MADRE DI DIO ADDOLORATA

L’icona dell’Addolorata è parte di un dittico ,l’altra tavola sarebbe il Cristo morto (Imago Pietatis) poiché la Madre di Dio non può mai essere disgiunta dal Figlio.
In tali dittici la Madre è sempre dolente ,afflitta ,richiamando la scena della Crocifissione e che con la posizione delle mani( come presso la Croce) indica nell’altra tavola, Gesù col capo reclinato e dietro le spalle la croce

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Santa Caterina (Vigri) da Bologna : 9 marzo

icona Santa Caterina da Bologna
Icona di Santa Caterina (Vigri) da Bologna-www.mirabileydio.it

Bologna, 8 settembre 1413 – ivi, 9 marzo 1463

Nata a Bologna l’8 settembre 1413 dal ferrarese Giovanni de’ Vigri e Benvenuta Mammolini, Caterina viene educata alla corte Estense, che in quel tempo toccava l’apogeo del suo splendore. Ma proprio qui germoglia in lei la vocazione alla vita consacrata: giovanissima entra tra le Clarisse nel monasero del Corpus Domini di Ferrara. Nel 1456 è chiamata a Bologna a fondare anche qui un monastero intitolato al Corpus Domini. Anima profondamente francescana, vive con gioia interiore l’imitazione di Cristo crocifisso, la contemplazione del Bambino di Betlemme, l’amore per Gesù vivo nell’Eucaristia, con un temperamento vivace, artistico, portato al canto e alla danza:pittrice,miniaturista ,musicista. Caterina compone testi di formazione spirituale e di devozione, e poi un racconto in latino della Passione (cinquemila versi), un breviario bilingue. Si dice che abbia apparizioni e rivelazioni, e intorno a lei comincia a formarsi un clima di continuo miracolo.Muore il 9 marzo 1463 e cominciò subito a realizzarsi una profezia nella quale si era sentita dire dagli angeli quella che sarebbe stata la caratteristica della sua santità: Et gloria eius in te videbitur.Fu seppellita il giorno stesso nella nuda terra, ma dopo diciotto giorni fu dissotterrata, intatta e profumata. In seguito il corpo trovò  collocazione senza alcuna maschera, seduta, visibile a tutti e non sigillata ,nel santuario del Corpus Domini. Ogni anno, dall’8 al 16 marzo, al Monastero del Corpus Domini di Bologna si celebra un Ottavario in onore di Santa Caterina, co-patrona della città.

Le sette armi spirituali di S.Caterina de’ Vigri

CATERINA DA BOLOGNA

Santa Caterina de’ Vigri, la santa ,di Bologna che ha la particolarità di stare seduta, ci ha lasciato in eredità un preziosissimo scritto dal titolo Le sette armi spirituali. Poche pagine in cui compendia l’arte della sopravvivenza contro le insidie del maligno per ottenere la vita eterna.

Sette sono le armi per difenderci dalle tentazioni del maligno, come sette sono i doni dello Spirito Santo. Numero che, biblicamente parlando, rappresenta la pienezza, la perfezione. Perfezione a cui sono chiamati tutti i battezzati: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). E questa perfezione la possiamo raggiungere, come ci ricorda la Santa di Bologna, attraverso un vero e proprio combattimento. Vediamo in dettaglio quali sono queste armi.

1- La diligenza, cioè la sollecitudine del bene operare. Scrive la santa bolognese: «Compito dello Spirito Santo è suscitare in noi le buone ispirazioni, ma dovere nostro è accettarle e metterle in pratica, facendo continua violenza alle nostre passioni, che sempre ci spingono al contrario di quello che vuole lo Spirito». Satana ci pungola attraverso immagini, sensazioni, stimoli, a volte anche buoni, a lasciare la via per noi tracciata dallo Spirito Santo, per intraprendere altre vie.

Alla santità, invece, si arriva attraverso la realizzazione del disegno che Dio ha su ciascuna anima; ed ecco perché satana fa di tutto per distruggere questo progetto. Nostro compito è rimanere fedeli alla vocazione, qualunque essa sia, religiosa o familiare e portarla avanti con perseveranza anche di fronte alle difficoltà umane e spirituali.

