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2 febbraio: Presentazione del Signore al Tempio

Presentazione al Tempio di Gesù
ICONA DELLA Presentazione al Tempio di Gesù

La Presentazione di Gesù al Tempio     

2 febbraio

Presentazione del Signore al Tempio (2008) per mano di Cristina Capella  www.mirabileydio.it

La festa è ora posta quaranta giorni( periodo per la purificazione della madre,secondo la tradizione ebraica)  dopo il Natale ,mentre inizialmente era  il 14 febbraio ,40 giorni dall’Epifania , Natale per le Chiese d’ Oriente.

La festa fu introdotta in Occidente nel VII secolo e conosciuta come“Purificazione di Maria”.

Per la liturgia bizantina è Hypapantì, cioè  la festa dell’“Incontro” : tra il Cristo ed il popolo in attesa della salvezza, rappresentato da Simeone ed  Anna; tra l’Antico e il Nuovo Testamento;tra l’uomo e Dio, ed è annoverata tra le feste del Signore.

…Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;

lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore.” (Lc 2)

Simeone mosso dallo Spirito Santo (verde:  colore della vita  e della speranza) si è recato al tempio ed è in attesa, come il sacerdote  nel  rito bizantino ,di ricevere il Bambino Gesù, con le mani velate in segno di adorazione.

“Stava già per lasciare questo mondo fallace ,Simeone  ispirato vegliardo.

Qual pargolo a lui fosti dato, ma in te riconobbe il Signore perfetto,

e ammirando stupito l’eterna sapienza, esclamò: Alleluia! .”

(inno Acatisto, XII)

 

Presentazione del Signore al Tempio (2012).per mano di Cristina Capella http://www.mirabileydio.it

Al centro, il ciborio con l’altare della Nuova Alleanza sul quale si perpetua il sacrificio del Signore, indicano nell’Eucaristia, il luogo dell’incontro.

La tenda è il velo del tempio ma anche i lembi del manto del Signore.

Il drappo rosso  sul  tetto  mostra la protezione misericordiosa di Dio che tutto copre.

Maria è collocata  come lampada  davanti all’altare , simbolo del tempio ,poiché Maria è il tempio che ha portato il Cristo . Ella è in atto di porgere  a Simeone il Signore, che siede come su un trono sulle sue braccia.

“Gioisci, Madre di Dio Vergine piena di grazia: da te infatti è sorto il sole di giustizia, Cristo Dio nostro, che illumina quanti sono nelle tenebre”

(Tropario)

Cristo  benedicente,“Luce per illuminare le genti” ,porta nella  mano sinistra il documento del debito, il chirografo del peccato, quale segno del riscatto per l’umanità.

A sinistra Giuseppe che ha in mano   le colombe per il riscatto ed

assiste muto  alla scena.

Chi  incontra Cristo la Luce delle genti, può affermare di aver trovato la pienezza della vita, la salvezza attesa ed esclamare:

“Ora lascia o Signore che il tuo servo

vada in pace..”

(Lc 2,22-40)

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Santa Caterina da Siena: 29 aprile

Santa Caterina da Siena

Vergine e dottore della Chiesa, patrona d’Italia

29 aprile

Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380

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Ventiquattresima figlia di Jacopo Benincasa, tintore e Lapa di Puccio de’ Piacenti, ebbe una sorella gemella, morta neonata . A sette anni fece voto di verginità . Il suo primo biografo, il beato Raimondo da Capua (1330-1399), confessore di santa Caterina ,poi superiore generale dell’ordine domenicano,narra come la mistica senese abbia intrapreso, fin da bambina, la via della perfezione cristiana:
riducendo cibo e sonno; abolendo la carne; si nutriva di erbe crude, di qualche frutto; utilizzava il cilicio…Proprio ai Domenicani la giovanissima Caterina, si rivolse per rispondere alla vocazione ,ma fu necessario combattere contro le forti reticenze dei genitori .Aveva 12 anni, eppure reagì con forza: si tagliò i capelli, si coprì il capo con un velo e si serro in casa. Risolutivo fu poi ciò che un giorno il padre vide: sorprese una colomba aleggiare sulla figlia in preghiera. Nel 1363 vestì l’abito delle «mantellate»
dal mantello nero sull’abito bianco dei Domenicani); una scelta anomala quella del terz’ordine laicale, al quale aderivano soprattutto donne mature o vedove, che continuavano a vivere nel mondo, ma con emissione dei voti di obbedienza, povertà e castità. Caterina si avvicino alle letture sacre pur essendo analfabeta: ricevette dal Signore il dono di saper leggere e imparo anche a scrivere, ma uso comunque
e spesso il metodo della dettatura.

