I SANTI MAGI:24 LUGLIO

Adorazione Magi 2014

Santi Magi d’Oriente Adoratori di Gesù Bambino

24 luglio

Persia, I secolo

Si celebra il 24 luglio la memoria della traslazione delle reliquie dei tre Magi d’Oriente adoratori di Cristo da Milano a Colonia in Germania, avvenuta nel 1162 per volere di Federico I Barbarossa. Nel 1247, visto il grande culto instauratosi, papa Innocenzo IV concesse speciali indulgenze per i pellegrini. Il racconto evangelico di Matteo della loro venuta a Betlemme nei secoli successivi ha acceso la curiosità dintorno a queste figure. Matteo indica nella parola «magi» una categoria di persone pie e venerabili; probabilmente costituivano una casta sacerdotale o di sapienti e studiosi di astrologia. È incerto il numero di tre (numero allusivo della Santissima Trinità e rappresentanti delle tre età dell’uomo) così come il tempo della loro adorazione. I nomi comparvero in un manoscritto di Parigi del secolo VII, essi erano Bithisarea, Melchior, Gathaspa; il prete cronista Agnello, nel secolo IX scrisse che i Magi si chiamavano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, nomi divenuti poi comuni in Occidente

Adorazione dei Magi

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San Tommaso Apostolo :3 luglio

Icona dell'incredulità di Tommaso (2014)
Icona dell’incredulità di Tommaso (2014)

tommaso-ass.

 San Tommaso Apostolo

3 luglio

Maria Assunta in Cielo consegna Cintura a San Tommaso

Palestina – India meridionale (?), primo secolo dell’èra cristiana

Chiamato da Gesù tra i Dodici. Si presenta al capitolo 11 di Giovanni quando il Maestro decide di tornare in Giudea per andare a Betania, dove è morto il suo amico Lazzaro. I discepoli temono i rischi, ma Gesù ha deciso: si va. E qui si fa sentire la voce di Tommaso, obbediente e pessimistica: «Andiamo anche noi a morire con lui», deciso a non abbandonare Gesù. Facciamo torto a Tommaso ricordando solo il suo momento famoso di incredulità. Lui è ben altro che un seguace tiepido. Ma credere non gli è facile, e non vuol fingere che lo sia. Dice le sue difficoltà, si mostra com’è, ci somiglia, ci aiuta. Dopo la morte del Signore, sentendo parlare di risurrezione «solo da loro», esige di toccare con mano. Quando però, otto giorni dopo, Gesù viene e lo invita a controllare esclamerà: «Mio Signore e mio Dio!», come nessuno finora aveva mai fatto. A metà del VI secolo, un mercante egiziano scrive di aver trovato nell’India meridionale gruppi inaspettati di cristiani e di aver saputo che il Vangelo fu portato ai loro avi da Tommaso apostolo.

Sono passati nove anni e Tommaso  è diventato uno degli Apostoli più intrepidi, portando il Vangelo ai confini della Persia e in India. Secondo la  tradizione che ci è arrivata, lui era in una di queste lontane regioni quando  ricevette un messaggio da San Pietro, secondo la quale lui doveva ritornare al più presto a Gerusalemme perché Maria, la Madonna, stava per  lasciarli e voleva  dire addio a tutti. Tommaso però  era arrivò in ritardo. La Madre di Dio era già salita al cielo.

San Tommaso, ancora una volta guidato dallo scetticismo era dubbioso  sull’Assunzione della Madre di Dio e  chiese a San Pietro che aprisse la sepoltura per poter confermare con i propri occhi quello che era accaduto. Realizzato il suo desiderio, verificò che la sepoltura era piena soltanto di gigli e rose. Proprio in quel momento, alzando gli occhi al cielo, Tommaso vide Nostra Signora della Gloria, che gli  lanciava la cintura   come  simbolo di protezione e benedizione  .