2- La diffidenza di sé, cioè credere fermamente di non poter fare nulla di buono da se stessi. E’ questa una delle verità più trascurate dal mondo moderno. Quanti oggi sono soggetti a se stessi, al proprio giudizio? Quanti indietreggiano davanti agli elogi che il mondo fa loro? Al contrario si gonfiano di orgoglio credendosi onnipotenti. San Paolo, però, ci ricorda che: «Io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio» (Rm 7,19).

Solo la diffidenza di sé, il riconoscersi per quello che realmente si è ci conduce alla salvezza eterna. La vera umiltà consiste proprio in questo: nel riconoscere che Dio è tutto e noi siamo nulla, che Dio può tutto e noi non possiamo nulla, che Dio è il Creatore e noi sue creature. Senza umiltà non si entra in Paradiso.

3- La confidenza in Dio, cioè il credere con tutte le forze che Gesù mai abbandonerà l’anima. Nella malattia, nella sventura, nell’angoscia, nell’aridità, satana sibilerà: «Dove è il tuo Consolatore?». Subito l’anima deve rispondere con forza: «Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla» (Sal 22,1).

4- Memoria della passione e morte di Cristo Gesù, ovvero la contemplazione dell’amore infinito di Dio. La tentazione di superbia, che spesso alberga nel cuore umano, si infrangerà come un onda di fronte allo spettacolo della passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Satana non potrà sostenere lo sguardo interiore che l’anima rivolge a Colui che è stato trafitto e all’istante si allontanerà, lasciando il cuore e la mente libera dai pensieri di orgoglio.

5- Memoria della nostra morte, ovvero il ricordo del giorno in cui ci troveremo faccia a faccia con il Giudice. Nel momento in cui il nostro misero corpo esalerà l’ultimo respiro, cesserà anche la Misericordia di Dio. Quel Gesù che, come un mendicante aveva bussato ripetutamente alla porta del nostro cuore per potervi prendere dimora, alla fine della nostra vita terrena si ergerà come Giudice.

Questo ricordo deve spronare l’anima a compiere il bene; a mettere a servizio delle anime i talenti ricevuti; a vivere in questo mondo come se non gli appartenesse, perché, ci ricorda san Paolo: «Passa la scena di questo mondo!» (1Co 7,31).

6- Memoria del Paradiso, ovvero la contemplazione della infinita bellezza, della infinita sapienza, della infinità carità di Dio: Uno e Trino.

Il Creatore ha preparato per coloro che perseverano nella Verità, doni di inestimabile valore. Perle preziose di incommensurabile bellezza con cui adornerà il vincitore. La memoria di sì tanta soavità deve spronare l’anima a voler godere dei beni futuri e di non preoccuparsi eccessivamente dei beni terreni. Il salmista ci ricorda che «Gli anni della nostra vita sono settanta, ottanta per i più robusti, ma quasi tutti sono fatica, dolore; passano presto e noi ci dileguiamo» (Sal 89,10). Il ricordo del Paradiso ci aiuti a vivere con pazienza tutte le avversità che il mondo presenta, per poter godere in eterno della bellezza infinita ed eterna.

7- Memoria della Sacra Scrittura. Leggere, meditare, assaporare ciò che Dio ha lasciato scritto ai suoi figli, è segno di grande saggezza e di sicura vittoria nelle tentazioni. Lo stesso Gesù, nelle tentazioni del deserto, rispose al demonio con le parole della Sacra Scrittura dicendo: «Sta scritto».

Santa Caterina raccomanda alle sue consorelle di «non lasciare andare a vuoto le quotidiane lezioni che si leggono in Coro e alla mensa; pensate anche che il Vangelo e le Epistole, che ogni giorno udite nella Messa, siano lettere mandate a voi dal vostro celeste Sposo e con grande e fervente amore riponetele nel vostro cuore».

