino su temi di vita cristiana. Fu canonizzato nel 1903 dalla Chiesa Ortodossa Russa. Questo santo compare nel grande mosaico-icona della cappella Redemptoris Mater fatta realizzare in Vaticano da papa Giovanni Paolo II.

Etimologia: Serafino = colui che infonde calore, dall’ebraico

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Beata Caterina Morigi di Pallanza 6 aprile

 

 Beata Caterina Morigi di Pallanza
Beata Caterina Morigi di Pallanza

Beata Caterina Morigi di Pallanza

Nacque a Pallanza (Novara) verso il 1437. Sembra che la sua naturale tendenza alla vita ascetica e religiosa sia stata sviluppata ad opera del famoso predicatore Alberto da Sarteano, francescano, appartenente al convento milanese di Sant’Angelo. Infatti, poco dopo il 1450, si unì ad un gruppo di pie donne, che conducevano vita eremitica nelle grotte del Sacro Monte di Varese, sotto la guida dell’arciprete del santuario mariano di quel luogo. Dopo alterne vicende, Caterina costituì un gruppo stabile di eremite composto di cinque persone e nel 1472-73, per mezzo del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, chiese a Sisto IV il permesso di condurre vita eremitica, fatta di preghiera e di penitenza, secondo la regola di sant’Agostino e le costituzioni dell’Ordine abbaziale milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus, e, inoltre, la facoltà di recitare l’Ufficio divino secondo il rito ambrosiano. Con bolla del 10 novembre 1474 il papa autorizzava l’erezione del monastero secondo i desideri di Caterina e, il 28 settembre 1475, fissati i limiti territoriali del romitaggio, concedeva alle religiose di portare il velo nero come le Clarisse. La comunità iniziò ufficialmente la sua nuova vita il 10 agosto 1476, quando, emessi i voti e ricevuto il velo, le romite elessero come loro prima badessa la beata Caterina, la quale tenne la carica fino alla morte che avvenne il 6 aprile 1478. Le succedette Benedetta da Biumo, una delle sue prime compagne, che redasse la biografia della beata.

Nella Pentecoste dell’anno 1729, il vescovo di Bobbio, a nome del cardinale Benedetto Odescalchi, arcivescovo di Milano, confermò il culto di Caterina da Pallanza e della sua prima compagna, Giuliana Puricelli. Le loro reliquie furono traslate nel vicino santuario mariano, in un oratorio costruito in loro onore e ornato da pitture di A. Busca, ove, ancor oggi, sono venerate. Il 12 settembre 1769, la Sacra Congregazione dei Riti riconobbe il culto ab immemorabili delle due beate e, il 16 settembre dello stesso anno, il papa Clemente XIV lo confermò. La festa liturgica della beata è celebrata il 6 aprile con Ufficio proprio nel monastero, nel santuario del Sacro Monte di Varese, a Pallanza e a Busto Arsizio: quando cade nel corso della Quaresima, è posticipata al 27 aprile.

A Pallanza, nella cappella della chiesa di San Leonardo dedicata a Caterina, è una statua, di modesto artigiano locale, che la rappresenta in atto di adorazione del Crocifisso.

San Paolo di Tebe : 10 gennaio

San Paolo di Tebe Eremita

10 gennaio

San Paolo di Tebe Eremita 10 gennaio http://www.mirabileydio.it

Egitto, sec. III-IV

San Paolo di Tebe è onorato come il primo abitante del deserto e primo eremita cristiano. Visse la sua ascesi in Egitto, nella regione della Tebaide, fino alla morte nell’anno 341, all’età di 113 anni. Subito dopo la sua nascita al cielo molti vollero imitarne la vita, riempiendo il deserto e creando veri e propri centri monastici, per questo condivide con sant’Antonio il grande il titolo di padre del monachesimo. Ciò che conosciamo di lui lo dobbiamo alla penna di san Girolamo.

 Paolo, giovane cristiano egizio di ricca famiglia e molto colto, è costretto a lasciare la città per il deserto, in quanto denunciato come cristiano da familiari desiderosi di entrare in possesso del suo patrimonio, durante la persecuzione degli imperatori romani Decio e Valeriano.

Paolo si rifugiò nelle montagne del deserto dove trovò rifugio in una grotta accanto ad una sorgente d’acqua e un albero di palma. Dalla palma traeva le foglie che intrecciava per fare il suo abito e i datteri con cui si nutrì fino all’età di 43 anni, quando un corvo cominciò a portargli ogni giorno un pezzo di pane.