Sant’Enrico Imperatore:13 luglio

Sant’ Enrico II Imperatore13 luglio973 – Bamberga, Germania, 13 luglio 1024
Enrico II è un esempio di rettitudine nell’arte del governare: per questo oltre che santo è patrono delle teste coronate. Nato nel 973 vicino a Bamberga, in Baviera, crebbe in un ambiente cristiano. Il fratello Bruno divenne vescovo di Augsburg (Augusta), una sorella si fece monaca e l’altra sposò un futuro santo, il re d’Ungheria Stefano. Enrico venne educato prima dai canonici di Hildesheim e, in seguito, dal vescovo di Regensburg (Ratisbona), san Wolfgang. Si preparò così all’esercizio del potere, cosa che avvenne dapprima quando divenne Duca di Baviera, e poi nel 1014 quando ” già re di Germania e d’Italia ” Papa Benedetto VIII, lo incoronò a guida del Sacro Romano Impero. Tra i consiglieri ebbe Odilone, abate di Cluny, centro di riforma della Chiesa. Fu lui a sollecitare l’introduzione del Credo nella Messa domenicale.  Sant’Enrico , che imperatore dei Romani, si adoperò insieme alla moglie santa Cunegonda per rinnovare la vita della Chiesa e propagare la fede di Cristo in tutta l’Europa; mosso da zelo missionario, istituì molte sedi episcopali e fondò monasteri. A Grona vicino a Göttingen in Germania Enrico morì nel 1024.

Sant’ Enrico Imperatore(www.mirabileydio.it)

sant’Enrico Imperatore(2013)

Sant’Anna(26 luglio)

Sant’Anna e Maria Bambina (2006)

S.ANNA E MARIA BAMBINA

Sant'Anna e B.V.Maria Bambina
Icona di Sant’Anna e B.V.Maria Bambina (www.mirabileydio.it)
Anna viene invocata quale “theopromitor” ( ava di Dio ).
La cooperazione di Anna all’incarnazione del Verbo,tramite la propria figlia,era molto sentita nella Chiesa antica e ciò spiega la grande venerazione in Oriente ed in Occidente,dove le Chiese a Lei dedicate sono innumerevoli.
Secondo la tradizione apocrifa,tramandata dal Protovangelo di Giacomo,Anna ebbe la figlia Maria dietro speciale intervento Divino.
Nata Maria,i genitori la tennero in casa fino all’età di tre anni,per poi condurLa al Tempio in adempimento alla loro promessa.
Secondo la tradizione ,Anna morì all’età di 69 anni,preceduta dal marito,all’ottantesimo. Maria doveva allora avere l’età di 11 anni e vivere ancora nel tempio.
Nella simbologia dell’icona la raffigurazione di Maria bambina come persona adulta è presagio della Sua eccezionale vocazione. I gesti delle mani sono significativi : con la mano destra regge un fiore che tende alla madre e con la sinistra lo indica.Il fiore è lo stesso Gesù . “Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici”.(Is 11,1).
“Vite ricca di tralci è germogliata da Anna,
ed è sbocciato un grappolo di dolcezza,sorgente di nettare
che zampilla nella vita eterna per i nati dalla terra.
Gioacchino ed Anna seminarono per loro stessi secondo
giustizia e raccolsero un frutto di vita.”
( S.Giovanni Damasceno )

UFFICIO LETTURE

San Giacomo (25 luglio)

 San Giacomo il Maggiore Apostolo (25 luglio )

Martire a Gerusalemme nel 42 d.C. Detto il Maggiore (per distinguerlo dall’omonimo apostolo detto il Minore), Giacomo figlio di Zebedeo e Maria Sàlome e fratello dall’apostolo Giovanni Evangelista, nacque a Betsàida. Fu presente ai principali miracoli del Signore (Mc 5,37), alla Trasfigurazione di Gesù sul Tabor (Mt 17,1.) e al Getsemani alla vigilia della Passione. Pronto e impetuoso di carattere, come il fratello, con lui viene soprannominato da Gesù «Boànerghes» (figli del tuono) (Mc 3,17; Lc 9,52-56). Primo tra gli apostoli, fu martirizzato con la decapitazione in Gerusalemme verso l’anno 43/44 per ordine di Erode Agrippa. Il sepolcro contenente le sue spoglie, traslate da Gerusalemme dopo il martirio, sarebbe stato scoperto al tempo di Carlomagno, nel 814. La tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi medioevali, tanto che il luogo prese il nome di Santiago (da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago) e nel 1075 fu iniziata la costruzione della grandiosa basilica a lui dedicata. Etimologia: Giacomo = che segue Dio, dall’ebraico Emblema: Conchiglia, elmo,S.Mandilyon

San Giacomo di Zebedeo

icona di San Giacomo

Icona del Profeta Daniele(21 luglio)www.mirabileydio.it

S. Daniele Profeta
L’ icona del Profeta Daniele (www.mirabileydio.it)
San Daniele Profeta www.mirabileydio.it
                             21 luglio 