Al termine del Carnevale del 1367 si compirono le mistiche nozze:
da Gesù riceve un anello adorno di rubini. Fra Cristo, il bene amato sopra ogni altro bene, e Caterina viene a stabilirsi un rapporto di intimità e di intensa comunione, fino allo scambio fisico di cuore.
Cristo ormai vive in lei (Gal 2,20). Fu intensa l’attività caritatevole a vantaggio dei poveri, degli ammalati, dei carcerati e intanto soffre per il mondo, che e in balia della disgregazione e del peccato .
Le lettere, che la mistica osa scrivere al Papa in nome di Dio, sono vere e proprie colate di lava , dove gli appelli alle autorita , sia religiose che civili, sono fermi e intransigenti, ma intrisi di materno sentire.
Una «famiglia spirituale» vive intorno a questa madre che pungola, sostiene, invita, con forza e senza posa, alla Causa di Cristo, facendo anche pressioni, come pacificatrice . Lotte con il demonio, levitazioni, estasi, bilocazioni, colloqui con Cristo, il desiderio di fusione in Lui e la prima morte di puro amore, quando l’amore ebbe la forza della morte e la sua anima fu liberata dalla carne… per un breve spazio di tempo.I temi sui quali Caterina pone attenzione sono: la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, il ritorno della sede pontificia a Roma e la riforma della Chiesa. Passato il periodo della peste a Siena, nel quale non sottrae la sua attenta assistenza, il 1° aprile del 1375, nella
chiesa di Santa Cristina, riceve le stimmate incruente; cerca di dissuadere i capi delle città di Pisa e Lucca dall’aderire alla Lega antipapale . L’anno seguente partì per Avignone, dove giunse il 18 giugno per incontrare Gregorio XI (1330–1378), il quale, persuaso dall’intrepida Caterina, rientro nella città di san Pietro il 17 gennaio 1377. Amando Gesù («O Pazzo d’amore!»), che descrive come un ponte lanciato tra Cielo e terra, Caterina amava i sacerdoti perchè dispensatori, attraverso i Sacramenti e la
Parola, della forza salvifica. L’anima di colei che iniziava le sue cocenti e vivificanti lettere con «Io Catarina, serva e schiava de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo», raggiunge la beatitudine il 29 aprile 1380, a 33 anni, gli stessi di Cristo, nel quale si era persa per ritrovare l’autentica essenza.

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Santa Elisabetta Madre di Giovanni Battista:23 settembre

Sant’ Elisabetta Madre di Giovanni Battista

23 settembre

 

 Sant' Elisabetta Madre di Giovanni Battista
Sant’ Elisabetta Madre di Giovanni Battista

Commemorazione dei santi Zaccaria ed Elisabetta, genitori di san Giovanni Battista, Precursore del Signore. Elisabetta, accogliendo in casa sua Maria, sua parente, piena di Spirito Santo, salutò la Madre del Signore benedetta tra le donne; Zaccaria, sacerdote, pieno di spirito profetico, alla nascita del figlio, lodò Dio redentore e predisse il prossimo avvento di Cristo, che verrà dall ’alto come sole che sorge.

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Santa Valeria :28 aprile

Santa Valeria (III secolo), venerata come santa e martire

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Icona Santa Valeria Martire-per mano di Cristina Capella

fu la moglie di San Vitale e madre dei santi Gervasio e Protasio.
Di origine milanese le fonti storiche fanno risalire la nascita intorno al III secolo. Il marito, Vitale, ufficiale dell’esercito, venne ucciso e martirizzato nella città di Ravenna. Valeria, durante il viaggio di rientro a Milano con la salma del marito, venne catturata da una banda di briganti pagani. Obbligata ad adorare il loro dio, abiurando il Dio cristiano, si rifiutò, venendo per questo percossa a morte.

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Santa Laura di Cordova Martire:19 ottobre

Santa Laura di Cordova Martire

icona di santa Laura martire di Cordova .Per mano di Cristina Capella. http://www.mirabileydio.it

