San Giovanni Calabria: 8 ottobre(rito ambrosiano)-4 dicembre(romano)

SAN GIOVANNI CALABRIA
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Icona di San Giovanni Calabria 2015

 

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8 FEBBRAIO :San Girolamo Emiliani (Miani)

san Girolamo EmilianiSan Girolamo Emiliani (Miani) Fondatore

 

8 febbraio –

Venezia, 1486 – Somasca di Vercurago, Lecco, 8 febbraio 1537

 

 

Fondatore della Società dei Servi dei poveri (Somaschi), Girolamo Emiliani si dedicò a malati, giovani abbandonati e al riscatto delle prostitute. Nato a Venezia nel 1486, intraprese la carriera militare. Nel 1511, in prigionia, maturò la vocazione, similmente a sant’Ignazio ferito a Pamplona. Consacratosi a Dio nel 1518, si prodigò in una carestia e in un’epidemia di peste a Verona, Brescia, Como e Bergamo. Qui, nel paesino di Somasca, nacque l’ordine di chierici regolari. Essi intuirono il ruolo di promozione sociale delle scuole e ne aprirono di gratuite con un metodo pedagogico innovativo. Il fondatore morì di peste nel 1537, mentre assisteva dei malati. Santo dal 1767, dal 1928 è patrono della gioventù abbandonata

 

2 APRILE:San Francesco da Paola-Serva di Dio Suor Maria Maddalena del Crocifisso( Ersilia Foschi)

  per mano di Cristina Capella
www.mirabileydio.it per mano di Cristina Capella

San Francesco da Paola Eremita e fondatore

2 aprile

Paola, Cosenza, 27 marzo 1416 – Plessis-les-Tours, Francia, 2 aprile 1507

La sua vita fu avvolta in un’aura di soprannaturale dalla nascita alla morte. Nacque a Paola (Cosenza) nel 1416 da genitori in età avanzata devoti di san Francesco, che proprio all’intercessione del santo di Assisi attribuirono la nascita del loro bambino. Di qui il nome e la decisione di indirizzarlo alla vita religiosa nell’ordine francescano. Dopo un anno di prova, tuttavia, il giovane lasciò il convento e proseguì la sua ricerca vocazionale con viaggi e pellegrinaggi. Scelse infine la vita eremitica e si ritirò a Paola in un territorio di proprietà della famiglia. Qui si dedicò alla contemplazione e alle mortificazioni corporali, suscitando stupore e ammirazione tra i concittadini. Ben presto iniziarono ad affluire al suo eremo molte persone desiderose di porsi sotto la sua guida spirituale. Seguirono la fondazione di numerosi eremi e la nascita della congregazione eremitica paolana detta anche Ordine dei Minimi. La sua approvazione fu agevolata dalla grande fama di taumaturgo di Francesco che operava prodigi a favore di tutti, in particolare dei poveri e degli oppressi. Lo stupore per i miracoli giunse fino in Francia, alla corte di Luigi XI, allora infermo. Il re chiese al papa Sisto IV di far arrivare l’eremita paolano al suo capezzale. L’obbedienza prestata dal solitario costretto ad abbandonare l’eremo per trasferirsi a corte fu gravosa ma feconda. Luigi XI non ottenne la guarigione, Francesco fu tuttavia ben voluto ed avviò un periodo di rapporti favorevoli tra il papato e la corte francese. Nei 25 anni che restò in Francia egli rimase un uomo di Dio, un riformatore della vita religiosa. Morì nei pressi di Tours il 2 aprile 1507.

Secondo la tradizione, uno Spirito celeste, forse l’arcangelo Michele, gli apparve mentre pregava, tenendo fra le mani uno scudo luminoso su cui si leggeva la parola “Charitas” e porgendoglielo disse: “Questo sarà lo stemma del tuo Ordine”

Serva di Dio Suor Maria Maddalena del Crocifisso (1690 – 1735)

Ersilia Foschi nacque a Rieti nel 1690. Sposata col nobile Cav. G.B. Bolognini, si era data ad una vita dissipata; ma nelle sacre Missioni si convertì e riparò ai suoi scandali. Morto il marito, rinunciò alle sue ricchezze e si ritirò presso Foligno. In seguito all’apparizione di  san Francesco di Paola, a Perugia dal Provinciale dei Minimi, ne ricevette l’abito, con il nome di suor Maria Maddalena del Crocifisso.