All’avvicinarsi della sua morte ricevette la visita di sant’Antonio  detto l’abate per essere stato il primo responsabile di una comunità di monaci, cioè un cenobio. A costui Paolo espresse il desiderio di essere sepolto avvolto nel mantello che Antonio aveva ricevuto in dono dal vescovo Atanasio. La sua richiesta fu accolta e Antonio lo fece seppellire avvolto in questo mantello, in una fossa scavata, sempre secondo la Vita geronimiana, da due leoni, nei pressi della grotta dove aveva vissuto

  Nel XII secolo le reliquie del santo furono trasferite dall’Egitto a Costantinopoli e poste nel monastero della Madre di Dio Peribleptos. In seguito alle crociate furono trafugate a Venezia, e infine portate a Ofa in Ungheria. Parte della sua testa si trova a Roma.

La Chiesa Ortodossa ne fa memoria il 15 gennaio, la Chiesa Copta il 2 di Amshir, i Romano-Cattolici il 10 gennaio.

Ispirato dallo Spirito, sei stato il primo ad abitare nel deserto emulando lo zelante Elia;

 come colui che imitava gli angeli, fosti reso noto al mondo, da sant’Antonio il Grande.

Paolo giusto, prega Cristo Dio che ci conceda la sua grande misericordia.

(Tropario. Tono III)

San GUGLIELMO di MONTEVERGINE:25 giugno

 

Icona di SAN GUGLIELMO di MONTEVERGINE (da Vercelli)-www.mirabileydio.it

SAN GUGLIELMO di  VERCELLI (da Montevergine) 

Eremita, abate, fondatore della Congregazione Benedettina di Montevergine ,poi assorbita nel 1879 dalla Congregazione Cassinese.

Guglielmo iniziò come monaco pellegrino  il cammino compostellano. Di ritorno da Santiago,  deciso a proseguire  per la Terra Santa ,venne assalito dai banditi e si sentì chiamato a fermarsi in eremitaggio.Cercò la solitudine in diversi luoghi ed infine a Montevergine presso Avellino .

Accorrevano molti pellegrini e tra essi alcuni uomini che giunsero attratti dalla vita eremitica ,ai quali diede la regola di San Benedetto.

Fondò un’altra comunità a Nusco(Galeto) dove morì il 24 giugno 1142  ed un altro monastero sul monte Cognata ,con una doppia comunità femminile e maschile.

Nel corso della seconda guerra mondiale,la Santa Sindone di Torino venne segretamente custodita presso il monastero di Montevergine.

San Giulio d’Orta, sacerdote:31 gennaio

Icona di San Giulio(2013) per mano di Cristina Capella

San Giulio d’Orta   Sacerdote

31 gennaio

IV secolo

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icona di San Giulio( 2009)
 

Il culto di san Giulio è molto vivo nella zona del Lago d’Orta, nell’Alto Novarese, dove esiste una chiesa, che sarebbe stata originariamente da lui edificata, nella quale è sepolto. Sulla sua figura storica non ci sono, però, notizie certe. La sua vicenda si intrecciò, infatti, con quella di un san Giuliano. Alcune fonti li indicano come fratelli, altri studiosi ipotizzano una confusione di nomi per la stessa persona. Secondo la più antica “Vita” (VII sec.), i due fratelli erano greci del IV secolo, trasferitisi in Italia perché disgustati dagli errori degli eretici e perseguitati. Dimorarono presso Roma e poi attraversarono la Penisola, fermandosi sul Lago d’Orta. Qui costruirono la novantanovesima chiesa, a Gozzano, e la centesima, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sull’isola lacustre. Nella prima, dedicata a San Lorenzo, rimase Giuliano. Dei due antichi edifici non resta nulla e gli attuali non risalgono a prima del IX secolo

Icona San Giulio sacerdote (www.mirabileydio.it)

Santa Matilde di Hackeborn (19 Novembre)

santa Matilde http://www.mirabileydio.it

Santa Matilde di Hackeborn (o di Helfta) Monaca  

                                       19 novembre

Nasce attorno al 1240 nel castello di Helfta, in Sassonia, da una delle più delle più nobili e potenti famiglie della Turingia, i von Hackeborn.

La sorella maggiore, Gertrude, è badessa nel convento di Helfta. All’età di sette anni Matilde viene accolta come educanda nel monastero benedettino di Rodardsdorf.