Istruiti da Santa Caterina da Bologna, che di tentazioni se ne intendeva, visto le sue innumerevoli battaglie contro il maligno, non mi resta che augurarvi… buona battaglia.

Annalisa Colzi

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ICONE SACRE:

I 20 MISTERI DEL ROSARIO

Itinerario orante tra Oriente ed Occidente

Mostra di icone per  mano di Cristina Capella.

 

Chiesa di San Celso 

Comerio (VA)

1-2 ottobre 2016

 

Seguendo lo scorrere del Rosario la mostra espone le icone

dei Misteri Gaudiosi, Luminosi, Dolorosi e Gloriosi .

 

Sabato 1 ottobre: ore 10 -12 e 15-19 ; apertura serale 20-22

Domenica 2 ottobre: ore 9-12 e 15-19

Per informazioni: tel.0332-329904

cristina@mirabileydio.it

http://www.mirabileydio.it

PER INFORMAZIONI

Icone Sacre a Comerio: I 20 MISTERI DEL ROSARIO 1-2-ottobre 2016

ICONE SACRE:I 20 MISTERI DEL ROSARIO

Itinerario orante tra Oriente ed Occidente

Mostra di icone per  mano di Cristina Capella.

Chiesa di San Celso 

Comerio (VA)

1-2 ottobre 2016

 

 

Seguendo lo scorrere del Rosario la mostra espone le icone

dei Misteri Gaudiosi, Luminosi, Dolorosi e Gloriosi .

Sabato 1 ottobre: ore 10 -12 e 15-19 ; apertura serale 20-22

Domenica 2 ottobre: ore 9-12 e 15-19

Per informazioni: tel.0332-329904

cristina@mirabileydio.it

http://www.mirabileydio.it

Prossima Mostra di ICONE SACRE:I 20 MISTERI DEL ROSARIO. 21-29/5/2016 a Vicoforte(CN)

 

Buon giorno,
 segnalo una mostra di Icone Sacre , che sarà allestita  dal 21 al 29 maggio 2016,
nel Santuario della Natività di Maria ,a Vicoforte(CN).

 ICONE SACRE:
I 20 MISTERI DEL ROSARIO
Itinerario orante tra Oriente ed Occidente
Mostra di icone per  mano di Cristina Capella.

Santuario della Natività di Maria,
Piazza Carlo Emanuele I
Vicoforte (CN)
21-29 MAGGIO 2016.

Seguendo lo scorrere del Rosario la mostra espone le icone
dei Misteri Gaudiosi, Luminosi, Dolorosi e Gloriosi .
   
Sabato: 10 -12 e 15-19 (S. Messa  ore 18).
Domenica: 8,30-12 e 15-19 (S. Messe 7,30-9,30-11-16-18).
La mostra resterà chiusa negli orari delle S. Messe .
Giorni feriali: 10 -12 e 15-19.
Per informazioni: tel.0332-329904 / 0174 -565555
cristina@mirabileydio.it

https://www.facebook.com/iconesacremirabile/

https://about.me/cristinacapella
 Cristina Capella
via Giovanni Macchi 126, Varese
21100
tel .:0332329904 

www.mirabileydio.it  

 

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Il mio collage animato

www.kizoa.com_collage_2016-03-16_22-02-01Prossima Mostra di ICONE SACRE:I 20 MISTERI DEL ROSARIO. 21-29/5/2016 a Vicoforte(CN)

COMERIO-ICONE DEI SANTI2015

“Siate misericordiosi,
come è misericordioso il Padre vostro.”(Lc 6,36)
Un anno giubilare con le
ICONE DEI SANTI:
“Il volto della Misericordia”