Nel 1746 in Todi alla Rocca , sotto la Regola del Terz’Ordine  fondò il Monastero delle Romite Paolane   e in Porto di Fermo, dove morì in odore di santità il 23 febbraio 1760.

San Giovanni Damasceno: 4 dicembre

San Giovanni Damasceno Sacerdote e dottore della Chiesa

4 dicembre – Memoria Facoltativa

Damasco, 650 – 749

Nacque intorno al 675 a Damasco (da cui Damasceno) in Siria. Suo padre era ministro delle finanze. Colto e brillante, divenne consigliere e amico del Califfo cioè il prefetto arabo che guidava la regione. La frequentazione del monaco siciliano Cosmo, portato schiavo a Damasco, determinò in lui il desiderio di ritirarsi a vita solitaria, in compagnia del fratello, futuro vescovo di Maiouna. Andò dunque a vivere nella «laura» di San Saba, piccolo villaggio di monaci a Gerusalemme, dove ricevette l’ordinazione sacerdotale e in virtù della sua profonda preparazione teologica, ebbe l’incarico di predicatore titolare nella basilica del Santo Sepolcro. Tra le sue opere accanto agli inni e ai trattati teologici dedicati alla Madonna, è autore del compendio di teologia «Fonte della conoscenza» e de i «Tre discorsi in favore delle sacre immagini». Teologo illuminato e coltissimo, si meritò il titolo di «San Tommaso dell’Oriente». Nel 1890 Leone XIII lo ha proclamato dottore della Chiesa.

Madre di Dio Tricherousa (delle tre mani)

Madre di Dio Tricherousa (dalle tre mani)www.mirabileydio.it

 

L’icona ha questo nome  per la presenza, in basso, di una mano che era posta sull’immagine venerata, come ex-voto. L’origine di tale immagine è legata ad un episodio avvenuto nel periodo della persecuzione iconoclasta  che ha come protagonista uno dei più famosi difensori del culto delle icone, S. Giovanni Damasceno (640-754).  Su istigazione dell’imperatore Leone Isaurico, il governatore di Damasco condannò il santo monaco al taglio della mano destra. Per intercessione della Madre di Dio, Giovanni riebbe miracolosamente la mano. Una copia di questa icona  è venerata al Monte Athos, nel monastero serbo di Chilandar; di qui il suo culto si diffuse in Russia a partire dal sec. XVII. La festa liturgica è il 28 giugno e 12 luglio. L’icona è del  tipo Odighitria.

<<Venuta la sera, Giovanni si recò in chiesa, dove si prostrò davanti all’immagine della Madre di Dio, scandì tra i gemiti la preghiera seguente, chiedendo la grazia della restituzione della sua mano mozzata:
Signora, Madre purissima,
che partoristi il mio Dio,
è a motivo delle immagini sacre
che la mia mano destra è stata mozzata.
Tu non ignori la causa di questa rabbia di Leone.
Affrettati, dunque,
fa’ vedere il tuo soccorso e ridammi la mia mano.
La destra dell’Altissimo,
di Colui che in te si è incarnato,
fa prodigi senza numero per la tua intercessione.
Possa Egli guarire questa mia mano destra
mediante le tue preghiere ed essa comporrà per te e per colui che in te si è incarnato,
inni e melodie armoniose, e si farà,
o Madre di Dio, strumento della fede.
Tu puoi, difatti, ciò che vuoi, 

poiché tu sei vera Madre di Dio
.
Detta la preghiera, Giovanni si addormentò. La Madre di Dio gli apparve in sogno dicendo: «La tua mano è guarita, adempi senza indugio il voto che hai fatto nella tua preghiera». Destandosi, Giovanni si accorse di essere guarito. Allora si alzò e con le mani levate in alto modulò tutta la notte il seguente inno di sua composizione:
La tua destra, Signore,
si è grandemente magnificata!
La tua destra ha risanato la mia mano tagliata!
Per suo mezzo,
tu getti nella confusione i nemici
che rifiutano di venerare l’Immagine tua
e quella di Colei che ti ha dato alla luce.
E nella multiformità della tua gloria
tu distruggerai per mezzo di questa mia mano
i nemici distruttori delle Immagini.>>


San GUGLIELMO di MONTEVERGINE:25 giugno

 

Icona di SAN GUGLIELMO di MONTEVERGINE (da Vercelli)-www.mirabileydio.it

SAN GUGLIELMO di  VERCELLI (da Montevergine) 

Eremita, abate, fondatore della Congregazione Benedettina di Montevergine ,poi assorbita nel 1879 dalla Congregazione Cassinese.