Qui la sua vocazione cresce e la giovane decide di indossare il velo.

Nel 1258 raggiunge la sorella maggiore a Helfta dove, tre anni più tardi, le viene affidata la cura di una giovane monaca che resterà nella storia con il nome di santa Gertrude la Grande. Proprio a quest’ultima Matilde confesserà le proprie visioni mistiche. Da queste confidenze nascerà poi uno dei libri più noti della mistica medievale: il Libro della grazia speciale.

Matilde, particolarmente dotata nel canto, cura e dirige il coro del monastero e per questa sua qualità sembra che lo stesso Dante si sia ispirato a lei per la figura di Matelda nel Purgatorio. Muore nel monastero di Helfta nel 1298.

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San Leonardo di Noblac : 6 Novembre

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San Leonardo
San Leonardo

San Leonardo di Limoges (Noblac) Eremita

Gallia, inizio VI sec. – Limoges, 6 novembre 545 ca.

Leonardo nacque in Gallia al tempo dell’imperatore Anastasio da nobili franchi, amici del re Clodoveo che volle fargli da padrino al battesimo. In gioventù rifiutò di arruolarsi nell’esercito e si mise al seguito di S. Remigio, arcivescovo di Reims. Avendo questi ottenuto dal re di poter chiedere la liberazione dei prigionieri che avesse incontrato, anche Leonardo, acceso di carità, chiese e ottenne lo stesso favore e liberò, di fatto, un gran numero di questi infelici. Diffondendosi la fama della sua santità, egli rifiutata la dignità vescovile offertagli da Clodoveo si diresse a Limoges; attraversando la foresta di Pavum soccorse la Regina sorpresa dalle doglie del parto. La preghiera del santo le concesse di superare i dolori e di dare alla luce un bel bambino. Clodoveo riconoscente gli concesse una parte del bosco per edificarvi un monastero. Il Santo costruì un oratorio in onore della Madonna e dedicò in altare in onore di S. Remigio; scavò poi un pozzo che si riempì miracolosamente d’acqua e al luogo diede il nome di nobiliacum in ricordo della donazione di Clodoveo. Il Santo sarebbe morto il 6 novembre di un anno imprecisato, nella metà del VI secolo.

San BRUNO:6 Ottobre

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San Bruno
Icona di San Bruno          (www.mirabileydio.it)