«La nostra preghiera si estenda anche ai tanti Santi e Beati che hanno fatto della misericordia la loro missione di vita».
(Papa Francesco, Misericordiae Vultus, 24)
Mostra di Icone Sacre per mano di Cristina Capella
Comerio (VA)
Chiesa di San Celso
Domenica 13 dicembre 2015
Orario di apertura: dalle ore 10 – alle 17
Per informazioni: tel.0332-329904
cristina@mirabileydio.it
http://www.mirabileydio.it
sancelsoAppartenente ad un gruppo di chiese edificate nella zona tra il X e l’XI secolo, San Celso resta a testimoniare l’ubicazione del primitivo nucleo urbano del paese. Edificata da maestranze locali rivela nelle sue forme – soprattutto nella torre campanaria – l’intervento dei maestri comacini.
La costruzione che oggi vediamo faceva parte del complesso più ampio dell’Abbazia di San Celso dipendente dall’omonima chiesa dei benedettini a Milano. I monaci, intorno alla metà del 1500 lasciarono il complesso che , dopo essere stato utilizzato come carcere, nel 1700 venne ceduto a famiglie del luogo risparmiando la sola chiesa.
L’edificio è formato da una sola aula di circa 60 metri quadri. La parete nord conserva la traccia di due finestre romaniche sostituite in periodo rinascimentale con due aperture tonde. Sull’abside, decorata con i caratteristici archetti, si aprono tre monofore strombate; la centrale venne tamponata nel 1500 per consentire la realizzazione dell’affresco della Crocefissone coi Santi Celso e Benedetto che ancora si conserva. Il lato ovest presenta una essenziale ed asimmetrica facciata a campana con ingresso centrale sovrastato da lunetta. A ridosso della parete meridionale si alza il campanile

 

 

campanilw
campanile -San Celso

che, al di fuori dell’apertura della cella campanaria, modificata nel 1600, conserva intatto il sapore della decorazione romanica.
Con il decreto n. 2030 del 19 agosto 1922, la chiesa divenne Monumento Nazionale.

Chiesa di San Celso, a Comerio (VA)

2 febbraio: Presentazione del Signore al Tempio

La Presentazione di Gesù al Tempio     

Presentazione del Signore al Tempio (2008) per mano di Cristina Capella  www.mirabileydio.it

La festa è ora posta quaranta giorni( periodo per la purificazione della madre,secondo la tradizione ebraica)  dopo il Natale ,mentre inizialmente era  il 14 febbraio ,40 giorni dall’Epifania , Natale per le Chiese d’ Oriente.

La festa fu introdotta in Occidente nel VII secolo e conosciuta come“Purificazione di Maria”.

Per la liturgia bizantina è Hypapantì, cioè  la festa dell’“Incontro” : tra il Cristo ed il popolo in attesa della salvezza, rappresentato da Simeone ed  Anna; tra l’Antico e il Nuovo Testamento;tra l’uomo e Dio, ed è annoverata tra le feste del Signore.

…Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;

lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.” (Lc 2)

Simeone mosso dallo Spirito Santo (verde:  colore della vita  e della speranza) si è recato al tempio ed è in attesa, come il sacerdote  nel  rito bizantino ,di ricevere il Bambino Gesù, con le mani velate in segno di adorazione.

“Stava già per lasciare questo mondo fallace ,Simeone  ispirato vegliardo.

Qual pargolo a lui fosti dato, ma in te riconobbe il Signore perfetto,

e ammirando stupito l’eterna sapienza, esclamò: Alleluia! .”

(inno Acatisto, XII)

 

Presentazione del Signore al Tempio (2012).per mano di Cristina Capella http://www.mirabileydio.it

Al centro, il ciborio con l’altare della Nuova Alleanza sul quale si perpetua il sacrificio del Signore, indicano nell’Eucaristia, il luogo dell’incontro.

La tenda è il velo del tempio ma anche i lembi del manto del Signore.

Il drappo rosso  sul  tetto  mostra la protezione misericordiosa di Dio che tutto copre.

Maria è collocata  come lampada  davanti all’altare , simbolo del tempio ,poiché Maria è il tempio che ha portato il Cristo . Ella è in atto di porgere  a Simeone il Signore, che siede come su un trono sulle sue braccia.

“Gioisci, Madre di Dio Vergine piena di grazia: da te infatti è sorto il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, che illumina quanti sono nelle tenebre”

(Tropario)

Cristo  benedicente,“Luce per illuminare le genti” ,porta nella  mano sinistra il documento del debito, il chirografo del peccato, quale segno del riscatto per l’umanità.