Guglielmo iniziò come monaco pellegrino  il cammino compostellano. Di ritorno da Santiago,  deciso a proseguire  per la Terra Santa ,venne assalito dai banditi e si sentì chiamato a fermarsi in eremitaggio.Cercò la solitudine in diversi luoghi ed infine a Montevergine presso Avellino .

Accorrevano molti pellegrini e tra essi alcuni uomini che giunsero attratti dalla vita eremitica ,ai quali diede la regola di San Benedetto.

Fondò un’altra comunità a Nusco(Galeto) dove morì il 24 giugno 1142  ed un altro monastero sul monte Cognata ,con una doppia comunità femminile e maschile.

Nel corso della seconda guerra mondiale,la Santa Sindone di Torino venne segretamente custodita presso il monastero di Montevergine.

San Bonifacio martire: 5 giugno

Icona San Bonifacio 2008 http://www.mirabileydio.it
san Bonifacio martire(www.mirabileydio.it)
san Bonifacio Martire(www.mirabileydio.it)
San Bonifacio Vescovo e martire 
                                   5 giugno 

                   Bonifacio o Winfrid sembra appartenesse a una nobile 
                  famiglia inglese del Devonshire, dove nacque nel 673 (o 680). 
                  Professò la regola monastica nell'abbazia di Exeter e di 
                  Nurslig, prima di dare inizio all'evangelizzazione delle 
                  popolazioni germaniche oltre il Reno. Il suo primo tentativo 
                  di raggiungere la Frisia andò a vuoto per l'ostilità tra il 
                  duca tedesco Radbod e Carlo Martello. Winfrid compì allora il 
                  pellegrinaggio a Roma per pregare sulle tombe dei martiri e 
                  avere la benedizione del papa. S. Gregorio II ne assecondò lo 
                  slancio missionario e Winfrid ripartì per la Germania. Sostò 
                  nella Turingia, quindi raggiunse la Frisia, appena 
                  assoggettata dai Franchi, e vi operò le prime conversioni. In 
                  tre anni percorse gran parte del territorio germanico.
                  Anche i Sassoni risposero con entusiasmo alla sua 
                  predicazione. Convocato a Roma, ebbe dal papa l'ordinazione 
                  episcopale e il nuovo nome di Bonifacio. Durante il viaggio di 
                  ritorno in Germania in un bosco di Hessen fece abbattere una  
 gigantesca quercia alla quale le popolazioni pagane 
attribuivano magici poteri perché ritenuta sede di un dio. 
                  Quel gesto fu ritenuto una vera sfida alla divinità e i pagani 
                  accorsero per assistere alla vendetta del dio offeso. 
                  Bonifacio ne approfittò per recare loro il messaggio 
                  evangelico.
 Ai piedi della quercia abbattuta eresse la prima 
 chiesa dedicata a S. Pietro.
                  Prima di organizzare la Chiesa sulla riva destra del Reno 
                  pensò alla fondazione, tra le regioni di Hessen e Turingia, di 
                  un'abbazia, che divenisse il centro propulsore della 
                  spiritualità e della cultura religiosa della Germania. Nacque 
                  così la celebre abbazia di Fulda ,dove poi fù sepolto. Come sede 
                  arcivescovile scelse la città di Magonza.
                  Già vecchio, eppur infaticabile, ripartì per la Frigia. Lo 
                  accompagnavano una cinquantina di monaci. Il 5 giugno 754 
                  aveva dato l'appuntamento presso Dokkum a un gruppo di 
                  catecumeni. Era il giorno di Pentecoste; all'inizio della 
                  celebrazione della Messa i missionari vennero assaliti da un 
                  gruppo di Frisoni armati di spade. "Non temete - disse 
                  Bonifacio ai compagni - tutte le armi di questo mondo non 
                  possono uccidere la nostra anima". Quando la spada di un 
 infedele si abbatté sul suo capo, cercò di ripararsi  
 coprendosi con l'Evangeliario. Ma il fendente sfregiò il libro
 e mozzò il capo del martire.