Daniele, l’ultimo dei quattro profeti detti maggiori, giudeo, nato probabilmente a Gerusalemme da famiglia nobile, forse imparentata coi re di Giuda, fu deportato a Babilonia da Nabucodonosor, insieme con altri giovani dello stesso rango sociale, nell’anno terzo o quarto di Ioakin, re di Giuda, cioè il 606-605 a.C.
A Babilonia fu scelto con altri tre giovani nobili giudei (Anania, Azaria e Misaele) per essere ammesso, dopo una conveniente preparazione di tre anni nella lingua e negli usi dei Caldei, alla corte del re, per assolvere incarichi ufficiali onorifici. Secondo l’uso, fu loro cambiato il nome: a Daniele, che poteva avere allora dai quindici ai venti anni, si diede quello di Baltassar. Con i suoi compagni fu presentato al re al quale fece ottima impressione, non solo per la sua prestanza fisica (conservata malgrado l’astinenza dal vino, dalla carne, e da altri cibi prelibati che gli venivano offerti dalla mensa del re e che egli, per amore della Legge, gentilmente rifiutava), ma soprattutto per le doti di spirito che in lui il re poté ammirare quando, avendolo esaminato, trovò scienza e intelligenza dieci volte superiori a quelle di tutti i suoi magi e indovini (Dan. 1, 20). Ammesso pertanto alla corte, dopo che ebbe dato saggi non equivocabili, anzi, sbalorditivi, della sua rettitudine, fu fatto principe di Babilonia e prefetto su tutti i sapienti del regno; dietro sua richiesta, anche i compagni (Anania, Azaria e Misaele) ebbero posti onorevoli e cariche di responsabilità nella provincia, mentre egli rimaneva a palazzo presso il re (Dan. 2, 46-49).
Il primo saggio della sua probità e saggezza sembra sia stato dato da Daniele nella causa di Susanna: ella fu sottratta alla morte a cui era stata ingiustamente condannata, e la sentenza si ritorse contro i due giudici disonesti dopo che essi erano stati convinti pubblicamente da Daniele della loro falsa testimonianza contro l’innocente. Daniele è presentato in questo episodio in giovane età (Dan. 13, 45), circostanza che rende tanto più ammirevole la sua maturità di giudizio, in contrasto con la fatuità e corruzione dei due giudici anziani. Come questo suo intervento nel caso di Susanna gli acquistò fama presso il suo popolo, cioè gli esuli giudei, il cui numero era nel frattempo aumentato con la seconda deportazione del 598, così l’interpretazione del sogno di Nabucodonosor sulla grande statua plurimetallica, abbattuta dalla piccola pietra staccatasi dal monte, lo rese celebre tra i babilonesi e onorato della piena fiducia del re tra i principi della corte. Il Dio d’Israele è glorificato come Dio sommo, che solo ha la sapienza delle cose occulte e la comunica ai suoi servi fedeli, come Daniele (Dan. 2, 47).
Era l’anno dodicesimo di Nabucodonosor (=593), quando Daniele, allora tra i ventisette e i trent’anni, si affermò quale oracolo di Dio, favorito dalla scienza dei segreti, superiore di gran lunga a quella di tutti i magi, indovini, saggi e caldei di Babilonia. Egli non fu coinvolto nell’accusa dei babilonesi mossa contro i suoi tre compagni, Anania, Misaele e Azaria, per non aver voluto adorare la statua del re, ma la pena della fornace ardente, loro inflitta, dovette affliggerlo grandemente, vedendo che quello stesso ufficio onorifico di prefetto della provincia di Babilonia, concesso loro dal re per sua mediazione (Dan. 2, 49), era stato occasione di disgrazia: tuttavia l’esito felice di quella prova mutò la tristezza in gaudio e poiché i suoi compagni, scampati al fuoco, riebbero le loro cariche (Dan. 3, 97), il Dio di Israele fu riconosciuto con regio decreto come l’unico Dio vero, capace di salvare coloro che credono in lui (Dan. 3, 96).
Pochi anni dopo Daniele interpretò un altro sogno di Nabucodonosor, quello del grande albero rigoglioso, abbattuto e reciso, che risorse dalle radici con la magnificenza di prima. Daniele, chiamato dal re, gli spiegò il senso di quel sogno, invano cercato dai sapienti: l’albero è simbolo dello stesso re, che per la sua superbia sarà privato della gloria regia e ridotto allo stato umiliante di una bestia fino a che non riconoscerà che l’Altissimo detiene il dominio sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole (Dan. 4, 21 sg.). Per mitigare alquanto questo annunzio così severo e terrificante Daniele, da buon amico, consiglia al re di procacciarsi la divina clemenza con opere buone e con la pietà verso i poveri (Dan. 4, 24).
Nuova prova dello spirito di sapienza ricevuto da Dio la diede Daniele nello svelare il senso delle enigmatiche parole Mane’ Thecel, Phares nella cena di Baltassar, il quale nella lunga assenza di suo padre Nabonide, ne teneva le veci a Babilonia: questa cena di gala con tutti i principi e dignitari di corte, con le mogli e concubine, era un affronto alla religione dei giudei, in quanto in essa si faceva uso dei vasi sacri del Tempio di Gerusalemme. L’orgia si arrestò, però, alla vista della mano misteriosa che scriveva sul muro segni ignoti. I sapienti, magi e indovini, chiamati dal re, non furono capaci di decifrare la scrittura. Allora, su consiglio della regina, fu introdotto Daniele, che dopo aver rifiutato i sommi onori e i regali che il re gli prometteva, lesse e interpretò le fatidiche parole, che contenevano la sentenza di Dio sulla fine di Baltassar e del suo impero, sentenza che si compì quella stessa notte, subentrando l’impero persiano a quello babilonese (538).
Le visioni profetiche, sia quelle coi tratti apocalittici di bestie simboliche, raffiguranti i diversi regni della terra fino all’avvento del Regno di Dio (cap . 7-8), il cui tempo è approssimativamente indicato (cap. 9), sia quelle che, senza simboli, parlano direttamente degli stessi regni e dei loro re, senza però nominarli (cap . 10-11), e quella ultima che annunzia la fine dei tempi (cap 12), sono tutte messe in bocca a Daniele che parla in prima persona e riceve da un angelo (Gabriele) la spiegazione delle visioni avute.
Per muovere Dio a clemenza, Daniele affligge se stesso col digiuno. indossa gli abiti di penitenza e confessa i peccáti suoi e quelli del popolo, riconoscendo la giustizia di Dio in tutto quel che si patisce. Implora misericordia, pregando Dio di affrettare il suo aiuto, per amore del suo santuario, che da tanto tempo è desolato, e per riguardo a se stesso, fedele alle sue promesse. In risposta alla sua accorata preghiera, Dio gli manda l’angelo Gabriele con un messaggio di consolazione.
Daniele, sopravvissuto al crollo dell’impero neo-babilonese (539-38), vide ancora i primi anni del nuovo impero persiano: la sua ultima visione è datata dall’anno terzo di Ciro (536), quando egli, nato verso il 620, era già più che ottantenne. I Greci, presso i quali la festa è al 17 dicembre, lo ricordano insieme con altri santi dell’Antico Testamento la domenica precedente al Natale.