A sinistra Giuseppe che ha in mano   le colombe per il riscatto ed

assiste muto  alla scena.

Chi  incontra Cristo la Luce delle genti, può affermare di aver trovato la pienezza della vita, la salvezza attesa ed esclamare:

“Ora lascia o Signore che il tuo servo

vada in pace..”

(Lc 2,22-40)

Santa Tecla:23 settembre(24 settembre in rito ambrosiano e in oriente)

Santa Tecla di Iconio

Martire

23(24) settembre

Santa Tecla di Iconio , martire.www.mirabileydio.it

Venerata a Seleucia (la moderna Selefkie in Asia Minore) è la santa, fra le molte che portano questo nome, di cui si posseggono i documenti più antichi e il cui culto ha avuto una diffusione straordinaria sia in Oriente che in Occidente.
Ciò nonostante un destino di oscurità storica copre la sua personalità; la colpa di ciò è del presbitero dell’Asia Minore che, secondo Tertulliano aveva composto per affetto verso San Paolo, un romanzo fantastico sui suoi viaggi e sulla conversione della vergine Tecla a Iconio (Anatolia, Turchia), Questi Acta Pauli et Theclae della fine del II secolo, benché riconosciuti falsi dallo stesso autore, (che per questo fu deposto dall’ufficio) e rifiutati nel Decreto Gelasianum, hanno riempito tutte le successive recensioni sulla vita di Tecla che ci sono giunte.
L’eccessiva leggendarietà del racconto della sua vita, è in contrasto comunque con la citazione della sua esistenza fuor di ogni dubbio espressa dai martirologi antichi e dai monumenti esistenti in ogni epoca.
Commemorata nel Martirologio Geronimiano con la dizione “s. Tecla d’Oriente”, nei sinassari bizantini è citata come “protomartire” al 24 settembre e alla stessa data è iscritta nel Calendario marmoreo napoletano. Innumerevoli menzioni vi sono nei libri liturgici greci e latini come pure nelle opere dei Padri sia orientali che occidentali.
Santuari in suo onore sorsero in tutto il mondo antico perfino in Puglia e Milano, dipinti, statue, ipogei, lapidi, affreschi sono sparsi in tutto il mondo allora conosciuto specie in Spagna e Germania, tutti raffiguranti momenti e simboli del suo leggendario martirio. La si vede quasi sempre con un leone a fianco per la tortura subita con le belve e una colonna con il fuoco alla base, simbolo del suo martirio.
Altra leggenda vuole che la santa vivente negli ultimi anni della sua vita in grotte sotto una collina, all’approssimarsi dei nemici, era penetrata nella roccia che si era rinchiusa su di lei.
Il suo culto fiorì proprio in quella zona presso Seleucia, il cui vescovo Basilio, verso la metà del V sec., scrisse due libri sulla vita e i miracoli di Tecla.

15 agosto : Assunzione della Madre di Dio

La Dormizione:  Il dono della Cintura.

La festa mariana più importante dell’Oriente cristiano, fin dal VI secolo, è la “Dormizione  ed Assunzione della Madre di Dio”.

<<Ti sei addormentata, sì, ma per non morire;

sei assunta ma non smetti di proteggere

il genere umano>>

(Teodoro Studita)

L’icona della Dormizione trae la sua fonte di ispirazione principalmente dai testi degli Apocrifi che riassumono la tradizione dei primi secoli della Chiesa circa il Transito della B.V.M. .

Si di­stinguono nell’evento glorio­so quattro episodi:1)Annunciazione del transito.2)Dormizione.3)Incoronazione  4)Il dono della cintola.

Narra lo Pseudo-Giuseppe d’Arimatea nel “Transito della Beata Maria Vergine” che  San Tommaso  fu trasportato  miracolosamente , dopo gli altri  Apostoli, sul Monte degli Ulivi, dove ricevette da Maria Assunta la cintura, con la quale avevano legato il suo corpo nella sepoltura .