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19 ottobre

Sec. IX

Sarebbe stata una monaca del monastero di Santa Maria di Cuteclara, vicino Cordova in Spagna, di cui nell’856 divenne badessa. Nel «Martyrologium hispanicum» si narra che durante l’occupazione musulmana rifiutò di abiurare la propria fede cristiana: condotta davanti ad un giudice islamico, fu processata e condannata a morire in un bagno di pece bollente. Dopo tre ore di atroci dolori, diede la sua anima a Dio. Era l’anno 864. A dispetto delle scarne notizie che si sanno, il culto per la martire Laura ebbe grande espansione e il suo nome è molto diffuso in tutta Europa. Molti studiosi fanno derivare Laura dal latino «laurus», cioè alloro, pianta sacra ad Apollo e simbolo di sapienza e gloria. Ai tempi dei romani comunque era più facile trovare Laurentia che Laura. Il significato lo si fa risalire al serto di alloro con cui venivano incoronati i vincitori di varie gare. Nei secoli successivi, con il serto sulla testa, si sono raffigurati i poeti e i sapienti. Ancora oggi chi completa il ciclo di studi è detto «laureato»

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Dedicazione di Santa Maria Maggiore:5 Agosto

ICONA SALUS POPULI ROMANI(2010) per mano di Cristina Capella

Dedicazione di Santa Maria Maggiore:5 Agosto

Nel IV secolo, sotto il pontificato di papa Liberio (352-366), un nobile e ricco patrizio romano di nome Giovanni, insieme alla sua altrettanto ricca e nobile moglie, non avendo figli decisero di offrire i loro beni alla Santa Vergine, per la costruzione di una chiesa a lei dedicata.
La Madonna gradì il loro desiderio e apparve in sogno ai coniugi la notte fra il 4 e il 5 agosto, tempo di gran caldo a Roma, indicando con un miracolo il luogo dove doveva sorgere la chiesa.
Infatti la mattina dopo, i coniugi romani si recarono da papa Liberio a raccontare il sogno fatto da entrambi, anche il papa aveva fatto lo stesso sogno e quindi si recò sul luogo indicato, il colle Esquilino e lo trovò coperto di neve, in piena estate romana.
Il pontefice tracciò il perimetro della nuova chiesa, seguendo la superficie del terreno innevato e fece costruire il tempio a spese dei nobili coniugi.
Questa la tradizione, anche se essa non è comprovata da nessun documento; la chiesa fu detta ‘Liberiana’ dal nome del pontefice, ma dal popolo fu chiamata anche “ad Nives”, della Neve.
L’antica chiesa fu poi abbattuta al tempo di Sisto III (432-440) il quale in ricordo del Concilio di Efeso (431) dove si era solennemente decretata la Maternità Divina di Maria, volle edificare a Roma una basilica più grande in onore della Vergine, utilizzando anche il materiale di recupero della precedente chiesa.
In quel periodo a Roma nessuna chiesa o basilica raggiungeva la sontuosità del nuovo tempio, né l’imponenza e maestosità; qualche decennio dopo, le fu dato il titolo di Basilica di S. Maria Maggiore, per indicare la sua preminenza su tutte le chiese dedicate alla Madonna.
Nei secoli successivi la basilica ebbe vari interventi di restauro strutturali e artistici, fino a giungere, dal 1750 nelle forme architettoniche che oggi ammiriamo.
Dal 1568 la denominazione ufficiale della festa liturgica della Madonna della Neve, è stata modificata nel termine “Dedicazione di Santa Maria Maggiore” con celebrazione rimasta al 5 agosto.

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La Visitazione di Maria ad Elisabetta :31 maggio

icona della Visitazione 2014 .(20 x 25 cm)

Dopo l’annuncio dell’Angelo, Maria si mette subito in viaggio, per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio.  La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignità di Madre di Dio, la sua fede nella parola divina e la santificazione del precursore, che esulta di gioia nel seno della madre. Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista.

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Santa Rita da Cascia: 22 maggio

Santa Rita da Cascia   

22 maggio

icona di Santa Rita da Cascia (per mano di Cristina Capella)
icona di Santa Rita da Cascia (per mano di Cristina Capella)