San Bruno (Brunone) Sacerdote e monaco 
6 ottobre 
Nato a Colonia in Germania intorno al 1030, e vissuto poi 
tra il suo Paese, la Francia e 
l’Italia, il nobile renano Bruno o Brunone è vero figlio 
dell’Europa dell’XI secolo, divisa e confusa, ma pure a suo 
modo aperta e propizia alla mobilità. Studente e poi 
insegnante a Reims, si trova presto faccia a faccia con la 
simonia.
Professore di teologia e filosofia, esperto di cose curiali, 
potrebbe diventare vescovo per la via onesta dei meriti, ora 
che papa Gregorio VII lotta per ripulire gli episcopi. Ma lo 
disgusta l’ambiente. La fede che pratica e che insegna è 
tutt’altra cosa, come nel 1083 gli conferma Roberto di 
Molesme, il severo monaco che darà vita ai Cistercensi. 
Bruno trova sei compagni che la pensano come lui, e il vescovo 
Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località 
selvaggia detta “chartusia” (chartreuse in francese). Lì si 
costruiscono un ambiente per la preghiera comune, e sette 
baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da 
eremiti, con momenti comunitari. Ma non pensano minimamente a 
fondare qualcosa: vogliono soltanto vivere radicalmente il 
Vangelo e stare lontani dai mercanti del sacro. 
Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il 
benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 se lo ritrova papa 
col nome di Urbano II e deve raggiungerlo a Roma come suo 
consigliere. Ottiene da lui riconoscimento e autonomia per il 
monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande 
Chartreuse. Però a Roma non resiste: pochi mesi, ed eccolo in 
Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo 
Valentia); e riecco l’oratorio, le celle come alla Chartreuse, 
una nuova comunità guidata col solito rigore. Più tardi, a 
poca distanza, costruirà un altro monastero per chi, inadatto 
alle asprezze eremitiche, preferisce vivere in comunità. E’ il 
luogo accanto al quale sorgeranno poi le prime case 
dell’attuale Serra San Bruno. I suoi pochi confratelli (non 
ama avere intorno gente numerosa e qualunque) devono essere 
pronti alla durezza di una vita che egli insegna col consiglio 
e con istruzioni scritte, che dopo la sua morte (Serra San Bruno:6
ottobre1101),troveranno 
codificazione nella Regola, approvata nel 1176 dalla Santa Sede. 
E’ una guida all’autenticità, col modello della Chiesa 
primitiva nella povertà e nella gioia, quando si cantano le 
lodi a Dio e quando lo si serve col lavoro, cercando anche qui 
la perfezione, e facendo da maestri ai fratelli, alle 
famiglie, anche con i mestieri splendidamente insegnati. 
Sempre pochi e sempre vivi i certosini: a Serra, vicino a 
Bruno, e altrove, passando attraverso guerre, terremoti, 
rivoluzioni. Sempre fedeli allo spirito primitivo. Una 
comunità "mai riformata, perché mai deformata". Come la voleva 
Bruno, il cui culto è stato approvato da Leone X (1513-1521) e 
confermato da Gregorio XV (1621-1623). 
Per scrivere l'icona di San Bruno ho utilizzato come modello “ San 
Giovanni il teologo del silenzio”,che nel silenzio, ascolta la voce della 
 Sapienza Divina.
Come scrive San Bruno:<<... ci dice la Sapienza
stessa:”Chi non rinuncia a tutto ciò che possiede ,non può essere
mio discepolo”. Quanto sia bello,quanto utile e quanto piacevole
restare alla sua scuola sotto la guida dello Spirito Santo e apprendere 
la divina filosofia che sola dà la beatitudine vera,chi non lo vede?>>.
L'icona della SS. Trinità( Rublev) raffigura la visione degli elementi 
essenziali,peculiari di vita evangelica che San Bruno ebbe e 
cercò di imprimere nella vita certosina .
1) Il Tempio:la cella;luogo dell'incontro della presenza di Dio.
2)L'albero:”la croce di Cristo portata nel boscoso silenzio della Certosa”.
3)La roccia:il luogo aspro della solitudine.
Ma il centro è la “Bontà Divina! “(San Bruno),il perfetto Amore Trinitario, 
nel silenzio ,la perfetta comunione di volontà ,
attorno al Calice della mensa Eucaristica.
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Icona di San Bruno
San Bruno (2015) 22 x 49 cm-600€

San Bruno 2015

Icona di Sant’Agostino (28 Agosto)

Icona di Sant'Agostino(www.mirabileydio.it)

Icona di Sant’Agostino(www.mirabileydio.it)
 
S.AGOSTINO VESCOVO  
Nacque nel 354 in Africa,a Tagaste,figlio di Patrizio (pagano) e di Santa Monica che lo educò cristianamente,ma solo dopo una lunga ricerca,nel 387 ,a Milano da S.Ambrogio,ricevette il battesimo.
Tornato in Africa,si diede alla vita monastica,finchè,ordinato sacerdote,fu di aiuto al vescovo di Ippona che sostituì dal 396 fino alla morte il 28 febbraio 430.  
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   Nelle icone tutte le scene si svolgono all’esterno   dell’ architettura ,che costituisce una specie di fondale.      
 Oggetti e costruzioni sono rappresentate sia in assonometria,sia in prospettiva inversa, in modo da presentare alla vista ogni lato.
Tutto è accessibile,tutto è dimora,dimora di Dio tra gli uomini,dimora degli uomini in Dio.
 Il luogo iconico è luogo di luce e l’oro,colore che in natura non si trova,costituisce lo sfondo dell’icona e penetra i suoi diversi elementi.
 Ma è sopratutto nel volto che si concentra la luce: impassibile,silenzioso,lo sguardo fisso nella contemplazione del mistero di Dio;in posizione frontale o di trequarti;
mai di profilo (interromperebbe la comunione degli occhi ); le labbra sottili sempre chiuse: ” L’amico del silenzio si fa prossimo a Dio ;nel silenzio si intrattiene con Lui e riceve la Sua Luce ” (San Giovanni Climaco ).
Il naso,fine,è quasi un filo luminoso che lega la bocca agli occhi;le orecchie ridotte,come interiorizzate;l’essere è all’ascolto del cuore. 
“Ecco,sono davanti a Te le orecchie del mio cuore;
aprile e dillo all’anima:sono la tua salvezza.
E io correrò dietro a questa voce e Ti troverò.
Non celarmi il Tuo volto:io morirò per non morire e vederLo.” 
( S. Agostino Conf. 1.5 )

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