Nella parte superiore dell’icona  è raffigurata la Beata Vergine dentro un clipeo, sorretta dagli Angeli nell’atto di donare la cintura a San Tommaso mentre viene assunta in cielo.

“O Vergine, le aquile ad alto volo del Verbo, rapite sulle ali delle nubi e convenute al Getsemani, acclamarono te che stavi per spiccar il volo verso il cielo” (Giuseppe l’innografo)

La cintura è  la prova dell’Assunzione in cielo della Madre di Dio in anima e corpo e tesa tra cielo e terra, mostra il ruolo di Maria come mediatrice tra Dio e gli uomini.

La devozione alla Madonna della cintola era conosciuta anche a Santa Maria del Monte sopra Varese.

“O Madre di Dio, la terra e i celesti si rallegrano per il tuo trasferimento, avendo ottenuto per tuo mezzo di essere paradossalmente uniti.
O Madre di Dio degna di ogni lode, gli angeli del cielo si sono rallegrati mentre accoglievano te, portata dalla terra.” (Giuseppe l’innografo)

Santa Caterina da Siena: 29 aprile

Santa Caterina da Siena

Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia

29 aprile

Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380

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Ventiquattresima figlia di Jacopo Benincasa, tintore e Lapa di Puccio de’ Piacenti, ebbe una sorella gemella, morta neonata . A sette anni fece voto di verginità . Il suo primo biografo, il beato Raimondo da Capua (1330-1399), confessore di santa Caterina ,poi superiore generale dell’ordine domenicano,narra come la mistica senese abbia intrapreso, fin da bambina, la via della perfezione cristiana:
riducendo cibo e sonno; abolendo la carne; si nutriva di erbe crude, di qualche frutto; utilizzava il cilicio…Proprio ai Domenicani la giovanissima Caterina, si rivolse per rispondere alla vocazione ,ma fu necessario combattere contro le forti reticenze dei genitori .Aveva 12 anni, eppure reagì con forza: si tagliò i capelli, si coprì il capo con un velo e si serro in casa. Risolutivo fu poi ciò che un giorno il padre vide: sorprese una colomba aleggiare sulla figlia in preghiera. Nel 1363 vestì l’abito delle «mantellate»
dal mantello nero sull’abito bianco dei Domenicani); una scelta anomala quella del terz’ordine laicale, al quale aderivano soprattutto donne mature o vedove, che continuavano a vivere nel mondo, ma con emissione dei voti di obbedienza, povertà e castità. Caterina si avvicino alle letture sacre pur essendo analfabeta: ricevette dal Signore il dono di saper leggere e imparo anche a scrivere, ma uso comunque
e spesso il metodo della dettatura.

Al termine del Carnevale del 1367 si compirono le mistiche nozze:
da Gesù riceve un anello adorno di rubini. Fra Cristo, il bene amato sopra ogni altro bene, e Caterina viene a stabilirsi un rapporto di intimità e di intensa comunione, fino allo scambio fisico di cuore.
Cristo ormai vive in lei (Gal 2,20). Fu intensa l’attività caritatevole a vantaggio dei poveri, degli ammalati, dei carcerati e intanto soffre per il mondo, che e in balia della disgregazione e del peccato .
Le lettere, che la mistica osa scrivere al Papa in nome di Dio, sono vere e proprie colate di lava , dove gli appelli alle autorita , sia religiose che civili, sono fermi e intransigenti, ma intrisi di materno sentire.
Una «famiglia spirituale» vive intorno a questa madre che pungola, sostiene, invita, con forza e senza posa, alla Causa di Cristo, facendo anche pressioni, come pacificatrice . Lotte con il demonio, levitazioni, estasi, bilocazioni, colloqui con Cristo, il desiderio di fusione in Lui e la prima morte di puro amore, quando l’amore ebbe la forza della morte e la sua anima fu liberata dalla carne… per un breve spazio di tempo.I temi sui quali Caterina pone attenzione sono: la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, il ritorno della sede pontificia a Roma e la riforma della Chiesa. Passato il periodo della peste a Siena, nel quale non sottrae la sua attenta assistenza, il 1° aprile del 1375, nella
chiesa di Santa Cristina, riceve le stimmate incruente; cerca di dissuadere i capi delle città di Pisa e Lucca dall’aderire alla Lega antipapale . L’anno seguente partì per Avignone, dove giunse il 18 giugno per incontrare Gregorio XI (1330–1378), il quale, persuaso dall’intrepida Caterina, rientro nella città di san Pietro il 17 gennaio 1377. Amando Gesù («O Pazzo d’amore!»), che descrive come un ponte lanciato tra Cielo e terra, Caterina amava i sacerdoti perchè dispensatori, attraverso i Sacramenti e la
Parola, della forza salvifica. L’anima di colei che iniziava le sue cocenti e vivificanti lettere con «Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo», raggiunge la beatitudine il 29 aprile 1380, a 33 anni, gli stessi di Cristo, nel quale si era persa per ritrovare l’autentica essenza.