La tradizione ci racconta che, portata alla vita religiosa, fu data in sposa ad un uomo   violento che, convertito da lei , venne in seguito ucciso per una vendetta. I due figli giurarono di vendicarlo e Rita, non riuscendo a dissuaderli, pregò Dio  di farli piuttosto morire. Quando ciò si verificò, Rita si ritirò nel locale monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena. Qui condusse una santa vita con una particolare spiritualità in cui veniva privilegiata la Passione di Cristo. Durante un’estasi ricevette una speciale stigmate sulla fronte, che le rimase fino alla morte. Negli ultimi quattro anni si cibava così poco, che forse la Comunione eucaristica era il suo unico sostentamento e fu costretta a restare coricata sul suo giaciglio.
E in questa fase finale della sua vita, avvenne un altro prodigio, ricevette la visita di una parente, alla quale domandò una rosa dall’orto della sua casa di Roccaporena, ma essendo pieno inverno era impossibile ma Rita insisté.
Tornata a Roccaporena la parente si recò nell’orticello e in mezzo ad un rosaio, vide una bella rosa sbocciata, stupita, la colse e la portò da Rita a Cascia, la quale ringraziando la consegnò alle consorelle.
Così la santa vedova, madre, suora, divenne la santa della ‘Spina’ e la santa della ‘Rosa’, segno che tutto è possibile a chi ha fede in Cristo e per questo nel giorno della sua festa vengono benedette le rose e distribuite ai fedeli.
Il 22 maggio 1447, Rita si spense; il corpo fu poi riposto in un sarcofago ligneo, opera di Cesco Barbari, un falegname di Cascia, devoto risanato per intercessione della santa.
Sul sarcofago sono vari dipinti di Antonio da Norcia (1457) e sul coperchio è dipinta la santa in abito agostiniano, stesa nel sonno della morte.
La sua esistenza di moglie di madre cristiana, segnata dal dolore e dalle miserie umane, è ancora oggi un esempio.

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Beate Caterina Morigi di Pallanza e Giuliana Puricelli da Busto Arsizio :27 Aprile

         

Beate Caterina e Giuliana

27 aprile

Caterina, nata a Pallanza agli inizi del secolo XV, fu educata a Milano.

Il 24 aprile 1452 salì all’eremo del Sacro Monte, dove trascorse una vita di penitenza sorretta dalla contemplazione dell’” amoroso Christo crocifixo”.

La giornata di Caterina si consumava nella prolungata e commossa lettura della parola di Dio:

“Ogni giorno Caterina recitava il Passio di S. Giovanni e lo diceva con tanto fervore, devozione e lacrime che noi stimavamo che lo Spirito Santo glie lo avesse insegnato”.

Caterina vedeva lo Sposo Crocifisso e sofferente nella Sua umanità e desiderava condividerne la passione per la salvezza della sua anima e del mondo intero; nella sua prolungata meditazione non si fermava al mistero della passione di Cristo ma con gli occhi del cuore :

vedeva il suo Salvatore in cielo tra i cori degli angeli e ne gioiva così intensamente da dimenticare ogni altra cosa“.

Morì il 6 aprile 1478 lasciando il testamento della carità e dell’obbedienza alla volontà di Dio.

Il 14 ottobre 1454 raggiunse Caterina nell’eremo del Sacro Monte, Giuliana, nata nei pressi di Busto Verghera nel 1427.

Giuliana era un’anima umile, forse analfabeta e quindi pregava in modo semplice e, non sapendo affrontare le meditazioni delle Sacre Scritture, ripeteva infinite volte l’Ave Maria e il Padre Nostro, sempre con gioia.

Era così affabile, pura e allegra che si mostrava a tutti con un viso angelico.

Dopo una vita consumata nelle incessanti preghiere alla Madonna, Giuliana ebbe il privilegio di contemplare la Vergine in un tripudio di angeli.

Morì nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 1501 nella solennità dell’Assunzione.

Il Monastero delle Romite Ambrosiane, sotto la Regola di S. Agostino, gode della protezione particolare dell’Arcangelo S. Michele.

Beata Caterina e Beata Giuliana,

il vostro aiuto ci sostenga affinché vi possiamo imitare

nell’amore della contemplazione e nella sequela del Cristo Crocifisso.

Pregate perché crescano in noi la santa pazienza,

la continua perseveranza e la confidenza nella bontà di Dio.

Cedete a noi quei doni che voi stesse lasciaste quale vostro testamento:

che abbiamo carità e amore gli uni per gli altri

e che sempre cerchiamo di vivere secondo la volontà di Dio.

 

(2014 )Beate Caterina e Giuliana :  Romite Ambrosiane

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Beate Caterina e Giuliana

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Santa Maria di Cleofa :24 aprile

Santa Maria di Cleofa

Icona delle pie donne(mirofore) al sepolcro(www.mirabileydio.it)

24 aprile

sec. I

Moglie di Cleopa (poi volgarizzato in Cleofa) . I suoi figli furono chiamati “fratelli” di Gesù,, termine semitico, che indicava anche i cugini. Ella è conosciuta anche come Maria Jacobi, poiché è considerata la madre di Giacomo, detto il Minore, che poi fu vescovo di Gerusalemme. Faceva parte del gruppo che seguivano il Signore per tutta la Galilea e S. Giovanni ce la presenta fra il coro delle “pie donne”, con la SS. Vergine e con Maria di Magdala, ai piedi di Gesù in croce. Maria di Cleofa  si recò con le altre donne al sepolcro e poté constatare la risurrezione di Gesù.