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San Bonifacio martire(www.mirabileydio.it)

Sant’Erasmo di Formia: 2 giugno

icona di Sant’Erasmo

Sant’ Erasmo di Formia Vescovo e martire 2 giugno

Fonti degne di fede attestano l’esistenza di un s. Erasmo, martire, vescovo di Formia, il cui culto era molto diffuso nella Campania e nel Lazio. La più antica è il Martirologio Geronimiano in cui Erasmo è ricordato il 2 giugno S. Gregorio Magno alla fine del sec. VI, scrivendo al vescovo Bacauda di Formia, attesta che il corpo del santo era conservato in quella chiesa: “Formianae ecclesiae in qua corpus beati Herasmi martyris requiescit”. Lo stesso pontefice ricorda due monasteri dedicati ad Erasmo: uno a Napoli e l’altro posto “in latere montis Pepperi” presso Cuma. Anche Roma aveva un monastero dedicato al santo sul Celio, nel quale fu educato da giovane il papa Adeadato (m. 619) che poi, da pontefice, lo ampliò e lo arricchì di beni e privilegi. Altri monasteri intitolati ad Erasmo erano presso Formia (detto anche di Castellone) e presso Itri “in valle Itriana”.
Il nome di Erasmo, oltre che nei martirologi storici, donde è passato nel Romano, era inserito nel Calendario marmoreo di Napoli. Nell’842, dopo che Formia era stata distrutta dai Saraceni, le sue reliquie vennero trasferite a Gaeta e nascoste in un pilastro della chiesa di S. Maria, dove furono rinvenute nel 917 dal vescovo Bono. Da quel tempo Erasmo fu proclamato patrono di Gaeta e furono anche coniate monete con la sua effigie. Il 3 febbraio 1106 Pasquale II consacrò la cattedrale di Gaeta in onore della Vergine e di Erasmo Nel Medio Evo il santo fu annoverato tra i cosidetti santi Ausiliatori e invocato specialmente contro le epidemie, mentre i marinai lo venerano come patrono col nome di S. Elmo.
Sulla personalità di Erasmo purtroppo siamo male informati poiché la passio, compilata con molta probabilità verso il sec. VI, è favolosa e leggendaria, né può aver maggior valore una biografia attribuita, senza solido fondamento, a Gelasio II (1118-19). Da questi scritti appare evidente come gli autori niente sapessero di sicuro intorno ad Erasmo se non ch’era stato vescovo di Formia ed era morto martire al tempo forse di Diocleziano.
Secondo la passio, dunque, Erasmo era oriundo di Antiochia. Quando scoppiò la persecuzione era già vescovo e si nascose per sette anni in una caverna del monte Libano. Ritornato in città fu arrestato e condotto al tribunale dell’imperatore che con lusinghe e tormenti cercò di persuaderlo a sacrificare agli dei; ma Erasmo rimase saldo nella fede e fu rinchiuso in carcere. Liberato miracolosamente, si recò nell’Illirico dove in sette anni convertì quattrocentomila persone. Arrestato ancora una volta per ordine di Massimiano, fu condotto a Sirmio dove abbatté un simulacro e convertì altre quattrocentomila persone, molte delle quali furono immediatamente uccise, mentre Erasmo, dopo essere stato ancora tormentato orribilmente, era rinchiuso in carcere. Fu liberato allora dall’arcangelo Michele che lo condusse a Formia, ed ivi sette giorni dopo placidamente morì.