Beata Caterina Morigi di Pallanza 6 aprile

 

 Beata Caterina Morigi di Pallanza
Beata Caterina Morigi di Pallanza

Beata Caterina Morigi di Pallanza

Nacque a Pallanza (Novara) verso il 1437. Sembra che la sua naturale tendenza alla vita ascetica e religiosa sia stata sviluppata ad opera del famoso predicatore Alberto da Sarteano, francescano, appartenente al convento milanese di Sant’Angelo. Infatti, poco dopo il 1450, si unì ad un gruppo di pie donne, che conducevano vita eremitica nelle grotte del Sacro Monte di Varese, sotto la guida dell’arciprete del santuario mariano di quel luogo. Dopo alterne vicende, Caterina costituì un gruppo stabile di eremite composto di cinque persone e nel 1472-73, per mezzo del duca di Milano, Galeazzo Maria Sforza, chiese a Sisto IV il permesso di condurre vita eremitica, fatta di preghiera e di penitenza, secondo la regola di sant’Agostino e le costituzioni dell’Ordine abbaziale milanese di Sant’Ambrogio ad Nemus, e, inoltre, la facoltà di recitare l’Ufficio divino secondo il rito ambrosiano. Con bolla del 10 novembre 1474 il papa autorizzava l’erezione del monastero secondo i desideri di Caterina e, il 28 settembre 1475, fissati i limiti territoriali del romitaggio, concedeva alle religiose di portare il velo nero come le Clarisse. La comunità iniziò ufficialmente la sua nuova vita il 10 agosto 1476, quando, emessi i voti e ricevuto il velo, le romite elessero come loro prima badessa la beata Caterina, la quale tenne la carica fino alla morte che avvenne il 6 aprile 1478. Le succedette Benedetta da Biumo, una delle sue prime compagne, che redasse la biografia della beata.

Nella Pentecoste dell’anno 1729, il vescovo di Bobbio, a nome del cardinale Benedetto Odescalchi, arcivescovo di Milano, confermò il culto di Caterina da Pallanza e della sua prima compagna, Giuliana Puricelli. Le loro reliquie furono traslate nel vicino santuario mariano, in un oratorio costruito in loro onore e ornato da pitture di A. Busca, ove, ancor oggi, sono venerate. Il 12 settembre 1769, la Sacra Congregazione dei Riti riconobbe il culto ab immemorabili delle due beate e, il 16 settembre dello stesso anno, il papa Clemente XIV lo confermò. La festa liturgica della beata è celebrata il 6 aprile con Ufficio proprio nel monastero, nel santuario del Sacro Monte di Varese, a Pallanza e a Busto Arsizio: quando cade nel corso della Quaresima, è posticipata al 27 aprile.

A Pallanza, nella cappella della chiesa di San Leonardo dedicata a Caterina, è una statua, di modesto artigiano locale, che la rappresenta in atto di adorazione del Crocifisso.