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20 luglio:S.Profeta Elia(www.mirabileydio.it)

 

Profeta Elia 2009
Profeta Elia 2009 per mano di Cristina Capella
icona S. Elia 2003
Profeta Elia 2003

Nativo di Galaad ,in Transgiordania,Elia operò come profeta nel decennio 860-850 a.C.,sotto il regno di Acab e della regina Gezabele.(1 Re 17-19)

Dopo aver predetto la carestia ,Elia si rifugia nel deserto ,per comando del Signore:<<Vattene di qui ,dirigiti verso oriente;nasconditi presso il torrente

Cherit,che è a oriente del Giordano.Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo>>

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Sant’Adriano papa: 8 LUGLIO

SANT’ADRIANO III Papa(www.mirabileydio.it)

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8 LUGLIO

Nacque a Roma. Fu Papa dall’884 all’885(anno delle morte).

Sembra sia stato in buoni rapporti con l’imperatore Carlo il Grosso e con quello d’oriente Basilio.

Fu sempre disponibile nei suoi interventi a favore di vari monasteri.

Invitato da Carlo il Grosso ,che non aveva figli,decise di recarsi alla dieta di Worms,a portare il suo contributo alla discussione sulla successione imperiale(estate 885),

ma morì durante il viaggio

ed è sepolto presso il monastero della Nonantola presso Modena.

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