San Servazio vescovo:13 maggio

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http://www.mirabileydio.it/SITOULTIMO2/pagine/Servazio-%20Willibrord-%20Bonifacio%202008.htm

San Servazio Vescovo
13 maggio

San Servazio, probabilmente di origine armena, passò alla
storia quale una dei più costanti sostenitori di Sant’Atanasio
durante la lunga controversia per l’ortodossia nicena. Nei
concili di Sardica e Rimini, tenutisi rispettivamente nel 343
e nel 359, sostenne infatti con grande coraggio la causa
dell’ortodossia. Venne tuttavia poi ingannato e firmò
un’ambigua formula che fece sostenere a Girolamo che tutto il
mondo fosse “divenuto ariano”. In seguito, il celebre
Sant’Ilario di Poitiers poté chiarire a Servazio il reale
significato di tale formula e questi non esitò a
disconoscerla.
Eletto vescovo di Tongres, in Belgio, non si conosce però la
data della sua consacrazione, che precedette comunque quasi
certamente la sua attiva partecipazione ai concili suddetti.
Negli ultimi tempi della sua vita intraprese, secondo quanto
riferisce San Gregorio di Tours, un pellegrinaggio a carattere
penitenziale da Tongres sino a Roma in relazione ad una
presunta profezia secondo la quale Attila, re degli unni,
avrebbe invaso la Gallia.
La città fu infatti oggetto di saccheggi e di una parziale
distruzione proprio nello stesso anno della morte di Servizio,
cioè nel 384, mentre è incerto se la sede episcopale sia stata
trasferita presso Maastricht prima o subito dopo tale evento.
In quest’ultima città, infatti, i suoi resti mortali sono
conservati all’interno di un antico reliquiario finemente
cesellato, unitamente al pastorale. Al calice e ad una chiave
d’argento, dono papale contenente limature delle catene di San
Pietro.
A questo calice si attribuiva il potere di allontanare la
febbre, ma il santo era inoltre invocato contro le malattie
delle gambe e delle ossa, come protettore di fabbri, falegnami
e vignaioli e per il buon successo delle iniziative
intraprese. Il culto di San Servizio si diffuse e perdura
tuttora, come testimonia la sua citazione da parte del
Martyrologium Romanum in data 13 maggio. Numerose leggende
firiorono al suo riguardo, ma poche sono purtroppo le fonti
storicamente attendibili.

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San Girolamo Emiliani: 8 febbraio

SAN GIROLAMO EMILIANI

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Fondatore della Società dei Servi dei poveri (Somaschi)

Dei primi anni di vita di S. Girolamo Emiliani (o Miano o Miani) sappiamo poco. Nacque a Venezia nel 1486 e come tutti i patrizi della Serenissima venne avviato alla carriera militare. Fatto prigioniero nel 1511 a Castelnuovo mentre combatteva contro la Lega di Cambrai, rinchiuso in una segreta del castello ebbe modo di meditare sulla vulnerabilità della potenza mondana, una riflessione analoga a quella che avrebbe fatto dieci anni più tardi anche S. Ignazio di Loyola. Liberato in maniera insperata dopo un mese, sentì viva la vocazione all’impegno missionario a servizio dei poveri, degli infermi, dei giovani abbandonati e delle donne “pentite”. Un campo assai vasto d’impegno. Dopo un breve “noviziato” come penitente con Giampietro Carafa, il futuro Paolo IV, Girolamo si consacrò a Dio e al bene nel 1518. Dieci anni più tardi, poiché una terribile carestia travagliava l’intera penisola, subito seguita dalla peste, vendette tutto ciò che possedeva, compresi i mobili di casa, e si dedicò all’assistenza agli appestati. Bisognava dare sepoltura ai morti, e lo fece ogni notte. Ma bisognava pensare anche ai sopravvissuti, soprattutto ai bambini che avevano perso i genitori e alle donne che la miseria aveva spinto alla prostituzione. Verona, Brescia, Como e Bergamo furono il campo della sua intensa azione benefica. Fu allora che in un paesino del bergamasco, a Somasca, ebbe inizio la Società dei Chierici Regolari, che avrebbero preso il nome di Padri Somaschi. Furono loro ad attuare un grande progetto del fondatore: l’istituzione di scuole gratuite aperte a tutti e in cui veniva adottato il rivoluzionario “metodo dialogato”. S. Girolamo Emiliani morì sulla breccia: mentre assisteva i malati di peste a Somasca, colpito dallo stesso terribile morbo, si congedò definitivamente su questa terra dai suoi figli prediletti: i poveri e gli ammalati, a cui aveva dedicato tutte le sue laboriose giornate per pochi ma intensi anni. Era l’8 febbraio 1537. Canonizzato nel 1767, Pio XI nel 1928 lo nominò patrono degli orfani e della gioventù abbandonata. Prima della riforma, la sua festa cadeva il 20 luglio. http://www.mirabileydio.it