8 FEBBRAIO :San Girolamo Emiliani (Miani)

san Girolamo EmilianiSan Girolamo Emiliani (Miani) Fondatore

 

8 febbraio –

Venezia, 1486 – Somasca di Vercurago, Lecco, 8 febbraio 1537

 

 

Fondatore della Società dei Servi dei poveri (Somaschi), Girolamo Emiliani si dedicò a malati, giovani abbandonati e al riscatto delle prostitute. Nato a Venezia nel 1486, intraprese la carriera militare. Nel 1511, in prigionia, maturò la vocazione, similmente a sant’Ignazio ferito a Pamplona. Consacratosi a Dio nel 1518, si prodigò in una carestia e in un’epidemia di peste a Verona, Brescia, Como e Bergamo. Qui, nel paesino di Somasca, nacque l’ordine di chierici regolari. Essi intuirono il ruolo di promozione sociale delle scuole e ne aprirono di gratuite con un metodo pedagogico innovativo. Il fondatore morì di peste nel 1537, mentre assisteva dei malati. Santo dal 1767, dal 1928 è patrono della gioventù abbandonata

 

San Paolo di Tebe : 10 gennaio

San Paolo di Tebe Eremita

10 gennaio

San Paolo di Tebe Eremita 10 gennaio http://www.mirabileydio.it

Egitto, sec. III-IV

San Paolo di Tebe è onorato come il primo abitante del deserto e primo eremita cristiano. Visse la sua ascesi in Egitto, nella regione della Tebaide, fino alla morte nell’anno 341, all’età di 113 anni. Subito dopo la sua nascita al cielo molti vollero imitarne la vita, riempiendo il deserto e creando veri e propri centri monastici, per questo condivide con sant’Antonio il grande il titolo di padre del monachesimo. Ciò che conosciamo di lui lo dobbiamo alla penna di san Girolamo.

 Paolo, giovane cristiano egizio di ricca famiglia e molto colto, è costretto a lasciare la città per il deserto, in quanto denunciato come cristiano da familiari desiderosi di entrare in possesso del suo patrimonio, durante la persecuzione degli imperatori romani Decio e Valeriano.

Paolo si rifugiò nelle montagne del deserto dove trovò rifugio in una grotta accanto ad una sorgente d’acqua e un albero di palma. Dalla palma traeva le foglie che intrecciava per fare il suo abito e i datteri con cui si nutrì fino all’età di 43 anni, quando un corvo cominciò a portargli ogni giorno un pezzo di pane.

All’avvicinarsi della sua morte ricevette la visita di sant’Antonio  detto l’abate per essere stato il primo responsabile di una comunità di monaci, cioè un cenobio. A costui Paolo espresse il desiderio di essere sepolto avvolto nel mantello che Antonio aveva ricevuto in dono dal vescovo Atanasio. La sua richiesta fu accolta e Antonio lo fece seppellire avvolto in questo mantello, in una fossa scavata, sempre secondo la Vita geronimiana, da due leoni, nei pressi della grotta dove aveva vissuto

  Nel XII secolo le reliquie del santo furono trasferite dall’Egitto a Costantinopoli e poste nel monastero della Madre di Dio Peribleptos. In seguito alle crociate furono trafugate a Venezia, e infine portate a Ofa in Ungheria. Parte della sua testa si trova a Roma.

La Chiesa Ortodossa ne fa memoria il 15 gennaio, la Chiesa Copta il 2 di Amshir, i Romano-Cattolici il 10 gennaio.

Ispirato dallo Spirito, sei stato il primo ad abitare nel deserto emulando lo zelante Elia;

 come colui che imitava gli angeli, fosti reso noto al mondo, da sant’Antonio il Grande.

Paolo giusto, prega Cristo Dio che ci conceda la sua grande misericordia.

(Tropario. Tono III)

Maria Santissima Madre di Dio 1 gennaio

Maria Santissima Madre di Dio
Maria Santissima Madre di Dio

 

 Nell’ottava del Natale del Signore e nel giorno della sua Circoncisione, solennità della santa Madre di Dio, Maria: i Padri del Concilio di Efeso l’acclamarono Theotókos, perché da lei il Verbo prese la carne e il Figlio di Dio abitò in mezzo agli uomini, principe della pace, a cui fu dato il Nome che è al di sopra di ogni nome.

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