SAN GIROLAMO EMILIANI (www.mirabileydio.it)

san Girolamo Emiliani

San Giulio d’Orta, sacerdote:31 gennaio

Icona di San Giulio(2013) per mano di Cristina Capella

San Giulio d’Orta   Sacerdote

31 gennaio

IV secolo

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icona di San Giulio( 2009)
 

Il culto di san Giulio è molto vivo nella zona del Lago d’Orta, nell’Alto Novarese, dove esiste una chiesa, che sarebbe stata originariamente da lui edificata, nella quale è sepolto. Sulla sua figura storica non ci sono, però, notizie certe. La sua vicenda si intrecciò, infatti, con quella di un san Giuliano. Alcune fonti li indicano come fratelli, altri studiosi ipotizzano una confusione di nomi per la stessa persona. Secondo la più antica “Vita” (VII sec.), i due fratelli erano greci del IV secolo, trasferitisi in Italia perché disgustati dagli errori degli eretici e perseguitati. Dimorarono presso Roma e poi attraversarono la Penisola, fermandosi sul Lago d’Orta. Qui costruirono la novantanovesima chiesa, a Gozzano, e la centesima, dedicata ai santi Pietro e Paolo, sull’isola lacustre. Nella prima, dedicata a San Lorenzo, rimase Giuliano. Dei due antichi edifici non resta nulla e gli attuali non risalgono a prima del IX secolo

Icona San Giulio sacerdote (www.mirabileydio.it)

San Tommaso D’Aquino :28 gennaio

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SAN TOMMASO D’AQUINO

TOMMASO 2009web

SACERDOTE E DOTTORE DELLA CHIESA

Nacque nel castello di Roccasecca figlio del conte Landolfo d’Aquino intono al 1225.

Ricevette la prima formazione nell’abbazia di Monte Cassino,poi a Napoli ,dove conobbe

l’Ordine dei frati predicatori di San Domenico, nel quale ,superata l’ opposizione dei

familiari,poté entrare. A Parigi e a Colonia completò gli studi nelle discipline filosofiche e

teologiche;fu allievo di sant’Alberto Magno .Nel 1256 divenne docente di filosofia

e teologia nell’università parigina. I suoi numerosi scritti restano per il pensiero cristiano

fonte limpida e feconda di ispirazione ed a giusto titolo San Tommaso fu detto “Dottore

angelico”.Morì nell’abbazia di Fossanova,il 7 marzo 1274 mentre si recava al concilio di

Lione,convocato dal papa Gregorio IX.

L’icona di “San Giovanni Teologo”,ispirato dall’angelo(messaggero) della Sapienza Divina

(nimbo con due rombi incrociati),è servita come modello per scrivere l’ icona del “teologo”

San Tommaso.

I santi ,nelle icone,solitamente tengono in mano gli strumenti che hanno caratterizzato il

proprio cammino di santità, perciò san Tommaso tiene nella mano destra, benedicente ,la

penna,che indica nella Sapienza Divina la vera fonte della sua ispirazione ,mentre nella

sinistra ,un brano della”Summa Theologiae”:

<<Colui che conosce la Causa Altissima semplicemente,che è

Dio,viene chiamato rettamente sapiente>>

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San BRUNO:6 Ottobre

(www.mirabileydio.it)

San Bruno
Icona di San Bruno          (www.mirabileydio.it)

San Bruno (Brunone) Sacerdote e monaco 
6 ottobre 
Nato a Colonia in Germania intorno al 1030, e vissuto poi 
tra il suo Paese, la Francia e 
l’Italia, il nobile renano Bruno o Brunone è vero figlio 
dell’Europa dell’XI secolo, divisa e confusa, ma pure a suo 
modo aperta e propizia alla mobilità. Studente e poi 
insegnante a Reims, si trova presto faccia a faccia con la 
simonia.
Professore di teologia e filosofia, esperto di cose curiali, 
potrebbe diventare vescovo per la via onesta dei meriti, ora 
che papa Gregorio VII lotta per ripulire gli episcopi. Ma lo 
disgusta l’ambiente. La fede che pratica e che insegna è 
tutt’altra cosa, come nel 1083 gli conferma Roberto di 
Molesme, il severo monaco che darà vita ai Cistercensi. 
Bruno trova sei compagni che la pensano come lui, e il vescovo 
Ugo di Grenoble li aiuta a stabilirsi in una località 
selvaggia detta “chartusia” (chartreuse in francese). Lì si 
costruiscono un ambiente per la preghiera comune, e sette 
baracche dove ciascuno vive pregando e lavorando: una vita da 
eremiti, con momenti comunitari. Ma non pensano minimamente a 
fondare qualcosa: vogliono soltanto vivere radicalmente il 
Vangelo e stare lontani dai mercanti del sacro. 
Quando Bruno insegnava a Reims, uno dei suoi allievi era il 
benedettino Oddone di Châtillon. Nel 1090 se lo ritrova papa 
col nome di Urbano II e deve raggiungerlo a Roma come suo 
consigliere. Ottiene da lui riconoscimento e autonomia per il 
monastero fondato presso Grenoble, poi noto come Grande 
Chartreuse. Però a Roma non resiste: pochi mesi, ed eccolo in 
Calabria nella Foresta della Torre (ora in provincia di Vibo 
Valentia); e riecco l’oratorio, le celle come alla Chartreuse, 
una nuova comunità guidata col solito rigore. Più tardi, a 
poca distanza, costruirà un altro monastero per chi, inadatto 
alle asprezze eremitiche, preferisce vivere in comunità. E’ il 
luogo accanto al quale sorgeranno poi le prime case 
dell’attuale Serra San Bruno. I suoi pochi confratelli (non 
ama avere intorno gente numerosa e qualunque) devono essere 
pronti alla durezza di una vita che egli insegna col consiglio 
e con istruzioni scritte, che dopo la sua morte (Serra San Bruno:6
ottobre1101),troveranno 
codificazione nella Regola, approvata nel 1176 dalla Santa Sede. 
E’ una guida all’autenticità, col modello della Chiesa 
primitiva nella povertà e nella gioia, quando si cantano le 
lodi a Dio e quando lo si serve col lavoro, cercando anche qui 
la perfezione, e facendo da maestri ai fratelli, alle 
famiglie, anche con i mestieri splendidamente insegnati. 
Sempre pochi e sempre vivi i certosini: a Serra, vicino a 
Bruno, e altrove, passando attraverso guerre, terremoti, 
rivoluzioni. Sempre fedeli allo spirito primitivo. Una 
comunità "mai riformata, perché mai deformata". Come la voleva 
Bruno, il cui culto è stato approvato da Leone X (1513-1521) e 
confermato da Gregorio XV (1621-1623). 
Per scrivere l'icona di San Bruno ho utilizzato come modello “ San 
Giovanni il teologo del silenzio”,che nel silenzio, ascolta la voce della 
 Sapienza Divina.
Come scrive San Bruno:<<... ci dice la Sapienza
stessa:”Chi non rinuncia a tutto ciò che possiede ,non può essere
mio discepolo”. Quanto sia bello,quanto utile e quanto piacevole
restare alla sua scuola sotto la guida dello Spirito Santo e apprendere 
la divina filosofia che sola dà la beatitudine vera,chi non lo vede?>>.
L'icona della SS. Trinità( Rublev) raffigura la visione degli elementi 
essenziali,peculiari di vita evangelica che San Bruno ebbe e 
cercò di imprimere nella vita certosina .
1) Il Tempio:la cella;luogo dell'incontro della presenza di Dio.
2)L'albero:”la croce di Cristo portata nel boscoso silenzio della Certosa”.
3)La roccia:il luogo aspro della solitudine.
Ma il centro è la “Bontà Divina! “(San Bruno),il perfetto Amore Trinitario, 
nel silenzio ,la perfetta comunione di volontà ,
attorno al Calice della mensa Eucaristica.
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Icona di San Bruno
San Bruno (2015) 22 x 49 cm-600€

San Bruno 2015

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